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    10
    mar.
    2011

    Qualcuno di presentabile

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    pubblicato sul Fatto Quotidiano del 9 marzo 2011 In un bel libro di tre anni fa che consiglio a tutti di leggere e rileggere, “Il ritorno del Principe”, il magistrato Roberto Scarpinato, di conserva con Saverio Lodato che lo stimolava sulla nostra storia, parlava anche della Costituzione. Per dire, riassumo indegnamente, che era stato “un incidente di percorso”. Ma sì, non fraintenda né gioisca il Caimano con tutta la sua specie anche in campo avverso: la tesi era provocatoria. In un Paese di invasi e “servi” (tolgo le virgolette?) uscito dalla guerra civile i Padri Costituenti costituivano appunto un’eccezione, in attesa che tornasse il Principe con o senza Bunga Bunga. Come del resto Scarpinato sosteneva anche che qui le cose sono cambiate sempre e soltanto per un “agente esterno”. La guerra, appunto, a liberarci dal fascismo, o il crollo del Muro di Berlino con tutti i mattoni che si è portati dietro, a partire dalla decina di nomi assunti dal Pci in vent’anni...

    Su questo punto potrei osservare a Scarpinato che l’immigrazione elevata ormai al cubo per i motivi della cronaca bellica è da considerare a pieno titolo un “agente esterno”, nevvero? E magari culturalmente ci sta mutando il Paese sotto gli occhi e noi quasi non ce ne accorgiamo. Ma tornando alla Costituzione, la tesi esasperata di Scarpinato potrebbe di questi tempi incontrare dei fermenti di piazza per rigenerarla. Lo so, tutti i giannizzeri di una parte si scagliano contro queste “piazzate” perché intitolate “solo” alle spallate al governo, che altrimenti non cade (mentre i giudici cattivi tramano contro il premier buono). E devo dire che anche nel campo di Agramante o insomma nel prato spelacchiato dell’opposizione, fanno di tutto per dar l’idea che di questo e non di altro si tratti. Ben venga dunque tutto ciò che riporta al centro della sensibilità, dell’intelligenza e dell’onestà di chiunque (senza colore) appunto la Costituzione, che contiene (e non è contenuta) la “vicenda infinita e crepuscolare” del Berlusca. Per esempio sabato, a Piazza del Popolo, con Art. 21 e altre associazioni, o ieri con il movimento femminile e il “Se non ora quando” applicabile certamente alla difesa della Costituzione. Che non è e non voleva essere nelle parole e nelle idee esposte dai Padri (e dalle Madri, leggi Iotti o Merlin allora ma successivamente Tina Anselmi primo ministro donna e poi a capo dell’inchiesta parlamentare sulla P2) Costituenti una “natura morta”, qualcosa di immutabile come un quadro appeso al muro sia pure la “Canestra” del Caravaggio. La Costituzione, che si tende a stravolgere, a non comunicare bene, a “tradurre” malamente nei due sensi del termine, di volgere e di consegnare, è invece qualcosa di vivo, cui far riferimento anche per cambiarne non i connotati ma gli aspetti aggiornabili, nel tempo. E sarebbe giusto porsi il problema di ciò che va conservato e di ciò che potrebbe cambiarsi nel suo testo base, ora che invece che da una guerra civile bisognerebbe uscire da un’orrenda “pace incivile” che ha prostrato politicamente, economicamente e culturalmente l’Italia. Solo che per cambiare qualcosa di quel dettato nobile scritto da figure nobili oltre sessant’anni fa, ci   vorrebbe qualcuno di presentabile. Qualcuno che avesse la “faccia” per farlo. E chi ha questa faccia oggi in questo Paese? Non dico solo del Caimano e limitrofi, dico proprio dell’intiera classe dirigente, ovviamente politica in senso stretto ma anche collusa e coinvolta in senso lato. Nessuno, temo nessuno. Per questo, solo per questo, oggi la Costituzione è credo intoccabile, da salvare con una Resistenza in tempo di pace così com’è. Con persone migliori, non ricattabili, non lontane anni luce da quei Padri Costituenti, magari se ne riparla.

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