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    29
    apr.
    2011

    Gli hacker dei cervelli

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    Ultime notizie. Gli hacker hanno cambiato passo e i virus ora invece che nei computer li effondono direttamente nei cervelli. Prima o poi doveva pur succedere: perché insistere nell’aggressione all’intelligenza artificiale quando si poteva attentare direttamente a quella umana (“umanitaria”?) di partenza? E difatti, difatti... Il presidente Napolitano, baluardo di democrazia e di una Costituzione che difende continuamente dalla cima di un Colle che il grimpeur Silvio vorrebbe scalare, ritiene che bombardare la Libia sia un seguito “naturale” delle scelte fatte. Mica male per un Paese che nella Carta di cui sopra tutto ciò non lo prevede (né lo prevedeva ai tempi del Kosovo...).

    Ma nel frattempo si agitano nei dintorni della Legge Madre dei Padri Costituenti figli degeneri, nel migliore dei casi inutili e nel peggiore dannosi, come l’anonimo pidiellino Ceroni: lui sarebbe partito dall’art. 1 della Costituzione così, tanto per prendere la rincorsa, cominciando da un pasticcio di lavoro, Parlamento ecc. Un pasticcio di lepre. Gli viene risposto di tener giù le mani dalla Carta, di studiarla un po’ meglio e un po’ di più prima, e questo provoca uno scompiglio anche nella sinistra giovanile: la Carta non è intoccabile, non è sacra, che ci metta mano la sinistra a quel benedetto art. 1 e magari non soltanto a quello senza lasciar fare alla destra “sporcacciona”. Contraddizione in termini perché intanto bisognerebbe cercare e trovare la sinistra oggi, e poi perché una Carta per tutti non nasce da una parte, ma come allora, da una volontà condivisa in cui il termine “compromesso” era inteso in senso alto, alla spagnola, come impegno. Piccolo, infinitesimale pro-memoria: una sinistra esiste se c’è una destra, è evidente, se ne scomparisse una la rimanente si ricomporrebbe in destra della sinistra o sinistra della destra, ecc. Quindi dovremmo auspicare contendenti di livello che si legittimassero politicamente e culturalmente anche di fronte a una riconsiderazione eventuale della Costituzione. Lo spettacolo, il virus, ci mostra invece sguaiati capponi di Renzo iniquamente distribuiti sui vari fronti. E non ci si annoia mai: ad esempio Asor Rosa la mette giù pesante, ma nel campo delle opinioni sulla finta democraticità di questa “dictamorbida” interminabile (conio argentino per distinguerla dalla “dictadura”), evocando anche le Guardie Forestali per una battuta di caccia nei giardini di Arcore e succede il finimondo. Si vuole mettere il popolare palindromo in condizioni di non nuocere, manco fosse Mazzini redivivo. Poi tocca a Bocca, Scalfari, un ultrà anti-Cav e Di Pietro (estraggo dai titoli dei giornali della Real Casa), che dicono sì il peggio del Cavaliere Inarrestabile, ma casomai rischiando il codice penale, e per loro – che incoraggerebbero il golpe – si invocano misure adeguate. L’esilio, per gli aitanti guerriglieri in tenuta da riscossa? Nel frattempo si “spara” nei confronti del pubblico ministero Antonio Ingroia, contro il quale sparerebbe volentieri, ma alla lettera, un nutrito gruppo di mafiosi, reo di aver montato come panna il testimone Ciancimino: Ferrara e soci lo vogliono in carcere, così impara. Possibilmente senza processo, credo per risparmiare tempo e soldi alla giustizia, che deve essere considerata una delle cose più fastidiose in circolazione (“un cancro”, nelle parole del premier, che il Cavaliere Inarrestabile anni fa aveva promesso di sconfiggere letteralmente: lo sta facendo per associazione di idee). Intanto lo stesso Caimano appena un po’ più vizzo esplicita che la moratoria nucleare era un semplice bluff anti-referendum. Ce lo dice lui stesso, in un’escalation di sincerità da premiare, dopo le gaffe dei Fratelli Cervi e di Remolo che ancora se la sfanga ad Alba Longa. Sì, deve esserci un virus in giro, che sprimacciando le parole deforma le menti, il senso della Costituzione, uno stato di diritto (e di dovere) che gli attuali Figli Ricostituenti hanno conosciuto all’evidenza soltanto di sghimbescio.

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