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    Home > rubriche > Il badante > Nanni e buoi dei paesi tuoi
    12
    mag.
    2011

    Nanni e buoi dei paesi tuoi

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    La direzione e la redazione di questo giornale mi viene dipinta come un “covo di morettiani”. Niente a che vedere con il brigatista Mario Moretti di altri anni (questa è per Sallusti o qualche guardiamarina di Berlusconi…), né con il ferroviere capo Mauro Moretti, quello che definì la tragedia di Viareggio “uno spiacevole incidente”. Bisogna essere assai cauti con le omonimie, si sa come si comincia e poi… Per esempio il personaggio basico di Nanni, il Moretti che ci riguarda qui, si chiama Michele Apicella come il musicante di Silvio… Anch’io a modo mio faccio parte del suddetto “covo”. Penso che in piccolo anche la filmografia di Moretti sia complessivamente da ascrivere ai classici contemporanei e quasi moderni, sulla strada che porta a dei Maestri di regia come Almodovar tragicomico greco antico, o Eastwood, apparentemente americanissimo in realtà spesso fuori dal tempo e grandioso in alcuni lampi destinati a rimanere. L’ultimo film di Nanni, “Habemus Papam”, da oggi a Cannes, cui auguro ogni fortuna, che ho visto con i miei tempi rallentati senza indugiare sulle recensioni, mi ha colpito particolarmente per come è riuscito e per come non è riuscito.

    Straordinario e coraggioso il tema, quello di un Pontefice che rinuncia al seggio (Michel Piccoli inarrivabile cardinal Melville, omonimo dell’autore di “Bartleby lo scrivano”, quello appunto di “preferisco di no”). Mirabile la ricostruzione del conclave, di Piazza san Pietro, delle guardie svizzere. Poesia pura il Papa non Papa in incognito per Roma, come pure alcuni squarci dei cardinali. Commedia corale l’escamotage della pallavolo, autocitazione della pallanuoto di “Palombella rossa”, come pure la controfigura del Pontefice in fuga che riempie la scena spostando una tenda. L’elenco anche simbolico è lungo, e testimonia dell’importanza del film e del mio “morettismo” da spettatore. Dove cominciano i dubbi, da dove si sviluppa una critica a quell’altro “morettismo”, ossia quello vero, quello ingombrante (citando in scala ciò che ne diceva Dino Risi),quello dell’autore? Cominciano dalla resa “parlata” di Moretti che recita se stesso, come sempre. Più volte ho pensato che nei dialoghi quelle parole anche divertenti con i cardinali o con il portavoce vaticano (tutti attori mossi dal regista con abilità incontestabile e autentici fino alla soglia del bozzettismo) fossero un torto al film e al suo disegno più profondo. Mentre tutto ciò che vedevo era convincente, toccante, emozionante, raziocinante, quell’audio morettiano (e tono e battute dei suoi interlocutori ovviamente costruiti su quel registro) mi sembrava una miniaturizzazione del film: un ammicco allo spettatore e a se stesso da parte di Nanni, quasi a dire “anche se mi occupo di San Pietro e dintorni, tranquilli, sono sempre io, Nanni, quello degli inizi, il minimalista romano che con ironia e leggera autoironia non si prende mai troppo sul serio, non sono cambiato…”. Togli l’audio, e l’espressività di Moretti, degli altri attori, della scena collettiva già espressiva al massimo di suo fino al Piccoli incommensurabile, è, diventa o resta la carne viva del film in tutta la sua creatività. E’ un film muto, “Habemus Papam”, e non lo sa… E’ muto a modo suo, è muto come rumore di fondo e suono d’anime e di corpi,è muto anche quando parla ma parla come se pensasse e quindi fosse “muto” (Piccoli sull’autobus che a voce alta rimugina quello che dirà dal balcone papale). Diventa “gridato” nel morettismo di sempre, quando Nanni fa Nanni, cioè il motivo di fondo per cui fa cinema, è un artista ed è (direi invece “sembra”) riconoscibile per questo. Magari rinunciare alla sua sopravvivenza giovanile, che lo fa com’è e gli conserva il morettissimo “fanciullino” , avrebbe trasformato un film così in un capolavoro. Intendiamoci, coefficiente di difficoltà altissimo, come per i tuffi, come per “Il Divo” di Sorrentino, unico riferimento di difficoltà a bocce in movimento che mi viene in mente. Ma dopo Cannes se provassimo a rimontarlo, a lesinare su quell’audio, a fare dell’audio un video… Nanni, rinunciare non è peccato…

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