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    07
    giu.
    2011

    Scommettopoli, istruzioni per l’uso

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    Qualche nota "storica": il primo scandalo sulle scommesse, il cosiddetto Totonero giacché le scommesse erano allora vietate in epoca di Totocalcio, l'ho tirato fuori io su "Repubblica" nel 1980. Dall'intervista a un giocatore della Lazio,Maurizio Montesi, in avanti. Controllare gli archivi. Periodicamente mi sono occupato di scandali nel calcio perché conosco bene l'ambiente e perché ritengo che sia più grave, eticamente ed emotivamente e socialmente più grave, qualcosa che colpisce gli italiani "con la guardia bassa", dove ne soffrono di più, in un settore che occupa la loro passione per antonomasia.

    Deforma e diseduca ancora di più che in altri campi, insomma, a partire pedagogicamente dai ragazzini (e dai loro genitori). Nel 1984 ho tirato fuori lo scandalo di Italia-Camerun, pur nel contesto di un Mondiale vinto a colpi di Bearzot, certo, ma anche di Pertini e Spadolin, nel 1982. Era ed è tutto vero, lo sanno tutti gli addetti ai lavori e l’opinione pubblica allora sconcertata e indemoniata adesso forse “alla memoria” comincia a pensarla diversamente.Non ero io il “cattivo”, facevo solo ilmio mestiere e ci ho rimesso la carriera tra le minacce di morte dell’epoca.Le scommesse e la camorra c’erano dentro fino al collo anche allora. Nel 2006 poco prima che scoppiasse “Calciopoli” (e non “Moggiopoli” badate bene, perchè si fa un torto alla comprensione del fenomeno ed è un torto che come vedete ci portiamo dietro fino alla cronaca odierna) scrivo “Indagine sul calcio”, un volume denso per Rizzoli Bur. C’è tutto il pallone, raccontato e spiegato, dai Mondiali 1982 appunto ai giorni nostri di quell’inverno 2005-2006 sfociato nello scandalo pre-Mondiali. Poi la vittoria in Germania e la giustizia sportiva sono sembrate sistemare tutto:il risultato è sotto i vostri occhi.Da allora un precipizio in campo fino alla nuova Italia di Prandelli di oggi che sembra animata fortunatamente da tutt’altro spirito “operaio” e “giocoso”, e un precipizio fuori con la nuova montagna di intercettazioni che riguardano anche altri attori di questo film sul calcio sporco del 2006. Così la giustizia sportiva ha operato parzialmente e maldestramente, seguendo una logica di interessi che nulla ha a che vedere con la ricerca della verità, e quella penale deve ancora pronunciarsi.Ci sono state solo due sentenze su Moggi e la Gea. In primo grado dai quasi 6 anni chiesti dall’accusa per “associazione a delinquere di stampo mafioso”, non proprio uno scherzo, si è passati ai 18 mesi in primo grado e ai 12 mesi in appello per “violenza privata”: anche qui forse bisogna valutare che cosa significhi il rapporto tra un dirigente e un giocatore. Casi in cui un dirigente ha detto “ti riduco l’ingaggio se no non giochi” sono all’ordine del giorno: sul piano penale la decadenza del primo gravissimo capo d’imputazione dovrebbe pur voler dire qualcosa. Che cioè è un mondaccio, dove tutti fanno come Moggi, e magari peggio. Solo che erano ben contenti di veder usato da “discarica” il “mostro” per discolpare l’intiero mondo del pallone.Veniamo ad oggi. Scommettono in tanti, si parla di parecchi miliardi di euro,l’oltre 90% dei quali sul calcio. E qualcuno trucca, vedremo poi quanti e quali partite. Ma come si può pensare di risolvere il problema se chi deve vigilare, cioè il potere calcistico e la sua diramazione giudiziaria da esso strettamente dipendente, o dorme, o non ha i mezzi (e non li chiede), o sottovaluta volentieri il fenomeno, o è in qualche modo colluso? Quindi usate queste istruzioni per capire, se non altro non vi meraviglierete come fingono di fare i responsabili intesi nel complesso, e magari vi indignerete un po’ di più. Forse. Perché temo che la maggior parte dei tifosi si beva ancora tutto e non veda l’ora che non si faccia luce ma buio, e tornino i fari su calcio-mercato e “la nuova stagione che ricomincia”. E dunque sarà sempre peggio.

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