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    28
    mag.
    2011

    Binario morto, o almeno in agonia

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    Note sul dopo-capotreno BerlusconiComunque vada ai ballottaggi, è evidente che è più che al tramonto l’interminabile stagione politica di Silvio Berlusconi. Ha resistito quasi un ventennio, da atleta straordinario, e il berlusconismo ha cambiato gli italiani in profondità, nella forma mentis, assai più del fascismo. Società complesse problemi complessi e profondi, società più semplici problemi più di superficie: un po’ come si dice dei bambini, bimbi piccoli problemi piccoli, bimbi grandi problemi grandi. E il berlusconismo durerà ancora a lungo perché è come una moda, un vestito collettivo, una divisa per moltissimi italiani. Io credo che sia una devastazione psichica, che ovviamente riguarda italiani di destra e di sinistra come mood, come abito mentale contemporaneo, ma può essere senz’altro che mi sbagli e che invece il berlusconismo sia la forma più adulta di capitalismo in circolazione sul pianeta.

    Fatta questa premessa, e sapendo che i primi, più accaniti morsi su un corpo sociale li dà la crisi economica, vorrei fare un ragionamento di micro-economia, partendo dai nostri treni. Ma sì, dalle novità, dalle varie “Frecce”, dal monopolio delle Ferrovie dello Stato messo in discussione dal simpatico capitalismo dei nuovi treni privati alla francese di Della Valle e Montezemolo, il nuovo che avanza cercando di fagocitare le spoglie del Caimano, dallo stato dei nostri binari extra “Frecce” nel Paese: oggi se non vai sugli Eurostar in Italia le ferrovie continuano a far pietà, anzi sono addirittura peggiorate, gli InterCity sono carri-bestiame, il pendolariato quotidiano ne soffre moltissimo, in numerose regioni italiane la funzionalità, il servizio, la pulizia sono tremendi, andrebbe rifatto tutto alla radici, il trasporto su ferro di persone e merci è stato penalizzato per mezzo secolo per favorire quello su gomma del Sovrano Agnelli ecc.
     
    Dice un antico assioma: la ferrovia comincia dove finisce la logica. Ricominciamo da qui. Viaggio abbastanza spesso in treno, specie ultimamente, sulle “Frecce”, in prima e in seconda classe. La Prima è quasi sempre semi-vuota o di più, la Seconda è piena. La Prima costa parecchio, la Seconda non scherza ma è competitiva con le tariffe europee ed è di qualità vicina alla Prima. Mi sono domandato e ho domandato: non sarebbe meglio una classe unica al prezzo della Seconda per riempire tutto il treno, non ci guadagnerebbero le Ferrovie di Moretti (non Nanni, malgrado le risposte di Mauro, l’Amministratore Delegato, alla Commissione d’Inchiesta sulla tragedia di Viareggio definita uno “spiacevole incidente”…) che tra l’altro stanno ovviamente riducendo il numero delle carrozze di Prima aumentando quelle di Seconda ?
     
    Mi è stato risposto: beh, sì, ma una delle prime regole del capitalismo e del mercato è l’offerta differenziata. Bene…! Quindi noi sfidiamo la logica, i bisogni, le necessità in mutamento per stare alle “regole di mercato” scritte sulla carta ? E’ microeconomia questa, o è un punto di partenza teorico e pratico per rimettere in discussione un sistema complessivamente in crisi, e in crisi profonda? Non varrebbe la pena di ragionarci?
     
    P.S. Nel frattempo mi dicono che le FFSS hanno recentissimamente portato a 61’ il ritardo del mitico Eurostar che ti garantisca il rimborso del biglietto (prima si partiva da 28’, prima ancora se non ricordo male da 20’). Bella presa per i fondelli: Roma-Napoli è poco più di un’ora, se ritarda di un’ora te la prendi in quel posto. Non è esattamente questo, ragazzi, quello che intendo per rivedere lo stato di crisi e dello sviluppo economico compatibile con un minimo di sale in zucca, chiamiamolo sviluppo sale-compatibile…di Oliviero Beha per Tiscali Notiziehttp://notizie.tiscali.it/oliviero-beha 

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