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    07
    gen.
    2011

    La questione penale

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    Nella rubrica della settimana scorsa intervenendo sulla “questione morale” applicata nello specifico all’Idv di Di Pietro, invitavo a sgomberare il campo dagli equivoci perlomeno terminologici. Da un pezzo nella politica non più politica ma comitato d’affari, nella stampa schierata a priori, nell’opinione pubblica corroborata dai cattivi esempi provenienti dalla classe dirigente, la questione s’era fatta “amorale”. Non più morale/immorale, dunque, ma una condizione diffusa in assenza di morale, di etica, di deontologia. Il tutto nel cono d’ombra dell’ipocrisia elevata a sistema in un sistema-Paese che non sembra riuscire a guardare al di là del suo naso (qualsiasi riferimento a Silvio di Bergerac è puramente voluto).

    Ma dal discorso sulla moralità evaporata nelle persone, nei comportamenti, nei fatti e trasmutata cagliostrescamente in amoralità, rimanevano fuori due questioni strettamente collegate: la “questione penale” e la “questione politica”. Aggiorniamo il punto con un occhio alla cronaca di questi giorni. Da un pezzo si confonde, a destra per metodo e a sinistra di rimbalzo ma con risultati sconsolatamente analoghi, la questione morale con la questione penale. Quante volte negli ultimi anni avete sentito dire a qualcuno ” ma dov’è il reato, ditemi dov’è il reato” (ovviamente a Berlusconi con una frequenza infinita per i noti motivi , cfr. uno per tutti il caso Tarantino del 2009, ma anche a un D’Alema per esempio di fronte – cioè di spalle – alla Forleo nell’estate del 2007, all’epoca delle intercettazioni sulle scalate bancarie incrociate)? Come se il punto fosse esclusivamente quello? A forza di considerare la questione morale (cioè ormai amorale) riassunta nel recinto del codice penale si è fatta una gran confusione, svuotando la morale e potenziando la magistratura come metro di tutto. Intendiamoci, la battaglia per la legalità è sacrosanta e dovrebbe essere il vessillo di qualunque classe dirigente, politica e non, e di una società appena civile. Ma qui qualcuno bara, sapendo di barare. Pensate, da un lato si dice che non esiste “reato” che non sia penalmente rilevante, assumendo quindi i codici come unici riferimenti comportamentali, dall’altro ci si lamenta che sia la giustizia a rovinare l’Italia per troppo potere: non lo dico io, lo ripetono a ogni pié sospinto il Caimano e le sue specie viciniori nella palude italiana, e attraverso Wikileaks anche D’Alema a quel che si è appena letto devo dire senza eccessiva meraviglia. Che splendida contraddizione: è il potere politico ad aver costruito simulacri sulla “questione penale” per cercare di sfuggire a qualunque altra regola morale, e adesso se ne lamenta, dopo aver fatto (iperbole!!!) dei giudici i propri supposti carnefici. Dov’è il reato? Intanto il reato è quello di aver dipinto come “penale” ogni aspetto della vita pubblica e privata dimenticando che non può essere la legge con i suoi codici a riassumere il tutto. Prendete la storiaccia di Battisti: è orrenda, però si incarica di esemplificare come a forza di gridare “al lupo al lupo” per la giustizia italiana poi il Lupo Battisti se ne approfitti e ci freghi, e freghi la giustizia, e freghi la memoria delle vittime e il dolore dei parenti. Una questione morale mascherata da politica che si ammutina di nuovo in questione morale. E la politica c’entra tutta e fino al midollo anche nel riempire della sua assenza i baratri sociali che abbiamo sotto gli occhi. La vicenda di Pomigliano prima e di Mirafiori poi ci dice di quanto sia stata spogliata di politica la “questione operaia”, e di come adesso vengano al pettine, e tutti assieme, i nodi di una politica solo affaristica che non ha dato risposte e non fa più neppure domande. Una Cgil troppo forte per essere debole e troppo debole per essere forte, ormai alla stregua di morotee “convergenze parallele” con una sinistra altrettanto spaccata ma sul vuoto, ora non sa che pesci pigliare di fronte a Sua Maestà Marchionne, detto immaginificamente il Ricatto. Complimenti, davvero un ottimo risultato… E poi la colpa è sempre e solo dell’Inarrestabile…

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