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    24
    nov.
    2010

    Di cosa parliamo quando parliamo di politica?

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    Di cosa parliamo quando parliamo d’amore, è il titolo di un bel libro di racconti, meritatamente famoso, del “re del minimalismo” inteso come umanità spezzettata, ovvero il rimpianto Raymond Carver. Gli faccio il verso per la politica, mentre le cronache di Palazzo (o di Residence…) ci dicono che Maroni difende la Lega a “Vieni via con me” e sciorina un elenco di latitanti alla cui cattura forse ha lavorato da anni qualcun altro, che so, un nucleo di carabinieri piuttosto che un capo della polizia, un magistrato piuttosto che un questore... insomma, chi fa questo di mestiere a volte (è successo…) senza informare il ministro competente cioè la politica di quello che sta per fare, per evitare sorprese... E ancora le cronache che chiamiamo politiche ci dicono che sempre in tv “Montezemolo non è intenzionato a scendere in campo né in pista”, almeno per ora, facendoci sospettare che stiamo perdendo uno statista, almeno per ora...E la Carfagna tira fuori tutta la sua dignità (sempre in attesa di conferma) spergiurando di voler dare le dimissioni da tutto, lei partita candidata a Miss Italia e arrivata dov’è arrivata, a un ministero per le Pari opportunità altrove importante e da noi sempre traballante perché “le donne continuano a non contare”, o a non contare abbastanza. Confligge terminologicamente con la Mussolini, e così abbiamo la misura della nostra politica, senza nulla togliere all’appeal di entrambe… Tirare fuori un minimo di amor proprio non fa male neppure in politica, per carità, se non è una recita, quello che sfiora il grottesco è quando la dignità viene misurata a senso unico, in base alle alleanze, allo schieramento ecc...(continua)

    Voglio dire che un mascalzone, o un cretino, si giudica dai comportamenti oltre che da ciò che dice (“le parole sono pietre”, specie in politica) e non dal fatto che stia con Tizio o con Sempronio, con Berlusconi o con Bersani… Le persone quelle sono, misurabili secondo altri metri che non siano quelli soliti semplicemente furbeschi dell’utilità del momento o della speculazione politica dell’attimo. Cambia Capezzone, cambia Fini, cambia la Carfagna, cambia la Mussolini? Certo che possono cambiare ma non si va da nessuna parte se non sono loro, i loro atti, le loro parole in discussione bensì “da che parte stanno”… Banalità? Certamente, se non fosse che accade quotidianamente esattamente il contrario di tali banalità.E il Paese paga un prezzo altissimo per questa “politica” che è solo guerra di bande e scontri o incontri tra Comitati d’Affari che si fanno chiamare in altro modo per non dare troppo nell’occhio. Oggi è martedì, e già sui giornali c’è il primo scandalo della settimana che lega “imprenditori, docenti, commercialisti” in una truffa di cifre stellari: si sono “magiati” soldi pubblici concessi dallo Stato e dall’UE. C’entrerà la “politica”, direttamente o come omesso controllo? Vogliamo accompagnare questa settimana con l’occhio a questo tipo di scandali, che non vengono però trattati dai media per quello che sono, cioè scandali “politici” effetti di una politica che tale non è più quasi mai e quasi dovunque ?Voglio dire che la politica rimane “alta” secondo le intenzioni dei politici da prima serata (da leadership e dintorni…) di cui stiamo parlando e scompare come per magia in basso o in periferia laddove la politica si frammischia alla delinquenza comune quasi sempre organizzata. Quegli scandali perdono la loro connotazione di “politici” o perlomeno la scolorano, e finiscono nella “discarica” della cronaca nera, degli scandali generalizzati che ci perseguitano e che fanno di questo Paese nella classifica sulla percezione dell’opinione pubblica in fatto di corruzione da parte di Transparency International un Paese lontano dal mondo occidentale (la Francia è decima, per dire, e l’Italia 67a, dopo il Rwanda…).Non sarebbe male che si ricominciasse a riempire le parole di qualcosa che appartiene loro davvero. La politica per quello che è, gli affari per quello che sono, le violazioni della legge (in un Paese che ormai da troppo tempo “legalizza l’illegalità”) rimarcate e diffuse come violazioni della legge e non come scherzi del destino. Certo, ormai si tende a rimpicciolire il concetto di legalità ridotto a faide con la politica, come si rinuncia a ridefinire la politica, la destra, la sinistra ecc. Sembra tutto confluire senza “raccolta differenziata” nella discarica della nostra vita, pubblica e privata “rifiutate” insieme. Siamo cittadini di Terzigno, tutti quanti, e non sembriamo neppure dolercene troppo come invece almeno fanno le “vittime del puzzo”…di Oliviero Beha per Tiscali Notizie – 23 novembre 2010http://notizie.tiscali.it/oliviero-beha/

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