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    28
    feb.
    2011

    Ma cosa ci sta succedendo, anzi cosa ci è successo?

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    Ho sempre pensato, dopo quasi quarant’anni di giornalismo più o meno decente, che la cosiddetta “posta dei lettori” fosse sui giornali una delle pagine più interessanti, se non a volte “la più interessante” in assoluto. Mi son sempre doluto che tv e radio come massa-media debordanti non prevedessero qualcosa del genere, sia pure con i linguaggi diversificati e appropriati dei diversi mezzi. Poi è arrivata la Rete, e ho pensato: stavolta in termini di partecipazione ci siamo, “nulla sarà come prima”. Almeno in parte sbagliavo. E questa mia rubrica ce lo sta dicendo con chiarezza contundente, come se arrivassero dei cazzotti: non contro l’autore, questo sarebbe il meno e, come ho già scritto qui periodicamente, magari me lo meriterei. Il punto è che nessuno o quasi legge, e quindi discute del niente. O finge di non capire, o non capisce davvero. E la sequela dei commenti al post è “calcistica” ma nel senso peggiore, del tifoso, di un’appartenenza politica di infimo ordine.

    Non basta che dica o meglio scriva che l’intera classe dirigente di questo Paese ha combinato disastri tali da dover andare a casa, c’è sempre qualcuno che mi accusa senza approfondire nulla di essere “contro Berlusconi”. Ma certo che sono contro Berlusconi: ha compiuto un massacro prima culturale e solo dopo politico in quest’Italia degradata da prima di lui ma che dopo sarà addirittura peggio perché lui l’ha spinta per la discesa precipitandola. Non basta neppure che inserisca a caratteri cubitali un’opposizione per lo più sedicente, che nel berlusconismo di andata e ritorno si trova da Dio ed è complice e correa, per evitare che qualcuno mi appiccichi qualche altra etichetta. Ancora e sempre Valery: “se non si può attaccare il ragionamento si attacca il ragionatore”. E meno male che il web può e dovrebbe dar la possibilità “democratica” di espressione. Ma che pensate sia la democrazia? Insultare le persone? L’ultima rubrica qui sulla Libia e sui morti ammazzati, sul cinismo della politica non solo italiana, non solo berlusconiana, sul gas e la real politik era titolata “Niente di grave in Libia. Semplicemente un genocidio”. C’è stato chi è intervenuto per chiedermi “Ma come niente di grave?” o chi mi ha accusato di far dell’ironia sui morti. Ironia sui morti da parte di uno che si chiede dove fosse la politica in questi anni, se sapessero tutto o no di Gheddafi, Prodi con la sua bonomia di riporto e il Berlusconi del bunga bunga sotto le tende e dei denari sopra di esse? Ma che vi sta succedendo? Che cosa vi è già successo? Davvero è ormai impossibile ragionare sulle cose? Davvero non è chiaro che il punto non sono io che scrivo ma voi che leggete e che scrivete a vostra volta? Dove è finito, in quale buco nero questo Paese maledettamente tifoso? Ma chi l’ha detto che sia un carattere dominante e non recessivo dell’italianità? Ma è questa la nostra “italianità”?Trasecolo, ossia alla lettera “esco dal secolo”. E per chiudere entro in un altro, all’indietro. Ho scritto qui e altrove spesso di un passaggio epocale che ci aspetta, di una “fine d’epoca” con tanti segnali. L’ultimo, sanguinoso, è appunto quello dell’Africa settentrionale, ma è la storia, ragazzi, le migrazioni sono cicliche e dunque stiamo ballando o conversando sulla tolda del Titanic. La Russa si lamenta che la Ue non ne vuole sapere di aiuti. Eppure basterebbe che il governo italiano (di qualunque colore) e gli altri governi cedessero un poco di sovranità per fare fronte comune non “contro” i migranti ma “per” governare l’emergenza prima e la continuità quotidiana o mensile dell’emergenza poi. Sono “uscito dal secolo”, dicevo, passando alla “Finis Austriae” giorni fa di fronte alla meravigliosa Piazza dell’Unità di Trieste, monte-città-marina in un segmento unico. Era cambiata l’illuminazione: sembrava, di sera, una specie dello spot “Egoiste!”, del profumo, che ricorderete, con individui e individue che si affacciano alla finestra. Per gli stranieri sarà stato un set luminoso e indimenticabile, la “pubblicità di Trieste”, per me in quel modo di sera è stata una ferita. La storia e la memoria al neon, o qualcosa del genere. Un minimo di gusto e di sobrietà in più guastava? Ma che ci sta succedendo? Semplicemente questo. Viviamo un presente acefalo. E lo pagheremo caro. di Oliviero Beha per Tiscali Notizie, 25 febbraio 2011http://notizie.tiscali.it/oliviero-beha/

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    beatrix .
    Caro Beha, per dirla al modo di questa genìa acefala quale siamo diventati, lei è fantastico: supereroe, luogotenente, alter ego irrinunciabile per la nostra dignità ferita. Il suo commento di quest'oggi su Tiscali, a proposito della degenerazione politico-sociale-valoriale della classe dirigente italiana (e della parte di paese che la supporta) è (come sempre, d'altronde) di grande efficacia. Ma soprattutto confortante, per chi, come "noi" (quelli senza voce, senza platea, senza fama), invoca, disperatamente, un segno, contro questi tempi corrosi da furore orgiastico. Grazie. Beatrice
      Kalin .
      08/01/2012 alle 19:58
      Glad I've finally found somheitng I agree with!
      Happy .
      11/01/2012 alle 06:45
      That's 2 cevler by half and 2x2 clever 4 me. Thanks!
    Antonio 71 .
    Caro Beha, credo che in questo Paese l'unico valore ampiamente e chiaramente condiviso sia il disprezzo per la libertà. Per ignoranza, interesse o paura non so. Siamo stati allevati dagli eroi dell'antifascismo che per quarant'anni ci hanno deresponsabilizzato lasciandoci a fare il tifo. Non si è voluto un'opinione pubblica ma folle che accorrono al canto del muezzin. Il brutto è che noi ci siamo stati. Tu lo dici: lo pagheremo caro. Mi par di capire che sei amareggiato soprattutto con te stesso, per continuare a vederti (perdona la citazione) tra Lenin e Totò; consolati pensando a chi sta peggio. Io, ad esempio, mi discolperò dicendo che leggevo sempre il Fatto Quotidiano...
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      09/01/2012 alle 17:22
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      10/01/2012 alle 19:24
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      13/01/2012 alle 18:29
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