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    29
    nov.
    2010

    Bounty italia, il paese rischia di affogare tra antiche questioni e nuovi problemi

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    Purtroppo la situazione è chiara anche per chi non si informasse altrimenti che non attraverso le notizie di questo portale, che ospita delle rubriche tra cui questa che state leggendo. Se la state leggendo e non guardando... Siamo a una sorta di “Bounty Italia”, di ammutinamento della realtà di questo Paese che rischia di affogare tra antiche questioni e nuovi problemi, se non sta già affogando. Perché l’Italia come la leggendaria “fregata mercantil-militare” della marina inglese Bounty sulla quale si ammutinarono i marinai, come da racconti e film famosi? E che altro è ciò che sta succedendo se non la rivolta “ammutinata” di chi non ce la fa più, da ogni punto di vista? A bordo del Bounty secondi ufficiali e ciurma salivano sovracoperta, sul ponte, sulla tolda, sul cassero, sulle vele. Qui gli studenti e i ricercatori salgono sui monumenti storici, purtroppo accompagnati da leader politici o da “figure pubbliche” che credono, comportandosi così, di far dimenticare la loro complicità/corresponsabilità/correità nello sfascio della nave del Paese...(continua)

    Gli extracomunitari salgono sulle gru, e sembra “solo” un problema di ordine pubblico. Precari, cassaintegrati e disoccupati salgono sui tetti delle loro fabbriche, dietro le cui vicende di solito c’è qualche truffa che seguendo i sassetti come per Pollicino 99 volte su cento porta agli “inciuci” della politica con l’imprenditoria e le banche. Naturalmente impicci enormi che coinvolgono in dosi diverse la nostra classe dirigente. Ma il fine è comune: denari, quindi campagne elettorali e voti, quindi potere per rimanere in sella al governo come all’opposizione.Pazienti e cittadini che salgono sui tetti degli ospedali che le regioni vogliono far chiudere per “ottemperare” e “razionalizzare” in ossequio anche ai dettami europei. Peccato che anche qui un discorso magari serio e indispensabile per la sanità pubblica da riorganizzare e da far crescere e non decrescere negli sprechi (dall’80 all’85% del bilancio di ogni Regione se ne va per la Salute e quindi immaginatevi che greppia politica…), diventi immediatamente un’occasione di arricchimento per la sanità privata, in mano a imprenditori di solito “ciccia e pappa” con i partiti (tutti) e proprietari di mezzi di comunicazione che condizionano pesantemente l’informazione dei cittadini su questo importantissimo versante.Fatti: un caso che ho trattato in tv, dove dal 1° luglio vecchi e bambini presidiano il tetto dell’ospedale di Tinchi di Pisticci, nel meta-pontino, e un caso di cui sono venuto a conoscenza recentemente, in Sicilia. Tra Noto e Avola (paesi a vista) uno dei due ospedali deve cedere gran parte dell’attività all’altro. Ebbene, che ci crediate o no a decidere non sembra essere né la logica, né la cittadinanza servita, né l’efficienza, né le caratteristiche ecc. (che tenderebbero in favore della scelta di Noto) bensì il fatto che politicamente vada su e faccia pesare la sua influenza politica un eletto di Avola piuttosto che un altro. E continuo a usare il sostantivo “politica” o l’aggettivo “politico” sapendo bene e scrivendolo ogni volta che di politico in realtà non c’è più nulla o quasi, essendo tutti “affari”.Nella sfilza delle notizie dalla nave che affonda potrei continuare con i pastori sardi, i lavoratori dei trasporti, persino i tifosi da stadio ecc. Tutti sopra o sottocoperta comunque ai limiti della sopravvivenza e oltre il confine della protesta destinata per forza a mutarsi in rivolta, come la “monnezza” napoletana e campana di fianco a quella palermitana e in attesa di quella romana e milanese, sta abbondantemente dimostrando. Difficile negare che le cose stiano così. Difficile negare che se Cosentino ha fatto in Campania quello che ha fatto da vero boss intermediario tra politica e malavita, il duo Bassolino-Jervolino ha dato in tre lustri alla città delle 4 giornate storiche del ’43 e a una regione che sarebbe splendida una spaventosa spinta per la scesa. Difficile lasciar fuori qualcuno da questa chiamata di correo, dopo anni e anni di malavita e di malaffare “sotto gli occhi di tutti”. Invece sembrano sempre tutti “nati sotto un cavolo”.E chi legge qui ancora discute di destra e sinistra. E di economia, delle banche assolutamente maggiori in grado nel disastro economico e sociale, quindi politico, del Paese (ricordate le “scalate” incrociate?), del “signoraggio” che è il vero, tremendo motore di tutto il circuito. Dice: ma perché non ne parli? Hai paura? Dico io: ma vi siete rimbecilliti del tutto? Ma di che cosa scrivo qui da quattordici mesi? Narro fiabe italiane?di Oliviero Beha per Tiscali Notizie – 26 novembre 2010http://notizie.tiscali.it/oliviero-beha/

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