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    18
    ago.
    2010

    Onore a napolitano per il quale ‘le parole sono pietre’

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    Una volta, ormai più di trent’anni fa, Alberto Moravia sostenne in una pubblica controversia che “le parole erano pietre”: si era nella tremenda stagione del terrorismo, che non si combatterà mai abbastanza anche nella memoria, in sé e per i danni che ne abbiamo pagato successivamente (ancora oggi?). Capire o cercare di capire – e di sapere - è un conto, giustificare in qualche modo è tutt’altra, colpevole storia.Di sicuro in politica “le parole sono cose” e rimandano ai comportamenti e ai “decreti attuativi quotidiani” delle parole stesse. E’ un modo per onorare il Presidente Napolitano, che, semplicemente, ha ridato alle parole un significato. Quando dice che quello che lui sostiene sull’eventualità di una crisi, di uno scioglimento o meno delle Camere, di un governo “altro” di transizione oppure no, della responsabilità nella vicenda (in qualunque direzione si sviluppi) di pertinenza del Presidente della Repubblica, si sente rispondere dal deputato x più o meno (più…) insufflato dal Presidente del Consiglio che così “si viola la Costituzione”...

    E può rispondere in tre modi:1) Con il silenzio, come se fossero cose di poca importanza o meglio come se le parole non fossero cose, e non lo fossero in momenti topici come questo;2) Rimanendo allo stesso livello di “cazzeggio”, di “dico/non dico”, di parole “leggere”, che non sono cose insomma, che fanno parte della scia di una politica politicante/esercente che da un pezzo non parla più di cose ma fa solo parole sulle parole e solitamente “di nascosto” affari su affari;3) Prendere la cosa, cioè la parola (nel caso il riferimento alla Costituzione) “seriamente”, come se chi parla fosse una persona seria, dando così magari “immeritatamente” serietà a tutto il coté.Ebbene, onore a Napolitano per aver scelto questa terza ipotesi, per aver trattato in politica e anche o specialmente in “questa” malatissima politica (non equivocate ad arte, tutta la politica o quella che oggi definiamo tale, a destra come a sinistra, al governo come all’opposizione) le “parole” da “cose”. Semplicemente, ha obiettato che se viola la Costituzione per lui ci può essere materialmente la richiesta di “impeachment”, termine inglese che vi è noto per il caso Nixon, negli Usa, “scaricato” dopo il Watergate. Sbaglio io? Bene, dimostratelo e pagherò io.Non c’è bisogno che ricordi qui che a Napolitano, primo cittadino eletto al Colle da “questa” stessa politica politicante/esercente, non ho fatto né in articoli né in libri sconti di alcun genere. Un caso per tutti, riportato anche nell’ultimo “Dopo di Lui il diluvio”: quando attaccò

    da Presidente sì ma anche Presidente del CSM (nonché Capo dell’Esercito…) il gip Clementina Forleo che nell’estate del 2007 aveva tentato di interrogare oltre a Cicu, Comincioli e Luigi Grillo, del centro-destra, anche D’Alema, Fassino e Latorre del centro-sinistra allora al governo, per la storiaccia delle intercettazioni sulle scalate bancarie incrociate.Fu una cosa a mio avviso molto grave, di cui non parlò nessuno o quasi perche tutti o quasi coinvolti. Dovetti scriverlo in tempo reale sul sito Dagospia, citando testimonianze dell’ex magistrato ed ex senatore Imposimato e raccogliendo smentite istantanee dal Quirinale. Il Quirinale contro Dagospia, bel titolo e bella partita, nevvero? Quindi oggi, con grande rispetto e soddisfazione di cittadino italiano, onoro Napolitano. Riempire di cose e di comportamenti il guscio vuoto delle parole: è l’unica strada, Presidente. notizie.tiscali.it, 17 agosto 2010

    Postato da Editor1
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    Manzella Francesco .
    Concordo in pieno, nel caso specifico il Presidente si è comportato in maniera inappuntabile.

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