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    mar.
    2011

    ”razzi” su gheddafi

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    Pubblicato sul Fatto Quotidiano, 23 marzo 2010Se la situazione non fosse tragica per i libici, specie per i civili, sarebbe ridicola da questa parte del Mediterraneo: Razzi e Scilipoti potrebbero benissimo fare la parte dei Tornado inviati contro Gheddafi con grande senso di “responsabilità”, a partire dal primo che ha un cognome che è una garanzia bellica oltre che piedigrottesca. Sto dicendo che lo stallo della politica italiana, la palude del suo governo e della sua maggioranza in cui guizza stancamente e pompettescamente il Caimano, la friabilità addirittura sospetta dell’opposizione da “non può essere vero, lo fanno apposta…”, ha trovato un evidenziatore formidabile nelle ultime vicende planetarie. Si è cominciato ridendo con la nipote di Mubarak, mentre si infiammava l’Africa minore “a sorpresa”, con i politici e i politologi colti alla sprovvista più dei sismologi di fronte ai terremoti. Poi c’è stata l’apocalisse nipponica, magna pars della quale l’ha fatta l’anzianità delle centrali nucleari proprio mentre qui da noi la decisione governativa pareva lineare quasi come “una passeggiata di salute” sia pure da intendersi al contrario. Così il nucleare incombente ha contribuito a spappolare ovviamente il centro-destra ma anche a sparigliare almeno parzialmente il centro-sinistra, come sempre indeciso a tutto. Infine adesso la “guerra libica”, questa missione da “odissea all’alba” che, già contraddittoria di suo ai limiti dell’assurdo con uno Ionesco in divisa, nel caso della politica italiana ha fatto fare il botto.

    Nessuno sa nulla, né di prima della rivolta né di adesso né tantomeno del prossimo futuro. Si sa solo che in Libia si crepa, in Italia si teme, le ragioni dell’insieme sono immediatamente riconducibili alla lotta per il controllo delle materie prime fino a ieri nelle mani sicure (sicure?) del Colonnello, circondato dalle Amazzoni in stile arcoriano o viceversa. E si sa anche che Berlusconi è – come si diceva una volta della sua immortalità (cfr. un classico come Scapagnini che con una mano curava il “quasi” del dominus bunghesco e con l’altra faceva fallire il comune di Catania) – “tecnicamente un traditore”: sì, su questo poche balle, Gheddafi dice il vero perché il Berlusca come ricordava ieri qui Travaglio ha firmato un trattato bilaterale e lo sta mandando in frantumi sia pure “con dolore” a colpi di caccia in volo dall’Italia per una missione squisitamente di pace, come immagino sia perspicuo ai più, a cominciare dal Presidente Napolitano che costituzionalmente la guerra non la può fare. Ne può parlare, sì, anche in modo vellutato, ma soltanto chiamandola “pace armata” o similia. La gravità dei fatti del mondo, dunque, rimarca e diffonde sul pianeta la povertà della politica italiana: da troppi anni si è svuotata di contenuti per riempirsi di affari e malaffari per poter ricoprire nell’emergenza un ruolo appena decente.   Sarebbe innaturale, e infatti non accade. E statene certi, non vedono l’ora di potersi pienamente rituffare in quelle splendide miserie nostrane di stallo e palude in cui paiono trovarsi così bene. Ma che Giappone e crisi tecnologica della supposta e sedicente modernità che è invece una contemporaneità mal riuscita, ma che Gheddafi che rompe i coglioni a un passo da noi dopo tante feste ben illustrate con lui e famiglia. Non vediamo l’ora di ritornare alla routine di Pdl e Lega, di reimpastare i “responsabili” così che sia chiaro che i veri “razzi” sono appunto Razzi e Scilipoti, di combattere per le amministrative mentre dall’altra parte, all’opposizione, è tutta una carrozzeria e si rottama oppure no da mane a sera, mentre l’Idv ai margini fa sfilare Di Pietro e Tranfaglia, e più in là De Magistris raschiato dalle unghie di Grillo”: questo e non altro ci stanno dicendo mentre in Giappone, in Libia, nel Medio Oriente più che incerto le cose sono tremendamente gravi. Da noi sono gravi, sì, ma notoriamente tutt’altro che serie.

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