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    26
    ago.
    2010

    “in un’epoca di rigurgiti fascisti…”

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    "...il fascismo sembra venire da Marte, o da Saturno" A proposito di “parole” e di “pietre”, mi è stato fatto notare che prima di Alberto Moravia già Carlo Levi aveva usato l’espressione “le parole sono pietre”, da me citata nel titolo dell’ultimo articolo dedicato a Napolitano e all’ipotesi di “impeachment” autoconvocata se davvero stesse violando la Costituzione (cosa che almeno per il momento non è, anzi è il contrario). D’accordo, ma a parte il fatto che risalendo nel tempo credo si possa facilmente trovare qualche altra primogenitura ad una formula insieme così forte, chiara e inequivocabile, il punto era ed è la sostanza, il significato. Ricominciamo a dare il loro significato alle parole, sia parlate che scritte. Forse vorrebbe dire che stiamo ricominciando a rispettarle, e a rispettare il pensiero da cui derivano o dovrebbero derivare.

    Prendiamo per buona la “grammatica generativa” di Noam Chomsky secondo cui si pensa per parole. Dunque, andrebbe o dovrebbe andare tutto di conseguenza. Penso, dico o scrivo la parola pensata, ma le do il suo significato autentico, senza barare o bluffare. Fin qui so già che l’urlo oceanico si leva dal web: che palle !!! Ma che vuole questo? Insegnarci a pensare, a parlare? Ma chi è e chi si crede di essere? Ecc. ecc…. Facciamo un esempiuccio per tornare dalla teoria alla pratica, come del resto ho tentato di fare con il discorso sul Presidente della Repubblica in carica. Ero a un incontro di Cortina, recentemente, nella kermesse culturale ormai da tempo organizzata con successo e clamori da una coppia, i Cisnetto, che prevede un lui giornalista di fama e una lei logisticamente valentissima. Il tema era “Che cosa c’è dietro l’angolo”, a discuterne oltre chi scrive con un libro che non cito anche colleghi come Cangini, che ha raccolto le memorie di Cossiga, un politico come Cirino Pomicino per la cosiddetta Prima Repubblica, Giovanni Valentini, biografia professionale di gran peso (Espresso, la Repubblica ma come giornale ecc.), nonché il condirettore del Giornale, Alessandro Sallusti. La faccio corta.
     
    Sallusti, in un’intemerata contro Fini il Cesare Borgia ( non è espressione sua…) di Berlusconi, ha spicciamente risolto la questione dicendo che il leader di Futuro & Libertà ha truffato i suoi elettori, che era come se “avesse dato al fascismo della puttana rinnegando quindi la madre” e automaticamente qualificandolo come “figlio di puttana” e altre espressioni forti del genere. Troppo facile obiettare (come è stato ovviamente fatto) che trattavasi del cofondatore del Pdl, non di un viandante, e quindi che forse le persone vanno conosciute e pesate non cambiando bilancia secondo il momento e la convenienza. Absit anche almeno in questa sede sulle camere, la Camera, la cucina le case, le contraddizioni, le bugie ecc. Anche perché è difficile che Berlusconi possa dar lezioni in questo scivoloso campo, giudiziario o paragiudiziario.
     
    Il punto è un altro. Sallusti ha evocato il fascismo. Ma solo per attaccare a sprangate mediatiche Fini. A me invece piacerebbe sapere perché Fini ha cambiato idea sul fascismo, e se davvero e quando l’ha cambiata. In profondità. In un’intervista della seconda metà degli anni ‘90 in tv (privata) gli chiesi perché ritenesse “Mussolini un grande statista”. C’erano fior di polemiche sulla sua dichiarazione dell’epoca, ma non una domanda sul “perché”, forse quella vera, cruciale. Venne fuori, per esclusione e faticosamente, che lo era stato – secondo Gianfranco allora con Alleanza Nazionale dopo la svolta di Fiuggi alleato del Berlusca ma non del Bossi secessionista – perché “aveva puntato sulle corporazioni”. Capirai…
     
    Poco, tanto? Comunque qualcosa su cui almeno discutere. Su cui ancora non si discute o non si discute abbastanza in un’epoca di rigurgiti fascisti almeno mediatici in cui il fascismo sembra sempre venire da Marte, o da Saturno…. Come del resto mi aspetterei a vent’anni e più dalla svolta della Bolognina un’analisi del perché si era o si è ancora comunisti, dov’era l’errore, come era rimediabile, se sono ancora buone le domande all’origine del comunismo e naturalmente forse a maggior ragione del socialismo, perché sì, perché no, eccetera.Le parole sarebbero di nuovo pietre, invece che sputi. E forse capendo qualcosa di più del passato potremmo ragionare finalmente del presente con qualche briciola di onestà intellettuale e magari “addirittura” prefigurare un futuro, o qualcosa di equivalente a questa “parola-pietra” che come un boomerang invece ci torna addosso ogni qualvolta la lanciamo. Così, alla pecorara…
     
    di Oliviero Beha per Tiscali Notizie

    http://notizie.tiscali.it/oliviero-beha/

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