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    23
    mar.
    2011

    Teatro dell’assurdo e dell”’umanitario” mentre la gente muore

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    Ma che deve capire il cosiddetto “uomo della strada”, ormai diventato l’uomo della strada televisiva perché le notizie arrivano soprattutto da lì (internet è altro, ed è ancora troppo poco frequentato da lui) ? Che deve capire leggendo o ascoltando o vedendo quello che succede in Libia? L’unica cosa certa è che lì muoiono soprattutto i civili, tendenza che come vi sarà noto è sviluppata in grandi numeri ormai da parecchio in tutte le guerre del mondo. Civili come noi, come voi che leggete ed io che scrivo, che non siamo soldati, cioè letteralmente ed etimologicamente professionisti militari “al soldo” di qualcuno.

    Perché si è fatta oggi questa “Odissea all’alba”, perché si è fatta così, chi la comanda e chi la deve comandare, qual è il vero obiettivo ecc. Belle domande. Sono divisi, divisissimi gli “esperti”, figuriamoci chi riceve spesso senza strumenti di decodifica tutto ciò ficcato nell’imbuto della “guerra alla Libia”. L’unica cosa certa, sullo sfondo ma neppure tanto, che arriva in modo sufficientemente chiaro alle orecchie nostre di strada sono gli interessi che si muovono dietro questa come ogni altra guerra, cioè il controllo politico nazionale e internazionale delle ricche materie prime libiche, che a loro volta entrano ed escono dallo scenario del mercato del petrolio, del gas, della loro coincidenza/alternanza con il nucleare a sua volta protagonista tsunamico nella catastrofe del Giappone.
    Per il resto, buio pesto più che nebbia fitta. Sul fondale, non di cartapesta ma di vite umane, dei Tornado italiani, le polemiche di un governo ballerino nel senso che fino a ieri ballava in tutti i sensi con il Beduino più rischioso del mondo, una divisione tra interventisti e pacifisti, una classe politica nostrana (ma non è poi diversissima da quella di altrove, vedasi le incertezze francesi, inglesi, americane sul comando, l’Alleanza atlantica, l’Onu, la Lega Araba ecc.) che è incapace di gestire il giorno per giorno di una politica vuota di contenuti e piena di affari e malaffari: figuriamoci di fronte all’emergenza, e che emergenza! Fanno la figura che stanno facendo e non potrebbe essere altrimenti.
    Negli occhi e nelle orecchie di noi di strada restano le mille contraddizioni, l’idea che sullo scacchiere internazionale gli scacchisti siano o incapaci o in tale malafede da lasciar accadere tragedie che poi chiamano “umanitarie” perché a qualcuno conviene che accadano, un senso di impotenza che oggi nel 2011 fa più male che in passato. Non siamo o non dovremmo essere “nani sulle spalle di giganti”? L’impressione forte è che di tali “giganti” si sia persa la memoria, che i nani siano scesi dalle loro spalle, che accadimenti pieni di ogni tipo di conseguenze come il ribollire dell’Africa settentrionale e specificamente la guerra civile libica siano superiori alle loro forze di nani, che infine noi li si veda appunto per quello che sono, politicamente dei “nani”.
    Qui di solito qualcuno chiede soluzioni, confondendo il radiologo con il medico diagnosta di medicina generale. Dico semplicemente che da un lato ammiro la compostezza nella tragedia incommensurabile dimostrata dai giapponesi di fronte a una “apocalisse umanitaria” (che gergo, che gergo…bisognerebbe ripartire dalle parole difendendone il significato…), una compostezza che affonda nel tempo e nella memoria di sé che temo noi non possediamo più. Dall’altro mi augurerei che nel cruentissimo pasticcio libico qualcuno stesse davvero dalla parte dei civili bombardati, così, tanto per non smarrire anche l’ultimo barlume umanitario. Ma a chi chiedere un atteggiamento politico/diplomatico/militare di questo tipo in “questo mondo di nani”? E poi si lamentano di eventuali attentati e del rischio razzi? Dopo che per settimane “Razzi” (con Scilipoti) era solo il cognome di uno dei “responsabili” prontissimo a voltar gabbana in un “mondo di soli furbi” sottostante ai nani di cui sopra…di Oliviero Beha per Tiscali Notiziehttp://notizie.tiscali.it/oliviero-beha/

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