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    11
    apr.
    2011

    Il berlusconi in sé, il berlusconi in me

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    Non ho paura di Berlusconi in sé, ma di Berlusconi in me, diceva ormai troppi anni fa credo Giorgio Gaber, riassumendo uno stato di crisi in due parole: quanto rimpiangiamo di Gaber quella libertà di pensiero, quella facoltà critica senza sconti, quella leggerezza artistica che ci imponeva di capire le cose. Una figura di intellettuale risorgimentale applicata all’oggi, se vogliamo storicizzare appena un pochino in tempi di anniversari reboanti. Ho scritto:” imponeva di capire le cose”. Quindi se da questo titolo, o dallo svolgimento del tema si finisce nel solito tifo da stadio, sui media e specialmente in tv, in piazza e in Parlamento, pro o contro Silvio, davvero non si vuole capire niente, alla faccia del Gaber postumo.

    C’è un gigantesco ristagno del Paese, di quest’Italietta che affonda sotto i colpi di situazioni internazionali gravi e in veloce cambiamento e di situazioni interne in disfacimento, prima di tutto culturale, poi politico nel senso politicante del termine ormai acclarato e invasivo, infine economico, per i morsi di una crisi ovviamente non soltanto italiana. L’aggettivo “culturale” riassume un po’ tutto, in un Paese vecchio anagraficamente e con un analfabetismo di ritorno che su scala europea dovrebbe essere in testa ai nostri problemi. E invece sembra non fregar niente a nessuno.
    E il ristagno di cui parlo contempla diciassette anni di Berlusconi in una complementarietà atterrente tra tifosi pro e contro che crea le condizioni ambientali, l’habitat di un Paese berlusconiano: è questo il senso della formuletta di Gaber, e non altro. Esemplifico, in un paio di direzioni. Ho sotto gli occhi una copia di “Repubblica” del 7 marzo scorso. Un mese fa, non un secolo fa. Nell’azzeramento della memoria corrente, motivo fondante del berlusconismo di un intero Paese o quasi, debbo sottolineare che non c’era stato ancora lo tsunami, il terremoto, le centrali a fortissimo rischio e la propagazione radioattiva in Giappone poi tanto elogiato per l’orgoglio di un popolo? Bene, cioè male. A pag.19 notizia a due colonne, in basso, ai limiti dell’invisibilità : ”Ricevette 2mila euro di fondi illegali. Giappone, si dimette Ministro degli esteri”. Era il titolo, non c’è bisogno credo di riassumere la notiziola. E il Giappone sta ben messo in classifica in quanto a corruzione, tangenti ecc. Trasferite tutto questo in Italia, per sentirvi dire che “non c’entrano con noi, che il caso Berlusconi è diverso, che gli altri sono come lui, che le balle su L’Aquila, Lampedusa, le ville, le fughe dai Tribunali sono bazzecole “ ecc. ecc.
     
    Non importa neppure che in Germania, o due giorni fa in Inghilterra, per il vicepremier liberal Clegg, casi di “spintarelle” per tesi di laurea abbiano avuto la stessa attenzione. Ormai da noi non importa più neppure la forma, tutti possono fare tutto senza vergognarsene perché l’opinione pubblica “ ha il Berlusconi in sé” ma nel senso di averlo dentro, sia a favore quando lo vota che contro quando non lo vota. E i commenti che leggo qui sono spessissimo la conferma di questa “berlusconite”, una specie di malvagia kryptonite contro Nembo Kid inesistenti. O quasi.
     
    Sì, perché ogni tanto nell’Italietta “terra desolata” alla Elliot abbiamo motivo di speranza. Nella nullificazione della politica nel suo complesso, che comprende anche l’opposizione, rendiamo merito al voto della Giunta del Senato sulle autorizzazioni che ha votato grazie all’opposizione e al Pd con il minimo scarto il voto in Aula ( e lì temo…) sull’arrestabilità del senatore Alberto Tedesco, dello stesso Pd, ex assessore della Sanità in Puglia, giunta Vendola e un dossier cubitale su di lui. E pensare che alla vigilia Bersani aveva dato “libertà di coscienza” ai suoi e non indicazioni di partito…
     
    Votando contro l’immunità/impunità parlamentare in una fattispecie puramente giudiziaria comune con niente di politico (leggi la “montagna” dei casi Berlusconiani, da Mills al resto), quei senatori hanno reso esplicito l’atteggiamento dei senatori della maggioranza, che ovviamente difendevano lo status parlamentare extra legem di Tedesco in funzione dei propri casi, così da rendere omogenea la impermeabilità della “casta”. Almeno stavolta e sperando che l’Aula non ribalti il tutto, è chiaro “il Berlusconi in sé distinto da quello in me”. Gaber, quel grandissimo spirito oltre le fazioni e nel cuore dell’impegno, sorriderebbe.Oliviero Beha per Tiscali Notiziehttp://notizie.tiscali.it/oliviero-beha/

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    wózki widłowe .
    20/03/2012 alle 10:15
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