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    29
    set.
    2010

    Per qualche platano in meno: un mondo in frantumi

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    C'è una famosa poesia di Bertold Brecht, che predicava benissimo e a volte non razzolava altrettanto bene, intitolata “A quelli nati dopo di noi”, di cui cito qualche verso particolarmente calzante per i nostri stupidi giorni: “…Che tempi sono questi in cuiUn discorso sugli alberi è quasi un reatoPerché comprende il tacere su così tanti crimini!Quello lì che sta tranquillamente attraversando la stradaForse non è più raggiungibile per i suoi amiciChe soffrono?...”Che tempi sono questi in cui il debito pubblico italiano continua a decollare e la Ue ce ne chiede conto? In cui c’è un tutti contro tutti nella classe dirigente del paese che dopo aver fatto sempre e soltanto i propri affari mascherandoli sempre meno da “interessi nazionali” o “spirito di servizio istituzionale” ormai ha sbracato totalmente? Ha sbracato nelle accuse, nelle volgarità, nelle bugie, nell’impresentabilità più totale? Che tempi sono questi in cui Bossi forte della debolezza incapace e truffaldina della “vecchia politica” in cui si è ormai inserito perfettamente e della “nuova azienda politica” con la quale patteggia questo mondo e quell’altro, Bossi dicevo apre bocca, offende chiunque e gli dà fiato?...(continua)

    E lo fa perché un Montezemolo qualunque, la cui biografia andrebbe studiata nelle scuole per capire l’Italia a cavallo tra il XX sec. e il nuovo millennio, lo accusa di non aver fatto politicamente altro che danni (mentre lui…)? In cui il centrosinistra sembra una nuvoletta da cartone animato e Berlusconi e Fini cercano il livello più basso di compromesso per evitare i processi del primo e lo sputtanamento del secondo? In cui l’Italia debole, cioè ormai tanta parte d’Italia, si sta sfaldando e gli “happy few” con potere e denaro impazzano? In cui arrestano una persona specchiata come il Presidente del Parco delle 5 Terre, Franco Bonanini, ostaggio di invidie e veleni locali, neanche si trattasse di un capoclan dei Casalesi? E così facendo, nelle modalità di un arresto (di un uomo che tra l’altro vive precario con un fegato trapiantato) che vanno ben al di là di qualunque dato di cronaca, provocano un alone nero all’idea di giustizia di qualunque cittadino che conosca lì luoghi e amministratori ? Eccetera eccetera…In questi tempi posso anch’io come Brecht infinitesimale parlare di alberi per condividere anche con un solo lettore la mia desolazione spirituale? Posso raccontarvi di Viale di Tor di Quinto, ormai da trent’anni al centro di Roma dopo tanta campagna, con Tiri a Volo, caserme, impianti sportivi, Gran Teatri e una volta molte ma molte mignotte ai lati, reso umano sebbene la cementificazione ossessiva a un passo dal Tevere quasi solo da filari di platani che riscaldavano il cuore e un abbozzo di natura o di nostalgia della stessa? Posso descrivervi ora questo Viale decapitato, raso nei suoi capelli verdi, con i cippi che sembrano lapidi sulla nostra vita insieme? Erano malati, hanno detto, “malati dentro” quasi fosse una metafora della società che ancora li teneva in vita.A guardarne i resti ancora visibili non sembrerebbe. Hanno sbagliato, hanno detto i più astuti, i più “politici”, non dovevano tagliarli (o potarli definitivamente, una specie di eutanasia della sega) tutti insieme, ma un po’ per volta, e magari in altre stagioni, non in primavera/estate, quando si notavano di più (il loro massacro, intendo). Fatto è che si notano tremendamente, stringono il cuore – a me ma forse non solo a me -, e paiono nella loro assenza presente un urlo di Munch nella città metropolitana che rapidamente si dissolve, e con essa il nostro tempo. Non di guerra, non buio come quello di Brecht, ma di una feroce luminosità da set cinematografico o da studio televisivo in cui tutto è finto, e gli alberi “veri” che però non votano non hanno diritto ad alcuna cittadinanza.notizie.tiscali.it 28 settembre 2010

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