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    17
    mag.
    2011

    Elezioni amministrative

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    Tutto per far valere il proprio e per affossare l'altrui   Come sempre, in occasioni delle elezioni amministrative, si dibatte all’arma bianca se esse abbiano o no valenza politica. Dibattito a forte presa per i fondelli perché ovviamente hanno poi grande valenza politica per chi le vince e sono “solo” amministrative locali, pur a colpi di milioni di votanti e di grandi città, per chi le perde. E invece vorrei schematicamente elencare alcuni punti di riflessione. 1) Essendo così marcia e impresentabile la politica al centro, quella dei Palazzi del potere romani, quella delle istituzioni che niente hanno di collettivo e tutto di partitico, ossia di una parte contro l’altra oppure delle parti messe insieme in funzione dell’interesse dei gestori di tale potere, è dalla politica locale che si può e si deve ricominciare.

    2) Quindi le elezioni amministrative dovrebbero essere intese come politicissime, dando al termine “politica”, all’etimo “polis” e a tutto ciò che ne consegue il valore autentico originale. Gli amministratori di un condominio, un municipio, un piccolo, medio, grande comune, fino a Milano, Torino, Bologna, Napoli ecc., sono quanto di più politico nel rapporto tra cittadini e cittadini, e cittadini e potere, sia dato in natura. In natura e cultura politica, dico. A condizione naturalmente che facciano politica, cioè offrano un programma necessariamente politico che si declini poi socialmente, economicamente, culturalmente, e se eletti come maggioranza facciano di tutto per attuarlo e se eletti come opposizione facciano di tutto per far valere il proprio e non solo per affossare l’altrui.
     
    3) Utopie, parole in libertà? Forse. Ma chi può negare che a partire da Berlusconi a scalare fino all’ultimo politico gli affari abbiano preso il posto della politica al centro, e ancora invece non del tutto e non dappertutto perifericamente, dove magari ci sia ancora qualche “eroe comune” che non abbozza e cerca di essere e rimanere fedele alle sue idee ?
     
    4) E’ dunque un problema di persone. Quelle che ci sono al centro sono sempre le stesse, sembrerebbe più facile o meno impervio cambiarle in periferia, dunque nelle amministrative. Le categorie del nuovo passano certamente per l’età, certamente per il genere (mi fido molto di più, in teoria almeno, delle donne, perché hanno un impatto con la realtà assai più ampio e totale per motivi di banale biologia e antropologia culturale che non sto qui a dettagliare), ma certamente anche per la fedina penale.
     
    5) E qui mi rifaccio al famoso o famigerato “scazzo” tra il sindaco di Milano e il suo avversario principale. La Moratti che dà del ladro d’auto a Pisapia (un falso, giacché c’è stata prima un’amnistia e poi un’ assoluzione) , affermazione che lo stesso fronte berlusconian -nazional – meneghino ha considerato a essere buoni uno “svarione”, non è solo un’ulteriore testimonianza dello scadimento di una campagna elettorale che ha sempre meno di politico ( e quindi ovviamente riconduce da Milano a Roma secondo la filigrana già tratteggiata) e sempre più di lotta per il potere, gli affari, l’occupazione in tutti i sensi del suolo pubblico ecc. Quell’attacco a Pisapia può voler dire “non vogliamo avere a che fare con politici pregiudicati”. Avrebbe dunque sbagliato bersaglio, come detto in Letizia, la Moratti, ma l’errore potrebbe essere ricondotto a un desiderio di politica pulita, impregiudicata, non penalmente indagata o rilevante ecc. nelle persone che la rappresentano e la attuano a partire dal suo leader priapesco.
     
    6) Consequenzialmente, la Moratti sta dando ragione a Grillo,
    e alle sue battaglie ormai annose sul Parlamento pulito, scevro di tutte quelle fedine penali impresentabili o almeno assai discutibili, che farebbero arrossire qualunque “moglie di Cesare”. E pensare che i candidati grillini a 5 stelle sono votabili a Milano. Forse la Moratti, moglie non di Cesare ma di Giammarco (Saras), sta invitando indirettamente a votare per loro?
     
    7) Il Paese affonda: proviamo allora a cambiare passo, e a cercare la politica oltre la politica (slogan che Bersani non ha potuto far suo per manifesta inferiorità pubblicitaria….). Dico nelle grandi città, ma anche e soprattutto nei piccoli comuni. Cercate l’uomo ( o la donna), come direbbe Diogene, vi darà più soddisfazione anche solo la ricerca…
     
    Oliviero Beha, per Tiscali Notiziehttp://notizie.tiscali.it/oliviero-beha/

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