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    15
    set.
    2010

    Prostituzione e politica

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    Stracquadanio ci dice in che Paese viviamo e che classe dirigente abbiamo Il Presidente della Repubblica si è appena chiesto, con ironia anglo-napoletana, che fine abbia fatto la legge-bavaglio, o legge sulle intercettazioni (da ridurre/proibire), che avrebbe dato una botta forse decisiva alla libertà di informazione per ridicola che sia oggi da noi. Binario morto, gli è stato risposto. Ma nel frattempo pare che la compagnia attorale che recita sul palcoscenico del nostro Paese, in politica come nel resto, non abbia più freni inibitori. Parla, parla, parla, senza bisogno di intercettarla perché lo fa in pubblico contribuendo pesantemente a rendere esplicita l’idea che della politica e del resto si ha oggi in quest’Italia disgraziata.

    Prendiamo un caso per tutti, il più recente ad horas. L’on. Giorgio Stracquadanio (on. sta per onorevole ma anche per onomatopeico), non nuovo a sortite straordinarie quali per esempio una in una trasmissione di Rai Tre, mesi fa, in cui sulle stragi anni ’90 e precedenti e il libro “Intrigo internazionale” ne disse di bellissime, oppure quando accusò Dario Fo di voler far saltare in aria il Ministro Bondi come al tramonto del franchismo venne catapultato oltre i palazzi in auto a Madrid l’ammiraglio Carrero Blanco, l’on. del Predellino dicevo ha parlato di prostitute e politica. Ammetto che il tema mi intriga assai, ovviamente sul piano antropologico e culturale: cinque anni fa, a Stracquadanio ancora in erba e a Berlusconi già in piena forma anche da questo punto di vista, scrissi il pamphlet per BUR “Crescete & prostituitevi”, sottotitolo “In una Repubblica fondata sul denaro l’Italia di Berlusconi e di una sinistra in riparazione manda ai giovani un pessimo messaggio”. Dovessi rifare quel sottotitolo ora, cambierei riparazione con rottamazione. E basta.
     
    Ma che dice Stracquadanio sulle sue colleghe in Parlamento o al Governo? Dice quello che pensa, una specie di “parla come mangi” o come fai altre cose improntate ai bisogni primari. Rispondendo a una deputata, Angela Napoli, finiana di Futuro e Libertà, che non “aveva escluso” che per fare carriera parlamentare alcune colleghe potessero essersi in qualche modo, artigianalmente oppure no, prostituite, Stracquadanio è stato chiaro: ”E’ assolutamente legittimo che per fare carriera ognuno di noi utilizzi quello che ha: dire il contrario è stupido moralismo”. Quindi se anche si appurasse qualche traffico di questo genere nel loro passato, dovrebbero rimanere ben salde nelle cariche elettive o nei seggi parlamentari se “funzionano” politicamente. Perché parli solo al femminile, poi… Comunque: dunque, se hai cervello, il cervello, se hai cuore, il cuore, se hai un apparato femminile ragguardevole di sopra e di sotto quello, se sei dotato di proboscide meglio se alla Rocco Siffredi, la proboscide, se vanti un didietro callipigio il didietro, e via così…
     
    Stracquadanio ha, come gli accade spesso senza volere e in un altro senso, totalmente ragione: ci sta dicendo in che Paese viviamo e che classe dirigente abbiamo, e in essa lo specifico della carriera politica. E se appena lo si volesse prendere sul serio, il ragionamento andrebbe mirato sulla prostituzione non solo dietro a un cespuglio (nel caso, cfr. la montagna di intercettazioni degli ultimi due anni, direi piuttosto in qualche luogo “patrizio” e non così plebeo…), quindi del corpo, ma forse addirittura sopratutto della mente, dei sentimenti, della dignità, di un paese avviato all’ impero più infimo, a partire dalla compagnia che recita a teatro davanti a noi ripresa televisamente una “piece” in cui tutto è lecito. O, come direbbe lo Stracqua, “assolutamente legittimo”.
     
    Messaggio formidabile per l’etica del singolo e della collettività. Pensate, questo agli animali non capita, non esiste uno scambio in natura di questo tipo, perlomeno non mi risultano studi per cui la leonessa si prostituisca per fare carriera vicino al re della foresta. Ma giustamente Stracquadanio ci ricorda che non ci sono più regole, in questo feroce far west. E nessuno ha avuto bisogno di intercettarlo. Coraggio, la prostituzione made in Italy potrebbe dare in tutti i sensi una grossissima spinta al Pil tricolore.
     
    di Oliviero Beha, per Tiscali Newshttp://notizie.tiscali.it/oliviero-beha/

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