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    04
    ago.
    2010

    Il gran buffet della politica balneare

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    Nel Paese in cui un italiano su due quest’estate non va in vacanza. Nel Paese in cui praticamente tutti i dati sul lavoro, il precariato e la disoccupazione sono preoccupanti. Nel Paese in cui non si vede un barlume di futuro per le nuove generazioni (anche se abbiamo fiducia sul loro “rinascimento biologico”, in attesa di quello culturale).Nel Paese in cui si parla quasi solo di calcio che è però in bancarotta, in cui falliscono i club peggio dei 10 piccoli indiani di Agatha Christie e i tifosi si picchiano già alle prime amichevoli. Nel Paese in cui tutti fanno finta di non sapere che nei locali alla moda è un tripudio di consumo di cocaina, come accade del resto alle fasce meno abbienti della società italiana (cap. ”Padri e figli in polvere. Bianca”, del mio ultimo Dopo di Lui il diluvio), muratori e camionisti compresi...

    Beh, in questo Paese la politica affronta la realtà solo dal punto di vista del suo vantaggio immediato. Chi è più forte, Berlusconi o Fini? Quanti deputati (o senatori) entrano in transumanza tra i due gruppi parlamentari? Che farà il centro di Casini e il centrino (ricamato) di Rutelli? E la Lega, la Lega vuole le elezioni per il federalismo fiscale o vuole il federalismo fiscale per le elezioni? E Bersani, che fa Bersani oltre a concludere in simpatico “piacentino” tutti i suoi discorsi sul “così non si può andare avanti”?Mi fermo qui, senza citare neppure Vendola che cerca la “lotta” delle primarie per continuare la sua carriera politica (come è ovvio: ma in un Paese ridotto così non credete che la carriera personale abbia dei doveri particolari?), oppure Di Pietro che “evidenzia una crescita nei sondaggi” o Grillo che da locale passa a nazionale col Movimento a 5 Stelle in un firmamento politico buio, troppo buio.Il problema è che la situazione politica è una specie di buffet, davanti al quale il denaro e il potere non vanno mai in vacanza: ognuno cerca di prendere dal tavolo quello che gli conviene o quello che può, che riesce ad afferrare sgomitando. Ma non c’è alcun programma, da nessuna parte, non c’è alcun dolore per la situazione del Paese, c’è solo una spartizione di pani e di pesci che ogni tanto cristologicamente o magicamente o truffaldinamente moltiplica le poltrone.Sembrano automi di fronte al buffet, tutti quanti, se si ricostruisce la storia e la cronaca politica di ognuno. Non c’è nessuno senza cadevari nell’armadio, grandi o piccoli, polverosi o ben conservati, e chi è senza armadio non può entrare nella sala del buffet. Si aggiunga che la vera preoccupazione dei peones alla prima legislatura, cioè la pensione che scatta dopo 30 mesi di Parlamento, è già stata cronologicamente sconfitta e si avrà l’idea di che cosa siamo diventati. Quelli del buffet e noi che non reagiamo e nella vita quotidiana ci adattiamo ai pessimi esempi che vengono dall’alto.Una volta c’erano i governi balneari di Andreotti e soci, che in molti rimpiangono. Adesso, dopo che solo il Gran Silvio ha portato in porto nei 16 anni di cosiddetto “maggioritario” una legislatura intiera, quella dal 2001 al 2006, e invece è caduto prima Prodi, poi D’Alema e ancora Prodi e adesso può cadere “perfino” Berlusconi garantito al voto del 2008 da una maggioranza semibulgara, adesso siamo al buffet balneare della politica e del denaro. Venghino, venghino, tra una “caprese” e un “crudo di pesce”. Davvero un gran passo avanti, ma verso il baratro. Balneare oppure no. notizie.tiscali.it, 03 agosto 2010

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    Manzella Francesco .
    Gentile Sig. Beha, siamo giunti non alla frutta bensì all'ammazzacaffè, l'epilogo più logico sarebbe quello di dar voce agli elettori anche se prima bisognerebbe riformare la legge elettorale, reintroducendo le preferenze. Tuttavia, credo che il Terzo Polo sia un buon punto di ripartenza, anche se non deve ridursi ad una sommatoria algebrica tra alte personalità vere o presunte, bensì ad una nuo9va visione della società pilotata da una politica che si adoperi per la realizzazione del bene comune di tutti noi, e non per appagare lo spirito famelico oramai impossessatosi dei politici o forse è una qualità innata che si deve possedere per far politica. No riesco ad essere pessimista fino a questo punto, altrimenti avrei gettato la spugna.

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