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    21
    dic.
    2010

    Ormai in tv non mi vogliono più

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    Ma se rinasco mi faccio chiamare Galbani “Galbani vuol dire fiducia”, recitava uno slogan pubblicitario famoso per anni, prima dell’inchiesta giudiziaria sulle frodi alimentari a proposito di formaggi adulterati. Non c’era di mezzo “solo” la Galbani, ma c’era di mezzo “anche” la Galbani. I più avveduti tra i lettori di questa rubrica, meglio se avvezzi al mio stile incomprensibile (in confronto Eraclito detto “l’oscuro” era solare…) e alla mia salva di metafore, avranno già capito che voglio arrivare alla “fiducia” più che a Galbani. E che comunque l’inchiesta sulla frode alimentare si presta bene al discorso politico sull’oggi, sulla vittoria di Berlusconi senza sorprese e con nettezza al Senato (in ritirata però dal 2008) e invece “ai rigori” alla Camera (assai meno voti alla maggioranza che nel 2008 e mi scuso per la formula “ai rigori” che può sembrare un paradosso se riferito al caso in questione: lo è).

    Molti tra coloro che mi leggono qui, o su Il Fatto Quotidiano al quale collaboro, o sui miei blog, mi hanno chiesto una riflessione su questa giornata campale, questo “14 dicembre” che sembrava una sorta di spartiacque per la politica italiana. Premetto che non lo era per me, e l’ho scritto anche qui tante volte: è lo stato del Paese che chiede un’altra classe dirigente, a partire da quella fintopolitica intesa in modo complementare nel suo insieme, tra Berlusconi e Bersani, Bossi e Di Pietro ecc. Con l’ombra degli Scilipoti acquistati al mercato di dicembre dopo tentativi andati a vuoto in passato.
    Davvero debbo specificare per i tifosi di Berlusconi che Scilipoti “va comunque male”, che voti la sfiducia oppure no? L’ho già scritto in tutte le salse, fortunatamente scripta manent anche sul web e l’archivio mi aiuta e mi risparmia di ripetere anche sul 14 dicembre quello che penso della situazione, riassunta in Einstein: “Non si può pensare di risolvere i problemi con la stessa mentalità che li ha creati”. Applicate il concetto ad oggi e aggiungete alla “mentalità” la voce “persone” e capirete che per me devono andare tutti a casa e bisogna ricominciare a seminare dal basso. Dice: ma nel frattempo ? Nel frattempo bisogna fare con quello che c’è,e chiedere a Berlusconi e Casini, a Tremonti e Bossi, a Bersani e Vendola e via a scalare senza dimenticare i cosiddetti tipini Fini che idea strategica della politica abbiano, che ipotesi di futuro per questa Italia, quale, in che modo.  Avrete notato che trafficano tutti come dei Borgia nella tattica (nelle urne, nei negoziati, nelle dichiarazioni ecc.) ma non ce n’è uno, dico uno assurto alle cronache meglio se televisive che abbia un’idea strategica, nel tempo, per il futuro anche solo imminente del Paese. Quindi nessuna fiducia né a Galbani né a Berlusconi né a chiunque non abbia un’idea in testa che contempli sì la tattica (“Che facciamo oggi?”) ma insieme alla strategia (“Per domani immagino quest’Italia e queste priorità, politiche, economiche, culturali, antropologiche, ambientali ecc.”).
    A questo punto di solito c’è qualche folletto meglio se anonimo che mi rimprovera di non dire che cosa farei io, che è troppo comodo criticare tutti, che faccio il grillo parlante, che faccio parte del potere mediatico e quindi potrei fare praticamente quello che voglio mentre il minatore del Sulcis soffre (lo so benissimo) e io ho incarichi e prebende (nessun incarico e poche prebende, tranquilli…). E altre simpatiche e sacrosante scemenze del genere. Rispondo con un elenco delle trasmissioni tv dove andrei a spiegare il mio punto di vista.
    Purtroppo nessuna di esse mi prevede. Da Vespa, ma sono considerato un terrorista della parola non “utile” da usare per la destra (fittizia) o la sinistra (fittizia) o il centro (reale ma paludoso). Da Santoro, ma non mi invita perché gli sto sulle scatole essendo agli antipodi della sua mentalità, pur apprezzandone io anche pubblicamente le trasmissioni. Non si può permettere la mia odiosa libertà di pensiero. Ha vinto una causa contro la Rai ed è in video, io ne ho vinte tre e non sono neppure in audio. Il paragone è leggermente seccante. Da Floris e Fazio, perché personalmente e politicamente “irritante”, da Saviano perché magari giustamente non mi conosce, dal Celentano d’annata sulle censura qualche anno fa perché sono antipatico alla moglie. Fin qui la Rai, senza contare il Tg3 dal quale il Direttore mi ha cacciato senza motivo con dosi industriali di censura costringendomi a varie azioni legali nei suoi confronti. A La 7 dove andavo a Omnibus fino all’estate scorsa, perché da quando è arrivato Mentana e io sto sui cosiddetti alla filiera dei suoi amici potenti, Della Valle, Montezemolo, Abete e via a scalare, non sono previsto e quindi neppure al Tg diretto da “Chicco” né ad Exit dalla D’Amico come in nessun altro programma de La 7, anche condotto da colleghi se non da amici. Sulle reti Mediaset alzi la mano chi si ricorda l’ultima volta che mi ha visto (un aiutino? Una volta sola e per “Calciopoli”, non per “Italiopoli”). Vi basta come ostracismo o devo continuare? Se rinasco mi faccio chiamare Galbani e riscuoto di certo la vostra fiducia…da Tiscali notizie, Indietro Savoia 17 dicembre 2010

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