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    13
    apr.
    2011

    Quelli che siamo, quelli che crediamo di essere

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    Quando la Tv ci parla di omicidi ma non di disoccupazioneImmaginatevi un’auto che vada a 100 km all’ora in autostrada: sembra poco più che ferma. Se va a 100 all’ora in una strada di campagna, pare un razzo. La velocità è la stessa: cambia la percezione. E la nostra vita è fatta assai di più della nostra percezione della realtà, che della realtà stessa. Come la percepiamo la realtà? Direttamente, come nell’esempio dell’automobile della quale magari siamo noi stessi al volante? Naturalmente no: la percezione della realtà oggi (epoca in cui come si dice i bambini conoscono le mucche dagli spot e non dalla stalla) passa quasi esclusivamente per la sua rappresentazione mediatica.

    Sono poche righe di teoria, prima di una forte esemplificazione pratica. Oggi nei tg e nei programmi tv, cioè la forma massima di rappresentazione mediatica di quella realtà percepita di cui sopra, c’è l’emergenza sbarchi, ormai da più di un mese e mezzo. E da un mese la tragedia dello tsunami in Giappone, del terremoto, dell’esposizione radioattiva che non si ferma. Oltre a tutte le vicende politiche o sottopolitiche, penali nei due sensi, del premier ecc. Ma facciamo un passo indietro. Al giugno 2010, che sembra un secolo fa e invece è solo 10 mesi fa. E’ stato presentato a Riccione, in occasione del Premio Ilaria Alpi, il primo report su “Rappresentazione mediatica e percezione sociale”. Non ve lo ammanisco tutto, anche perché credo che sia facilmente reperibile su internet. E’ una chiave di lettura di alcune tabelle che confrontano la situazione italiana con quella degli altri paesi europei dal punto di vista dei tg pubblici, e delle scelte che fanno. Ergo, della rappresentazione mediatica che danno della realtà e della relativa percezione che noi ne ricaviamo, influenzando la nostra vita, le nostre idee, il nostro costume. Il lavoro di ricerca è frutto dell’Osservatorio Europeo sulla Sicurezza. Vi offro soltanto un paio di tabelle sotto forma di dati commisurati, perché vi rendiate immediatamente conto di come ci deformano il pensiero in termini di sicurezza, di priorità, di strumentalizzazione politica, di “merce” da vendere nel senso peggiore, di mistificazione della nostra coscienza e sensibilità. Poi ognuno deduca come vuole, se la prenda con Berlusconi oppure contro, gli dia tutte le colpe o lo consideri prima un effetto poi una causa di questo precipizio e quindi magari di nuovo un effetto, nel rotolamento in basso del Paese.
     
    A mio parere questi dati sono una chiamata di correità per gli italiani intesi come classe dirigente in specie politica, per l’informazione, la tv, gli italiani passivi che si lasciano ubriacare come gli indiani dall’alcool dei cow boys alla conquista del West. Devo anche premettere che fortunatamente i delitti, intesi come omicidi quindi la realtà del crimine e non la sua rappresentazione mediatica né la conseguente percezione da parte nostra, stanno regredendo parecchio negli ultimi anni in Italia in proporzione inversa alla presenza di essi, della cronaca nera, del “profondo giallo” nei tg qui presi in esame: c’è il Tg1, l’omologo tedesco, quello inglese, quello francese e quello spagnolo.
    Cominciamo dalla “NOTIZIABILITÁ” DELLA SICUREZZA. AGENDA DELL’INSICUREZZA PER TEMA IN BASE ALLE NOTIZIE SUI TELEGIORNALI DELLE RETI PUBBLICHE IN EUROPA (edizione di prima serata, percentuali sul totale delle notizie “ansiogene”).
    Rai 1: 82.3% delle notizie complessive dedicate alla criminalità (vedi tutti i casi di delitti risolti oppure no, l’elenco è lunghissimo e ripetuto); ARD (Germania): 46.3%; BBC One (Inghilterra): 49%; France 2 :52.1%; TVE (Spagna): 20.2.
    E adesso facciamo lo stesso comparando “NOTIZIABILITÁ” DELLA SICUREZZA. CRIMINALITA’ E CRISI ECONOMICA IN BASE ALLE NOTIZIE SUI TELEGIORNALI DELLE RETI PUBBLICHE IN EUROPA (edizione di prima serata, percentuali sul totale delle notizie “ansiogene”). Ovviamente riporto qui solo le percentuali di notizie dedicate alla crisi, al lavoro, ai precari ecc., cioè alle cose che ci toccano o ci dovrebbero toccare di più. Fatevi voi i facili confronti con le percentuali dedicate al crimine e deducetene come siamo messi, chi comanda la tv (pubblica nel caso, ma non cambia per i tg privati in un discorso evidentemente complessivo, di costume devastato), come vogliono che si a o si senta o percepisca la realtà l’italiano teleutente ecc.
    Rai 1: 4.1%; ARD: 11.4%; BBC One: 15.4%; France 2: 26.1%; TVE: 40.2%.
     
    Vi basta per rendervi conto del perché stanno/stiamo tutti o quasi davanti alla tv per sapere “come va a finire l’omicidio di Avetrana, leggasi la povera Sarah Scazzi”, e invece poco o niente ci dicono sulle questioni primarie del lavoro che scompare e di un sistema che si perde i pezzi ? Percezione della realtà o raggiro mediatico- politico complessivo? Commenti? Tutto bene così? E la colpa è anche/soprattutto dei giornalisti (certo, lo so bene) quindi me compreso che ve lo sto facendo notare?
     
    di Oliviero Beha per Tiscali Notiziehttp://notizie.tiscali.it/oliviero-beha/

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    Antonio 71 .
    Caro Beha, le tabelle da te riportate sono impietose; credo, però, che il lavoro dei giornalisti sia correlato al tipo di "opinione pubblica" che sanno di raggiungere. In questo senso, ai trent'anni di rincoglionimento televisivo va aggiunta la feroce aggressione cui è stata sottoposta la scuola pubblica. Faccio un esempio: la reintroduzione del voto in condotta di qualche anno fa. Il ministro La Russa, non so a che titolo, disse che finalmente si riparava ai disastri della riforma post '68 e la scuola tornava alla sua missione, cioè educare in primo luogo all'obbedienza. Silenzio generale. Tutti d'accordo. Per chi, come me, ha studiato in "quella" scuola pubblica, la cui missione primaria era sviluppare il senso critico dei futuri cittadini, equivalse a un calcio non dico dove! Il pubblico di questi telegiornali è sempre meno stimolato a riflettere su ciò che ascolta; se tutti sono ad Avetrana, forse dovrei andarci pure io. Disoccupazione, precarietà, potere d'acquisto sempre più basso, qualità della vita sempre più bassa dipendono ora dalla crisi, ora dagli sbarchi, ora dai comunisti...gli editori confezionano il prodotto, i giornalisti lo vendono. Però, per riconoscere le patacche, è necessario che l'occhio sia allenato.

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