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    20
    ago.
    2010

    Cossiga era uomo e politico di grande spessore, ma per lui solo salmi gloriosi?

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    “Italiani siate seri” è una famosa frase attribuita a Giuseppe Garibaldi nell’ultima fase della sua vita. Pare che non fosse proprio così, che fosse invece qualcosa tipo “Romani siate seri” detto in un teatro della Capitale dall’Eroe dei Due Mondi e poi trasferito nella memoria collettiva su scala nazionale. Materia per una ricerchina di navigatori di buona volontà. Gli stessi che si sono opposti sul web alla canonizzazione di Francesco Cossiga, da cui, ora che è spero serenamente sepolto a Sassari con esequie private su sua richiesta dopo tanto palcoscenico pubblico, politico, istituzionale, forse possiamo suggerire qualche deduzione. Con calma, gesso e ovviamente tutto il rispetto dovuto allo spessore intellettuale e culturale dell’uomo, che sprizzava sagacia e acume da tutti i pori. Peccato che forse la valutazione andrebbe data soprattutto sul politico Cossiga, e sul rapporto con i cittadini elettori di una (forse ormai solo sedicente) democrazia...

    Notavo altrove come la morte del Presidente Emerito, “Gattosardo” per D’Agostino di lui molto amico e adepto, sia stata davvero prematura: per lui, per i suoi amici e i suoi estimatori, per l’acutezza della sua mente e il suo macroscopico cursus honorum. Ma anche assai (troppo…) prematura per noi, che al di là del prevedibile parce sepulto al cubo, rimaniamo con il dubbio: sapeva tutto o molto sull’anamnesi di quest’Italia del secondo dopoguerra e dei suoi misteri, e non ci ha detto un tubo? Oppure sapeva meno di quel che dava a vedere e allora forse al di là degli “Enrico IV” pirandelliani e della serpentina della sua depressione in memoriam citati da Scalfari e da Amato (Giuliano) c’è stata per anni “millanteria mediatica”? In entrambi i casi, da che cosa si evince che è stato “un grande uomo di Stato” ?E se per un caso che naturalmente non mi auguro (non sono Franti…) morissero tutti insieme “all’unisono” i protagonisti di Prima e Seconda Repubblica, santificheremmo in esequie monstre l’intiera classe politica di ieri e di oggi? Ma dunque la colpa di come è ridotto il Paese di chi è? Sempre dei sudditi, sempre nostra, sempre di chi non ha avuto responsabilità di governo o di opposizione ad alcun livello? E meno male che non tutti i giornali e in ispecie appunto il “popolo della Rete” hanno partecipato all’epigrafe tripudiante del potere facendo uso invece della facoltà critica, procedimento che se vogliamo è assai più rispettoso della figura del defunto che la macchinale batteria di salmi gloriosi. E interessati. E autoreferenziali.Ce ne sarebbe forse abbastanza per tenere alto il tiro dell’attenzione nei confronti di Cossiga, prima che l’oblio celi la sua statura e con essa la discutibilità della sua statura. Sapete come accade un po’ dovunque, ma in particolare in questo Paese di lotofagi, di mangiatori di loto e stenditori di oblio: magari uno ne fa di tutti i colori, poi la morte “cristianamente” o sub-cristianamente o spesso solo ipocritamente confeziona il cellophane della Grande Pietà che rende tutti migliori, quindi c’è una sepoltura a colpi di grancassa e poi, una volta nella cassa, finisce tutto, memoria compresa.Ovviamente non sto parlando specificamente del Presidente Emerito appena scomparso, il cui funerale tra l’altro è sfuggito alla “meccanica” di questo iter. Dico un po’ di tutti, e mi faccio domande su tutti. Compreso Cossiga, “picconatore” o “esternatore”, conservatore di segreti, sempre sibillino e mai chiaro. Ma perché si portano tutti e sempre i loro segreti/misteri nella tomba? Serviranno da documento di identità post-mortem, alla dogana del Signore o di chi troveremo, se ci sarà una dogana? Non sarebbe più logico anche nell’ultimo definitivo viaggio ascoltare i consigli dei viaggiatori professionisti (cfr. la citazione all’inizio de “Il the nel deserto”) che esorta a “viaggiare leggeri”? C’entra in tutto ciò il richiamo alla serietà degli italiani ? Vedete voi, non vi voglio influenzare…notizie.tiscali.it, 20 agosto 2010

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