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    Home > rubriche > Indietro Savoia > Giustizia è sfatta
    17
    apr.
    2011

    Giustizia è sfatta

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    Dal processo breve alla palude profonda Avete ragione, dico coloro i quali sostengono Berlusconi e hanno democraticamente tutti i diritti di farlo anche se questa non è più una democrazia vera, costituzionalmente rispettosa delle sue fondamenta: è “semplicemente” una democrazia elettoralistica, in cui tutto finisce nell’imbuto di un voto che appunto è ormai lontano nelle sue modalità e nelle sue caratteristiche dal dettato dei Padri Costituenti (vale per tutti gli schieramenti, partiti, candidati, nessun equivoco).

    Avete ragione, dicevo, perché questo non è un regime, bensì una palude che sta ingoiando con le sabbie mobili anche me che scrivo e voi che leggete. Non siete d’accordo? Prendiamo il caso più recente, più delicato e importante: la riforma della giustizia. Essa va bene, funziona, viene “fatta” davvero la giustizia italiana ? Naturalmente no, né quella penale, né quella civile,né quella amministrativa. La Corte Europea di Giustizia ci bacchetta infatti, multandoci (e chi paga? Sempre noi, cioè anche voi che leggete “dal punto di vista di Berlusconi perché pensate che Bersani sia peggio”, come se le nequizie del primo fossero riscattate dalla modestia del secondo), un giorno sì e l’altro pure.
    Dunque avrebbe ragione Berlusconi a voler riformare la giustizia? Detta così sì, non c’è alcun dubbio. Il problema è che non è così come ce la dicono. A Berlusconi, ma all’intiera classe politica che vive nel terrore del potere giudiziario molto perché non è senza peccati né scheletri negli armadi e un po’ anche ovviamente perché la magistratura riempe dei vuoti “fisici” di potere, della riforma della giustizia non frega nulla. Fosse per loro, e la storia e la cronaca lo dimostrano, si potrebbe benissimo (cioè malissimo) andare avanti così.
    Di una giustizia sfatta, lentissima, non certa né del diritto né della pena, una giustizia che ormai non ha più denari per essere amministrata, che fa comprare le cartucce delle stampanti dai cinesi perché “costano meno”, di una giustizia che è un enorme questione italiana, chi comanda ha un’idea pallida e indifferente. Quello che conta per loro è “non venir danneggiati dai giudici” e meglio se “i giudici colpiscono gli avversari” anche se non possono dirlo ufficialmente perché un momento dopo tocca o può toccare anche a loro. L’importante è che i magistrati non indirizzino la politica attraverso indagini, processi, sentenze.
    Di qui la necessità del processo breve per salvare Berlusconi nei guai in particolare con Mills, di qui tutte le prescrizioni che si è autofabbricato in parlamento utilizzando quella famosa maggioranza da democrazia elettoralistica di cui sopra, di qui l’impegno di ieri del Caimano in base al fatto che “ora tocca alla legge sulle intercettazioni”, in attesa che Napolitano promuova l’ultima performance legislativa del Nostro.
    Ma queste cose le sapete, e potete valutarle come volete. Perché allora dico che non di regime si tratta, sia pure mediatico e non armato, quello che gli argentini definirebbero una “dictamorbida” alla Menem per distinguerla dalla “dictadura” dei generali? E che invece ormai si tratta di una palude che tutto ingoia?
    Perché finché Berlusconi e i suoi pensano alle faccende loro, anche qualunque idea o volontà di riformare la giustizia si bloccherà con la considerazione banale che appunto “lui si vuol salvare dove non batte il sole”, anche senza occhiali schermati, e quindi la sacrosanta idea di mettere mano alla giustizia verrà deformata, fraintesa, se ci va di lusso “solo” stoppata. Purtroppo continua a passare per lui il tappo che ottura questa bottiglia Italia in cui il vino, di qualunque qualità, corpo e colore fosse, si è nel frattempo inacidito a livelli paludosi. Così niente giustizia, solo affari suoi e noi, anche chi vota Berlusconi, stupidamente dall’altra parte. Affondate, affondate, come diceva quello, qualcosa (forse) resterà. Ma non è detto, di questo passo…di Oliviero Beha per Tiscali Notiziehttp://notizie.tiscali.it/oliviero-beha/

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