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    28
    mar.
    2011

    Immagini da lampedusa: hit parade dello strazio

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    Avevo una mezza idea di segnalarvi uno splendido e strano libro, “statale 18”, edito da Fandango: l’ha scritto un antropologo calabrese, Mauro Minervino, impastando poesia, prosa, cronaca, saggistica e facendo correre l’impasto lungo la via borbonica per le Calabrie. Umanità asfaltata, via. Oppure di invitarvi calorosamente se lo potete a non perdere il recentissimo spettacolo di Giorgio Albertazzi (e Antonio Calenda), “Cercando Picasso”, una specie di ultimo quadro drammaturgico e scenografico onnicomprensivo, aderente allo spirito del Pablo per antonomasia e della sua antichissima modernità. Da qui ai tagli al Fus, il Fondo Unico per lo Spettacolo, con denari ripristinati grazie a una nuova tassa sulla benzina il passo sarebbe stato breve.

    Bastava citare dai dati di un’associazione di consumatori, l’Aduc, tutti gli eventi che hanno determinato un aumento delle accise sulla benzina, ossia le varie voci che pesano sul costo della medesima e quindi gravano sul bilancio di tutti noi: 1,90 lire per la guerra di Abissinia del 1935; 14 lire per la crisi di Suez del 1956; 10 lire per il disastro del Vajont del 1963; 10 lire per l’alluvione di Firenze del 1966; 10 lire per il terremoto del Belice del 1968; 99 lire per il terremoto del Friuli del 1976; 75 lire per il terremoto dell’Irpinia del 1980; 205 lire per la missione in Libano del 1983; 22 lire per la missione in Bosnia del 1996; 39 lire (0,02 euro) per il rinnovo del contratto degli autoferrotranviari del 2004. Ora si aggiungeranno 2 centesimi per il Fondo unico per lo spettacolo. Il tutto per 0,27 euro. Guarda caso gli ultimi due aumenti sono stati fatti dal governo Berlusconi, quello che non voleva mettere le mani in tasca agli italiani. Mica male, questo furto “spettacolare” nella derelitta società dello spettacolo in cui si mischiano insensibilità culturale, arroganza politica, sprechi, lobbie ecc. E siccome il discorso sui “tagli ricuciti” al Fus portava al Ministro dei Beni Culturali dimessosi “per incomprensioni” con il suo Padrone di Casa, cioè il Divino Bondi, forse non mi sarebbe dispiaciuto “esternare” sul rimpasto di Governo con Ministri tanto “responsabili” da risultare “indagati”, vedi quel Saverio Romano che rileva Galan che sostituisce Bondi, nella deprecazione sterile del Capo dello Stato.Ma tutto ciò cede di fronte alle immagini su Lampedusa, gli sbarchi, il trattamento riservato ai 5 mila (mentre scrivo saranno aumentati ?) giunti sull’isola in condizioni inumane. Le ho viste ieri sera ad “Annozero”, come sempre interessante e magari anche confusa nel suo sistemare cronaca e commento sulla guerra in Libia e il combinato disposto degli sbarchi qui da noi, sulla generosa terra italiana. Così che Gino Strada, di Emergency, ha detto cose sensatissime sulla “guerra alla guerra”, ma il suo rimando a che cosa è accaduto prima per spiegare il dopo è volato via per lasciare il posto a diatribe di poco momento tra La Russa e Veltroni, rifacimento dello sketch del “poliziotto buono e quello cattivo” nell’interrogatorio dei sospetti in qualunque filmografia poliziesca che si rispetti. Che doveva dire La Russa? Le solite cose, con il solito ghigno. E come dar torto a Veltroni su temi come il rispetto umano e la solidarietà civile, ovviamente a patto di non ricordargli che di mestiere in questi anni non ha fatto il barbiere, altrimenti crolla tutto il discorso? Quelle immagini strazianti parlano, urlano: non possiamo accoglierli così, magari dibattendo sul molo se sono tunisini e quindi “ clandestini liberi” (per assonanza con i radicali liberi …) o libici e quindi rifugiati da trattare appena un po’ meglio. E’ semplicemente una vergogna: solo un secondo dopo la necessità di umanizzarli può cominciare l’analisi politica del come, del quando, del quanto, e delle responsabilità.E’ ovvio che non può ricadere tutto su Lampedusa, né sul villaggio di Mineo (sul quale pendono forti indizi di “furbate” di aziende italiane sulla pelle dei disgraziati …), né sulla Sicilia, né sull’Italia. La questione è almeno europea. Ma per coinvolgere Bruxelles ci vuole un governo italiano credibile, intenzionato a farlo e capace di mettere in pratica una politica del ricevimento e del “passaggio” (spessissimo di questo si tratta) che preveda un accordo comunitario e una “cessione di sovranità”, naturalmente relativa, alla UE da parte di Berlusconi e soci (e degli altri Paesi comunitari).Che non intendono farlo, come non è stato fatto con Prodi e compagni. Perché da noi si sa quello che non si vuole (e a malapena) ma non quello che si vuole, così che è impossibile decifrarne vantaggi e svantaggi, giustizie e ingiustizie. Dal programma di Santoro abbiamo avuto almeno delle inalazioni di indignazione in più, ma relative porzioni

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    di comprensione. Resta decisivo il discorso di Strada, sul “prima” delle guerre solo “poi” necessarie. In una puntata di “Brontolo” (Rai 3, soltanto ogni lunedì ma di mattina, dalle 10 alle 11…) del 21 febbraio scorso assai prima dell’attuale ”Alba dell’Odissea”, ho trattato il ventennale degli sbarchi in Puglia. Allora erano albanesi, oggi (li ho mostrati quella mattina) addirittura mongoli in una “globalizzazione” migrante che impaura. Vent’anni: molti ragazzi che oggi forse vedono Santoro non lo sanno. Per questo, fosse solo anche per questo, ha ragione Gino Strada, usato invece poco più che come bandierina pacifista da sventolare.di Oliviero Beha per Tiscali Notiziehttp://notizie.tiscali.it/oliviero-beha/

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