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    19
    gen.
    2011

    Centocinquanta candeline?

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    Dal Caimano alla sinistra in "rottamazione": povera Italia “Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono…”, cantava Giorgio Gaber nel suo ultimo disco, uscito postumo, nel 2003. E sì ci manca da otto anni quel Grande Italiano. E mi sento sempre di più come lui, mentre impazzano le notizie sul Premier a festeggiare degnamente i 150 anni dell’Unità d’Italia nel mondo. O anche solo a casa nostra. Qui davvero bisogna aver perso la testa per farne una questione politica in senso stretto, di politica “politicante ed esercente” dico, di destra e sinistra (fittizie) ecc. Qui c’è l’autunno di un Patriarca ormai invernale. Qualunque cosa si pensi, dica e sostenga sulla sinistra, le sue colpe, la sua assenza, la sua degenerazione, tutto davvero sacrosanto, non cambia di un sette la situazione. E se è politica, la questione di Ruby e delle altre, lo è in termini di ricattabilità di un uomo di governo che è entrato comunque sia nella storia d’Italia, cioè negli ultimi vent’anni (all’ingrosso) di quei 150 che si dovrebbero festeggiare. E lo è in termini di faccia, di costume, di presentabilità, di valori, di esempi, in positivo rovesciato in negativo come una clessidra.

    Davvero restringere questo Berlusconi Satyricon a una disputa con Bersani o Casini, Fini o Montezemolo ecc. riduce la portata della questione rimpicciolendola a uno “scandalo in più” o al problema di chi è in grado di subentrare al Sultano. Facciamo uno sforzo d’astrazione fenomenale, e facciamo finta che non si chiami Berlusconi: che cosa ci rimane? Una povera storia, una povera politica, una povera Italia. Gaber si rivolta nella tomba, e mormora sempre più piano quel “per fortuna” e sempre più forte grida quel “purtroppo” sulla nostra italianità.
     
    Sei anni fa, nell’estate del 2005, scrissi Crescete & prostituitevi, un manualetto di etica che aveva in copertina un sottotitolo ampio e impossibile da fraintendere, “politicamente”. L’avverbio “politicamente” si intende ovviamente ormai da un pezzo come “calcisticamente”, cioè il modo di tifare per destra o sinistra, pro o contro il Caimano senza ragionare sulle e nelle cose. Tale sottotitolo recitava: “In una Repubblica fondata sul denaro l’Italia di Berlusconi e di una sinistra in riparazione manda ai giovani un pessimo messaggio”. Appunto quel Crescete & prostituitevi che fa orrendamente il verso al messaggio cristiano.Oggi al massimo dovrei sostituire nel sottotitolo a “sinistra in riparazione” un bel “sinistra in rottamazione”, che aggiunge disastro a disastro.
     
    Adesso che tutto ciò che gli addetti ai lavori orecchiavano, intuivano, bisbigliavano sulle prodezze o peripezie del Premier più o meno intercettate sta venendo fuori per “manifesta incapacità di controllo”, mi chiedo dunque se Berlusconi non abbia voluto esemplificare pienamente quel titolo e quel libretto. E mi sento quasi colpevole di avergli se non suggerito almeno catechizzato l’idea. Non intendevo in quel senso, Presidente, né voleva essere un’ esortazione.
     
    Se aggiungo che quel libro della BUR Rizzoli venne emarginato dalla promozione, dal marketing e dalle ristampe non certo dal Caimano ma da uno dei suoi antagonisti odierni, cioè Montezemolo ( allora presidente di Confindustria e pesantemente nel “salotto buono societario” di Rcs, editrice del Corriere e dei libri relativi), di cui raccontava le magagne, guardando all’oggi mi viene da piangere.
     
    E con Giorgio Gaberscik canticchio le sue strofe. Ma è poco, troppo poco, mentre il calendario prevede che inizino i festeggiamenti per il secolo e mezzo di unità del nostro Paese. Che faranno quelle 150 candeline? Finiranno di dar fuoco alla torta?
     
    di Oliviero Beha per Tiscali Notizie,18 gennaio 2011 – http://notizie.tiscali.it/oliviero-beha/

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