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    19
    mag.
    2011

    In maniche di camicia

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    di Oliviero Beha per Il Fatto Quotidiano, 18 maggio 2011Caro Bersani, le scrivo in maniche di camicia perché è una mise che le è ultimamente congeniale e perché vorrei dare lo stesso significato spiccio alle mie parole, sperando che non risultino né equivoche né fuorvianti. Alla vigilia del voto, venerdì, in piazza Maggiore, a Bologna, dove il Pd non candidava esattamente un fulmine di guerra poi in ambasce fino in zona Cesarini, tra le tante cose condivisibili che ha detto si è rivolto ai grillini testualmente così: “Ci sono elettori che o non vogliono andare a votare o, più facilmente, pensano di usare le schede come un cazzotto contro tutti? Adesso bisogna decidersi perché il tempo dell’infanzia dove è consentito tutto a un certo punto passa anche in politica”. Per concludere che i grillini se non stanno con il Pd fanno vincere Berlusconi, e quindi “dicano che stanno con lui”.

    Lunedì sera, a urne scrutinate, ha riassunto calcisticamente i numeri: “Abbiamo vinto, questi sono i fatti”. All’indomani, a bocce tutt’altro che ferme in attesa di ballottaggi importanti, ha ribadito la forza del Pd e invitato il governo se non ce la fa ad andare a casa. Per defenestrare la Moratti da Milano, facendo due soldi di conti forse c’è bisogno dei voti dei grillini, ma Beppe Grillo tuona contro la politica nel suo complesso e annuncia nessuna indicazione. In teoria, quindi, l’opposizione che come lei sa, ha quale candidato sindaco in testa non un quadro del Pd ma di Sel, potrebbe ancora perdere da una Moratti più sfiatata che mai, cui sgovernare la città ha sottratto caterve di voti proprio come è accaduto al suo padrino di Palazzo Chigi (votato all’incirca solo da un terzo dei tifosi di un Meazza pieno per il Milan). Caro Bersani, da maniche di camicia a maniche di camicia, posso suggerirle quindi una maggiore prudenza? È sicuro che abbia vinto il Pd e non perso Berlusconi nel suo solito referendum ad personam (ed era ora)? È sicuro che il Pd si sia scrollato di colpo di dosso, come un cavallo bagnato, tutte le magagne di questi anni? Davvero pensa che il concorso di colpe variamente distribuite che ha reso il Paese la palude che è, lo stagno del berlusconismo che qualche sventurato già dà per sconfitto confondendolo con il leader omonimo, si sia sciolto in un attimo in queste urne di maggio? E con esso anche la memoria, la saturazione da politica politicante ed esercente, l’asfissia provocata dai comitati d’affari travestiti da partiti che ha respinto gli italiani dalle urne? Non sarebbe meglio cercare le ragioni della discontinuità nei suffragi a candidati diversi, come Pisapia e De Magistris, o a un movimento di base e di protesta come i grillini, piuttosto che rimanere appesi al filo sottile della politica di opposizione tradizionale e pubblicitaria che continua, invece che “discontinuare”? Vede Bersani, in realtà dire ho vinto e il governo vada a casa, sulla base delle ultime urne se è legittimo da un lato, dall’altro non le rende giustizia. Mi spiego: è legittimo secondo i canoni interpretativi della solita politica, che vincente o perdente ha ridotto l’Italia così. Non le rende giustizia se lei, in operose maniche di camicia, ritiene che questo sia solo un passetto per cambiare il Paese e tentare di guarirne la profonda malattia, guardando il berlusconismo da vicino, ossia cominciando proprio dalla rigenerazione del Pd. Su questa base si può, credo, ragionare con chiunque, da Grillo e dai grillini in poi cui rimprovera una colpevole “adolescenza politica” come se qualche senior potesse dar lezioni nel merito ai giovani oggi e qui, naturalmente Pd compreso. Ma con un minimo di prudenza, e di umiltà. O davvero si pensa che il Caimano sia stato capace di combinare questo massacro antropoculturale da solo? Dunque perché dopo le urne perda nel Paese di tutti i giorni, ce ne vuole, Bersani, e bisognerà rimboccarsi le maniche.

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