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    08
    set.
    2010

    Roma capoccia anche in borsa, ma ora la partita è per l’acquisto della squadra

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    Salgono in Borsa le azioni della Roma in vendita… è notizia di ora, mentre leggete, ma era notizia anche di due mesi fa, precisamente del 7 luglio, quando la stampa la riportava in termini analoghi: Giampaolo Angelucci, della nota prosapia di imprenditori della sanità con svariati interessi anche nell’editoria forse per risanarla forse no, sta per comprare la Roma, di cui diventerà presidente in luogo della Sensi, per 200 milioni di euro...(continu)

    Eppure è notizia anche di quattro giorni fa che il fondo sovrano di Abu Dabi, l’emirato il cui reggente fa da cerniera a tutti gli altri emirati, un fondo di nome Aabar che in romanesco avrebbe certamente vita da sogno, si sarebbe (è) incontrato a Londra con l’advisor di Unicredit Banca, proprietaria ad oggi della Roma, cioè i Rothschild. Qui i denari da investire sarebbero 180 milioni, ergo se le cifre fossero vere venderei agli Angelucci per qualche spicciolo in più.Ma tutto questo dovrebbe accadere dopo che si sarà formata la Newco Roma, la società vendibile oppure oggetto d’asta tra compratori che controllerà la A.S.Roma. Immagino che tutto ciò interessi tantissimo ai tifosi romanisti e ben poco agli altri. Parlo dunque agli altri.L’Emiro di Abu Dabi, il signor Mansur, lo stesso che possiede il Manchester City e infinite proprietà grazie al petrolio e ormai ad un’attività finanziaria e di import/export da capogiro, è già dentro Unicredit nella sostanza per una quota importante, all’incirca del 5 per cento. Se volesse potrebbe percorrere la strada interna e rappattumare la Roma in fretta, senza tante storie e neppure tante contrattazioni, visto l’Everest di dollari che possiede.Perché non lo fa, visto che è da molto che si parla di questo interessamento arabo per la Roma ex Losi e oggi Totti e domani (forse) De Rossi? La Roma capoccia, che per la capitale è più che una squadra di calcio, è la “fede” di cui si ciancia da sempre, è un valore metacalcistico, sociale, politico, culturalpopolare assoluto anche senza stare a intervistare D’Alema e la sua sciarpa giallorossa a Montecitorio? Assai più dell’identificazione del Milan e dei daneé con Berlusconi e Milano, da un certo punto di vista simbolico, antropologico, storico via…Proprio per questo insieme sintetico di motivi: vi pare che il gestore laico e il gestore confessionale del Cupolone avrebbero piacere dell’avvento dei petrodollari da un lato e dell’Islam dall’altro? Altro che moschee, con lo stadio allo sceicco. Alemanno penserebbe e magari direbbe che sono arrivati i barbari, sia pure sub specie delicata, il Vescovo di Roma con cadenza tedesca manifesterebbe il suo disappunto sia pure nelle forme consentite dalla diplomazia vaticana. E lo stesso calcio italiano avrebbe paura di venir arabizzato (visto com’è ridotto, sarebbe peraltro difficile farlo peggiorare…).Dunque a naso arriveranno gli Angelucci, e tutto si tranquillizzerà. Ci mancherà il coté da “Mille e una notte”, ma rimarrà sempre il bugiardino farmaceutico di sana e robusta costituzione capitolina. Alemanno non vedrà in giro più turbanti del solito né al Campidoglio né ai Fori, e in Vaticano continueranno a pensare all’Allah guerriero, sì, ma a distanza di (quasi) sicurezza. E pecunia non olet, a oriente come ad occidente, finché ce n’è.notizie.tiscali.it, 7 settembre 2010

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