• Biografia
  • rubriche
  • scrivimi
  • Oliviero Beha
     
    Home > rubriche > Indietro Savoia > Radici. l’aquila di cemento: un reportage imperd...
    07
    lug.
    2010

    Radici. l’aquila di cemento: un reportage imperdibile

    Condividi su:   Stampa

    Una tragedia in parte annunciata e poi una serie di vergogne: questo è stato ed è il terremoto dell’Aquila dell’aprile 2009. Solo che non se ne parla, perlomeno non in tv, non alla radio o troppo poco, saltuariamente sui giornali. Certo, c’è internet, e se volete conoscerne la “vera storia” potete andare sul sito site (www.site.it). Mi saprete dire. Nel frattempo mentre scrivo si stanno organizzando dal capoluogo dalle ali spezzate 36 autobus e molti trasporti privati per manifestare domattina (oggi, ndr) di fronte a Montecitorio. Sono aquilani “e basta”, non c’entra lo schieramento politico anche se, come è evidente, l’interlocutore è il Governo...

    Del resto chi è andato all’Aquila a tenere Consigli dei Ministri, a organizzare G8, a fare show continui? Domenica scorsa ero a Ripe San Ginesio, un delizioso borgo antico nei verdi delle Marche, tra valli e convalli rinascimentali, in cima a un panoramico cucuzzolo: c’era “Borgo Futuro”, una serie di incontri sulla sostenibilità declinata in varie situazioni e con diversi contesti concettuali.

    Chi scrive ha ovviamente parlato di informazione “inquinata e insostenibile”, ma chi mi segue qui o altrove specie nei libri sa bene (temo) come la pensi. Invece è dell’Aquila che vi vorrei parlare. Ho visto un reportage televisivo girato da un gruppo di aquilani con autore e regista un giovane, Luca Cococcetta, al quale chi fosse interessato al discorso che sto per fare può scrivere a questo indirizzo e-mail: lucacococcetta@gmail.com.

    Un reportage imperdibile, che andrebbe commentato in prima serata tv e che invece ovviamente non ha diritto di cittadinanza se non in occasioni come “Borgo Futuro” o simili. Oppure via web. Per questo calorosamente vi invito a contattare Luca e a cercare di vedere questo filmato. Illuminante. Qualcosa ovviamente sapevo, al di là della tragedia e della facciata informativa.

    In “Dopo di Lui il diluvio” parlo del cosiddetto “popolo delle carriole” per dare un’idea letterale e insieme metaforica del Paese terremotato che siamo e del bisogno che “ognuno spinga la sua carriola personale” collegandola a quella degli altri. Di destra come di sinistra. Si chiede ai cittadini di essere persone e alle persone di essere cittadini, null’altro, e scusate se è poco…

    Tra l’altro viene fuori dal reportage, intitolato Radici. L’Aquila di cemento, che non si ha nessuna intenzione di favorire e sveltire la rimozione di macerie e detriti perché altrimenti emergerebbe di fronte alla ricostruzione dell’Aquila e del suo centro storico l’amara verità: i soldi non ci sono, o non ci sono mai stati, o sono finiti altrove. La “cricca degli sciacalli” non è l’invenzione di un pazzo peggio se comunista, ma un’associazione per delinquere oggetto di indagine della magistratura.

    E arriva in alto, la “cricca”, non è roba per sciamannati. Gli sciamannati cioè i terremotati gli sfollati gli strumentalizzati che manifesteranno domani a Roma ci parlano nel reportage della cittadella di cemento ricostruita lontano dall’Aquila, con tutti gli effetti perversi di polverizzazione della socialità e dei legami relazionali che una città rappresenta.

    Con la motivazione di erigere con tempi e modalità “belliche” qualcosa per i disgraziati inizialmente da “mandare al mare” secondo il Premier, e grazie alla stragrande maggioranza di stampa “embedded” in quest’opera di mistificazione, si è costruita una colata di cemento assai costosa. Al metro quadro, circa 2800 euro contro la spesa di 800/1000 a metro quadro dei container di ultima generazione che sistemati vicino alla città colpita non avrebbero avuto problemi di fogne, viabilità, allacci di elettricità,gas ecc., come invece hanno.

    Ma si voleva spezzare la memoria, che è la ricchezza di una comunità, e per far questo non si è badato a spese, salvo appunto ora dover misconoscere che non ci sono i soldi per ricostruire il centro dell’Aquila e le parti in abbandono che pur non essendo terremotate stanno precipitando nell’incuria, completando l’opera delle scosse. E di quest’operazione di cemento che certo non farà più volare l’Aquila né la sua storia, chi se ne è occupato?

    Ma la protezione civile, chi altri? Non è stata edificata la cittadella secondo dettami di chi dovrebbe far tutt’altro e invece in base a “indicazioni di provvisorietà durevole” ha fatto piazzare le piastre di cemento che sono le nuove “radici” aquilane, secondo Bertolaso e company? Ce n’è abbastanza per parlare “finalmente” di che cosa è stato il dopo-terremoto, che coinvolge nella teoria e nella pratica che ad esso ha presieduto non solo l’Aquila ma la gestione di tutto il Paese?

    Questioni di memoria, di rispetto, di senso del futuro per una collettività martoriata sulla quale si è maramaldeggiato. Vogliamo parlarne? Volete discuterne ? Volete vedere questo filmato? State sicuri che vi riguarda, che ci riguarda tutti.

    Fonte: notizie.tiscali.it, 6 luglio 2010

    Argomenti:
     commenti
    Commenti
    0

    Lascia un Commento

    L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

     
    Newsletter
    Resta sempre aggiornato sulle novità del sito di Oliviero Beha
    * Questo campo è obbligatorio
    Facebook