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    23
    mag.
    2011

    Lavia, sgarbi e il ”sogno di un uomo ridicolo”

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    C'è chi fa cultura e chi la frantumaSere fa sono stato al Teatro del Vascello, a Roma, a godermi un duo raro: la pianista di jazz, e non solo, di rango internazionale, Rita Marcotulli, e Gabriele Lavia. Lavia è rimbalzato nel teatro gremito con una fantastica performance, il lungo monologo “siderale” di un autore tra i dieci da portare sempre con sé, Fedor Dostoevskij, cioè “Il sogno di un uomo ridicolo”. E’ inutile riassumerlo: è la vita, l’idea della vita, il sogno nella realtà e viceversa di uno scrittore grandioso. Lavia, nel raccontarcelo, è alla sua altezza. Sono uscito dal teatro come tutti con l’idea di essere stato fortunato, di aver avuto una flebo di cultura vera, non millantata, non mentecatta. C’entra questo con la tv? C’entra, sia in senso stretto che in senso lato. In senso stretto, perché questo monologo inarrivabile è già andato in tv, in “Palco e Retropalco” ecc., immagino con ascolti relativamente di nicchia vista l’ asperità sublime del testo, con tutta la difficoltà per un mezzo diverso come la tv di farsi drammaturgicamente fotografia vivente del teatro in quel piccolo riquadro del video.

    In senso lato perché da due giorni il dibattito pubblico in mezzo a tutti i casini che abbiamo si è spostato anche sulla tanto strombazzata trasmissione di Sgarbi di mercoledì scorso, in prima serata su Rai Uno, flop clamoroso di ascolti a rivalutare la credibilità discutibile della rilevazione Auditel, e quindi chiusa manu militari o anche manu civili dopo quest’unica esibizione. Non sto a farla lunga qui sulla qualità scadente della trasmissione, sui suoi costi, sulle motivazioni esclusivamente politiche della sua messa in onda (“l’opposizione ha i suoi talk-show, ne vogliamo anche per la maggioranza” ,come per gli editoriali di Giuliano l’Apostata o lo Strapostata, sì, insomma, Ferrara) che la rendevano ridicola già in partenza con pregiudizi magari ingiustificati ma pesanti, sulla contraddizione in termini di un eccezionale comunicatore (è considerazione “tecnica” la mia) come Vittorio Sgarbi invece sminuzzato come conduttore a schiacciare tutto e tutti nel programma, a partire da se stesso dux e ospite insieme, per continuare con gli altri ospiti (???), per finire con la pattuglia di telespettatori. No, non c’è davvero bisogno che aggiunga il mio commento ai numerosi altri.
     
    Preferisco ripartire da Lavia, e dal suo dostoevskiano “Sogno di un uomo ridicolo”, titolo adattissimo anche per Sgarbi e il suo programma/monologo in tediosa difesa di se stesso forse a mezzi con quel film assonante di Bertolucci di trent’anni fa, “La tragedia di un uomo ridicolo”. Lavia fa cultura, a teatro e in tv. Sgarbi, dicendo di volerla fare, la ridicolizza, la frantuma, la sputtana essendo sputtanato il suo artefice. E’ riuscito, da esperto almeno di una materia e ripeto da comunicatore raro, nell’epica impresa di trasformare in cacca tutto quello che fa, salvo poi ammantarlo della parola “cultura”. Naturalmente cercando alibi politici o giornalistici, evocando il Saviano televisivo che è tutt’altra, comunque discutibile storia, mourinhando, gerundio del verbo mourinhare, da José Mourinho…, tutto quello che ha da dire catalizzato su un sé ipertrofico ormai di nessun interesse, mi auguro neppure per lui stesso nei momenti di lucidità…
     
    E comunque questo è il punto che mi preme qui, al di là dell’uomo ridicolo. Non è il parlare di cultura che fa la cultura, qualunque mezzo venga adoperato per farlo, è Lavia che “è” cultura per chi è lui e per come ne parla, è Sgarbi che è il contrario di essa per come ha reso inattendibile sé e la materia di cui parla, sia Caravaggio piuttosto che Saviano, la Moratti o il Pomarancio. E’ cultura la voglia e l’intenzione di trasmettere (il verbo vale nei due sensi) qualcosa di valido, sia anche una qualità di formaggio o un’esperienza di vita, e il come tentare di farlo coinvolgendo testa e sensorio altrui. E’ questo che crea un ponte tra Dostoevskij, Lavia e noi, è questo che fa scoppiare una bombetta puzzolente tra la “bellezza” di cui parla o dice di voler parlare, Sgarbi e noi. Sì, va in scena o in studio esattamente “Il cattivo odore di un uomo ridicolo”.
     
    di Oliviero Beha per Tiscali Notiziehttp://notizie.tiscali.it/collaboratori/beha/

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