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    07
    dic.
    2010

    La morte di monicelli e la polemica sul “fine vita”

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    Palate di fango sulla sensibilità di chiunqueAvrei voluto tanto parlare dei dossier di Wikileaks girando intorno alla domanda: ma se non contengono o non significano (sono due cose diverse…) niente di nuovo, perché tutti i notabili del potere coinvolti sembrano averne tanta preoccupazione? Oppure discutere della protesta degli studenti, di quelli “veri che stanno a casa” e di quelli che invece (finti?) vanno sui tetti o in piazza secondo la vulgata del governo. Lo farò prossimamente, sono temi duri a morire. Mi preme invece qui rivolgere una supplica pubblica: eutanasia, sì, ma per “loro”, per i loro cervelli, la loro (mancanza di) dignità, la strumentalizzazione di tutto e senza soluzione di continuità.

    Chi sono “loro” e di che cosa sto parlando? Sto parlando del cadavere caldo di Mario Monicelli, e della settimana che ha visto sprazzi di dolore, commozione, ricordo per il Grandissimo Vecchio e schizzi polemici sul “fine vita”, sulla legge che dovrebbe riguardare questo delicatissimo tema, in una riedizione assai più condensata del “caso Englaro” di poco meno di due anni fa. Ho scritto schizzi? Palate, non schizzi, palate di fango sulla sensibilità di chiunque, nei modi, nel linguaggio, nell’arroganza del “dibbattito” alla Nanni Moretti in questo senso davvero un “classico” nel prenderne le distanze già trent’anni fa (“no, il dibbattito no!”). Muore Mario e si dividono come se fosse una semplice questione di gusto: il gelato lo vuoi alla frutta o al cioccolato? Muore Mario, certamente in questo modo impressionante che è dipeso però solo ed esclusivamente da lui e dalla sua libertà di vivere e intendere la vita, e quindi anche la fine della vita che per comodità alcuni chiamano “morte”, e la Binetti fa il gran can can che sapete contro i radicali ricambiata in dosi industriali, in un “vita sì, vita no”, oppure “eutanasia sì, eutanasia no” che fa aggricciare la pelle.Se Cesare Pavese (non quello dei “pavesini”) ha scritto “e niente pettegolezzi!”, Mario doveva lasciar scritto un manifesto del tipo “guardatevi dal rompermi i c……. anche dopo morto, siate seri, mantenete un minimo di dignità per i vostri cervelli e i vostri cuori, comunque la pensiate sul modo di terminare la vita, lasciate perdere se non ne sapete neppure parlare, se siete sordi e muti e non sapete neppure ascoltare, state in silenzio invece che starnazzare…e se non ce la fate, buttatevi a mare per un’eutanasia collettiva, almeno farete respirare un poco chi resta”. Ho detto della Binetti ormai una professionista politica anti-eutanasica e invece delle stolide “grida” a favore dello sciegliersi il modo di farla finita. Perché metto insieme le due posizioni, diametralmente opposte e ovviamente legittime e stradiscutibili entrambe (anche se Monicelli ha semplicemente deciso, e deciso così)? Per il “modo” che ancora e sempre dovrebbe offendere la nostra sensibilità.La dignità di Mario sbrindellata subito dopo dalla mancanza di dignità di coloro che lo hanno azzannato per tirarne la morte, il suicidio – parola che in qualche modo lui ha quasi “sdoganato” eppure paiono non capirlo o non volerlo capire, dalla loro parte ideologico-politica: uno spettacolo indecente, che ha coinvolto pienamente oltre la politica laica e confessionale i media, giornalisti, intellettuali, “esperti”, uno di qua uno di là, come si fa per tutto da un pezzo in un maggioritario cialtronissimo che devasta le coscienze e il pensiero. Un anno fa moriva con straordinario amor proprio la mia gatta Mimmi, a lungo, lunghissimo con noi. Soppressa da un veterinario per raggiunti limiti di invivibilità da malattia. Non dimenticherò mai né lei né il suo sguardo. Aveva una dignità nel dirci “non voglio esservi di peso” che dovrebbe essere scolpita anche sul fronte di Montecitorio e Palazzo Madama. Eppure in quei giorni, mentre la Mimmi se ne andava piena di rispetto di sé e degli altri per rimanere nella testa, nel cuore esattamente come Monicelli, impazzava il dibattito di cui sopra perché (cito dal titolone de Il Fatto di allora “Se Cicchitto e Fisichella fanno comunella”), un capataz ex piduista capogruppo del Pdl e il Monsignore avveduto che sappiamo “ lavorano assieme sulla legge. Sul testamento biologico”. Scrivevo allora che si era comportata assai meglio la Mimmi, scrivo ora che si è comportato assai meglio di questi duellanti da strapazzo il Grande Vecchio autodefenestrato, o meglio, come ha detto il Presidente Napolitano che gli voleva comunque bene, che “ha avuto uno scatto”. Avrei usato un altro termine, ma l’importante era l’intenzione. Eutanasia sì, dunque, e subito. Ma per “loro” che diatribano nella volgarità dei sentimenti, dei pensieri, della parole. E continuano, incessanti.da Tiscali notizie, Indietro Savoia 3 dicembre 2010

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