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    13
    ott.
    2010

    Morti in afghanistan: per che cosa?

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    Funerali di Stato, altri quattro alpini morti in Afghanistan, e sono 34 i militari italiani che ci hanno lasciato la pelle. Del resto, si può obiettare, in guerra succede. Peccato che sia ufficialmente una "missione di pace" all'interno di una complessa "azione della Nato" di cui facciamo parte. Bisogna spiegare dunque ai parenti delle vittime e un po' a tutti, che siano di destra o di sinistra, nazionalisti oppure no, che i morti sono morti combattendo per la lotta "di pace" al terrorismo dopo l'11 settembre 2001. Il giorno delle Twin Towers, nel più tragico attentato di sempre nel quale però, come ricorda giustamente Massimo Fini su "Il Fatto Quotidiano" di oggi (12 ottobre, ndr), né l'Afghanistan come Paese né alcun afghano, talebano oppure no, è risultato coinvolto...(continua)

    Se poi si guarda al risultato oggettivo, sia sul piano politico che su quello dell’ordine pubblico, la “palude afghana” si rivela peggio del conflitto americano in Vietnam. Risultati concreti, poco o nulla, talebani che a metà tra i patrioti e i terroristi difendono Paese e potere esattamente come contro i sovietici trent’anni fa, la necessità ora di “tagliare la corda” un po’ per tutti, specie a caldo, quando muore qualcuno. E’ solo difficile studiare bene il “come tagliare la corda”, magari domandandosi se non si lascerà addirittura un Paese in condizioni più rischiose di come lo si è trovato.Un ex generale della Nato come Fabio Mini, ieri (11 ottobre, ndr) su Repubblica si interrogava sugli interessi dietro questa guerra, sugli errori, sull’identità della stessa che per ipocrisia non vogliamo chiamare così: “… Ci sono già troppi bombardieri e Karzai (presidente afghano eletto, ndr) è perdente proprio perché si bombarda troppo e senza curarsi delle vittime civili. La Nato e gli Stati Uniti non sanno cosa fare e i nostri soldati ‘non ci capiscono più niente’ perché la strategia è inefficiente..”, per concludere su chi ”specula” sulle fabbriche degli armamenti. Un militare dunque, non un cronistaccio d’occasione. E al di là della querelle politica sul sangue dei morti e a questo punto anche dei “vinti”, perché stanno oggettivamente vincendo i talebani, sulle bombe previste o no sugli aerei naturalmente sempre con missione pacificatrice giacché trattasi certamente di “bombe intelligenti” destinate a distinguere al volo tra talebano criminale e civile indifeso, tra militare afghano e soldato italiano ecc., al di là di tutto questo dicevo resta la domanda di fondo: perché, era giusto, era sensato? A questa domanda simulando una condizione da militare italiano che sperava di partire per l’Afghanistan, avevo provato a rispondere più di un anno fa proprio qui, su questo portale, con il mio primo articolo, molti morti fa non solo tra gli italiani ma tra le decine di migliaia di civili che questa guerra ha sacrificato.Scrivevo: “Sono un soldato semplice, non importa di che arma né che sia per forza del sud, non è affatto detto come invece pensa e scrive qualcuno. Sono in fila come molti altri nell’ufficio competente del Ministero della Difesa, per presentare la mia domanda. Chiedo di essere prescelto per andare in missione a Kabul. Vi sembra una provocazione? Pensate che non ci fossi con le mie lacrime trattenute al Funerale di Stato dei sei colleghi saltati in aria in Afghanistan? Certo che c’ero, e per questo scrivo queste righe. Per dirvi che in mancanza di lavoro e di denaro vado in missione anche nei luoghi più pericolosi perché le indennità di servizio salgono (la diaria aumenta di 144 euro per l’Afghanistan, 177 per il Libano e 70 per il Kosovo) e posso risparmiare parecchio, mentre in Italia combatto con le decine di euro. Per favore non mi chiedete se ho paura, oppure se sono un patriota, o se sono orgoglioso del tricolore, vi risponderei di sì ma non avrebbe molto senso, è roba che entrerebbe di diritto a far parte del bagaglio della Grande Recita italiana, dell’ipocrisia generalizzata, della tv, radio e stampa scritta che vendono una merce e la adulterano vendendola….”Dunque siamo messi ancora così, e come faremo comunque sbaglieremo. Capisco il milite che cerca di pagarsi il mutuo in missione piuttosto che essere precario o disoccupato in patria, capisco e giustifico molte meno le scelte della politica che davvero poco hanno a che vedere con una lettura appena più significativa e meno “interessata” ad altri fini di una realtà afghana che se era pericolosa già prima e chiedeva prezzi alti ora è tragica e riscuote dividendi esosi in vite umane.notizie.tiscali.it, 12 ottobre 2010

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