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    03
    feb.
    2011

    Globalizzazione o pallonizzazione globale?

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    Cominciamo dalla fine: della mia ultima rubrica. Cioè dal sonetto che Internet attribuisce al Belli, qualche commentatore a Trilussa e forse l’intuito a una simpatica e simpatetica mano apocrifa, con prevalenza della terza ipotesi. Il punto è che da un lato si inventa poco e niente, e a storicizzare non si sbaglia mai, e dall’altro che il sonetto è perfetto per fotografare la situazione odierna in romanesco, la quale peggiora di giorno in giorno.

    Si scivola lungo un piano inclinato, da Berlusconi a scalare, e invece di ragionare sulle miserie men che balzacchiane del Paese intiero si tifa disperatamente, per Berlusconi o contro, anche adesso che siamo agli stracci. Certo, è ovvio che con quello che viene fuori Berlusconi (che quasi non mi sento neppure più di chiamare parodisticamente Caimano o Cavaliere Inarrestabile giacché è la realtà delle carte processuali che pare parodiarlo da sola), Berlusconi dicevo è l’epicentro del sisma italiano. Politico, economico, sociale, culturale, dando a quest’ultimo aggettivo una valenza generale che comprende tutti gli altri. Ma anche l’opposizione ondeggia tra l’assente e il grottesco, e quello che accade al Partito Democratico non trionfante bensì invischiato nelle primarie ne è la dimostrazione. E’ la politica bellezza!, potrei dire parafrasando Humprey Bogarth sulla stampa, ma al contrario: “non c’è più la politica, Ruby!”, è l’epigrafe di questi tempi malati.
    Invece mi butto sul calcio, a partire dal linguaggio calcistico usato da Giampiero Mughini qui su “Berlusconi che gioca in difesa”. Il calcio sta calcistizzando la politica a partire dal linguaggio, vedi il tifo acefalo di cui sopra, ma è anche un’ottima cartina di tornasole per l’economia. Prendiamo le notizie “ultima ora” sulla cessione della Roma. Ieri sono state presentate le offerte vincolanti d’acquisto, dalla cordata americana, quella di un importante Fondo Arabo e poi di un’altra cordata sempre araba, quella degli industriali (farmaceutici e non solo) Angelucci, quella di un’ altra cordata europea forse francese. Se non ci sono novità mentre scrivo.
    Ebbene, come è ovvio la cosiddetta globalizzazione dell’economia planetaria riguarda anche e visibilmente il pallone. Non solo perché – come certo noterà qualche acuto commentatore – la terra è rotonda e calciabile dagli Dei, ma anche perché il pallone è un tale volano mediatico ed emotivo da trasformarsi in una gigantesca macchina da soldi. Sarà un caso che la Premiership inglese è stata invasa da denari russi ed arabi che l’hanno anche inquinata creando disavanzi rischiosi? Che i petrolieri di contorno a Putin abbiano perfino ecceduto nello spendere e spandere? Che gli emiri abbiano fatto lo stesso? Che dopo i Mondiali inglesi del 2018 in Russia si vada a farli in Qatar nel 2020? Ebbene, nel caso del calcio italiano c’è invece un diverso protezionismo.
    Marchionne in una meravigliosa dissociazione dice che quando pronunciava il fatidico “o così o me ne vado dall’Italia” per Mirafiori stava parlando “da canadese”. Può essere. Ma di sicuro nel pallone nostrano, nel Regno della Rotondolatria e Rotondocrazia, gli stranieri non sono ben visti. L’intreccio tra calcio, soldi, media e politica è troppo avviluppato per facilitarne il disbrigo e stenderlo poi sulla superficie planetaria della globalizzazione.
    Insomma, non siamo ancora alla “pallonizzazione” del pianeta almeno in Italia, dove pure si mangia pane e calcio. Perché ? Perché comprare la Roma in questo caso e in particolare, ma più in generale comprare i nostri club specie ovviamente quelli più importanti, significa entrare dalla porta principale in altre stanze, in cui magari si vorrebbe veder chiaro, o più chiaro investendo denaro. Invece lì si vuole restare al buio, o in penombra, da noi, e la politica e la sottopolitica influenza e influenzerà anche queste scelte. Naturalmente posso sbagliarmi e lo vedremo presto. Ma per ora l’opacità del calcio mista all’opacità della borsa per le società quotate (anche qui Berlusconi si è dimostrato più intelligente, capace e prudente non quotando il Milan, quindi almeno in questo campo è difendibile…) genera un combinato disposto preoccupante. Ma di questo chi parla mai, e dove, e dicendo cosa? Rimeditate,gente, rimeditate, insieme al Belli (apocrifo?) di “Crescete & prostituitevi”.di Oliviero Beha, Tiscali Notizie 

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