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    25
    nov.
    2010

    Simboli & puttane

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    Dopo la realtà o insieme ad essa, in questo disgraziato Paese si stanno ammutinando anche i simboli. E macroscopicamente, sotto i nostri occhi davvero troppo cisposi o presbiti per non vedere ciò che sta avvenendo, occhi capaci solo di “guardare” questo ammutinamento di Bounty Italia come si guarda la tv. Di Fazio e Saviano, per esempio, ma non solo. Ciò che sta accadendo ai “rifiuti”, al sito di stoccaggio “esaurito” di Taverna del Re cui ieri gli ispettori Ue hanno dedicato un allarmante sopraluogo, per esempio, è impressionante. Se a scuola avessero predetto alla mia generazione che per il 150°anniversario della spedizione dei Mille in un luogo non poi nazionalmente così distante da quello dello “storico incontro” tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II si sarebbe organizzata una “visita al disastro” perché l’Europa vuole sapere  come stanno davvero le cose, altrimenti stop ai fondi, avremmo pensato a chissà quale storia di fantascienza. E invece sta accadendo proprio questo.

    L’incontro tra le due figure risorgimentali dell’Unità d’Italia per la festa della quale ci stiamo mettendo in ghingheri (a proposito, non si saranno già mangiati i soldi per le celebrazioni?) avvenne infatti all’alba del 26 ottobre 1860 non a Teano come erroneamente ci è stato da sempre raccontato, e come ormai la vulgata vuole, bensì a Taverna della Catena, toponomastica non lontana da quella Taverna del Re oggi assurta alle cronache per tutt’altro genere di motivo. E’ dunque simbolica questa coincidenza ? Temo proprio di sì, con buona pace del Presidente Napolitano che ancora ieri aspettava il relativo decreto-legge dal Governo. Pensate, l’incontro nel sito di stoccaggio, il simbolo tra i rifiuti, l’Unità d’Italia che attraversa la “monnezza” sul palcoscenico mediatico del pianeta: non c’è che dire, uno stupendo risultato di immagine e quindi anche simbolico. Per non parlare della contraddizione in termini di un Paese che in teoria affida il suo immediato presente politico alla voce “federalismo” che lega (ancora?) Bossi e Berlusconi, mentre i suoi rifiuti viaggiano in modo molto poco federalista, su e giù per l’Italia o fuori di essa. Non si potrebbe cominciare dal “federalismo monnezzaro”? E’ troppo seria e grave la situazione specifica per parlarne? E anche i partiti non stanno a guardare in fatto di simboli ammutinati, che si rivoltano contro se stessi e la realtà politica o subpolitica che rappresentano. Tralasciando quel logo giussanico o solare della Lega Nord secessionista (un Cachet Fiat per l’Unità d’Italia) che negli ultimi quindici anni è diventato il più antico del Parlamento dicendola lunga su tutto quello che ci è accaduto (le nostre radici ormai sempre meno profonde, ormai prossime a essere “pensili” in un vaso da terrazza…), è degli ultimi giorni la querelle sul simbolo del Pdl conteso tra Forza Italia e Futuro e Libertà, straordinaria riedizione delle dispute sullo “scudo crociato”, la “falce e martello” e il “garofano” socialista. Anche qui si ride per non piangere: dopo la dissoluzione della realtà politica eccoci al “ruba bandiera” di noi ragazzi con susseguente polverizzazione anche di un simbolo che non simboleggia più quasi niente. Oggi vale di più per l’immaginario della nazione la P di “Predellino” che quella di Partito, sia che lo si adori come un vitello grasso o grassoccio sia che lo si contesti come un vaso di Pandora. E l’ammutinamento dei simboli continua sotto i nostri occhi di ieri, o di ier l’altro: che altro è stato infatti l’intervento d’imperio di Maroni in tv se non la dichiarazione d’intenti urbi et orbi che la politica è stata sostituita dalla tv ed è nulla senza di essa? Una presenza che più politica non si poteva immaginare, ma al contrario di quel che presumo pensi il Ministro. Un guazzabuglio, che le menti specie se giovani ormai rimuovono per non provare fastidi od inutili emicranie. E con tale guazzabuglio se ne vanno a puttane anche i simboli. O sono le puttane a simboleggiare ormai tutto il resto?

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