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    16
    giu.
    2011

    Il soglio di pietro

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    di Oliviero Beha per Il Fatto Quotidiano, 15 giugno 2011Nelle sue molte vite finora Antonio Di Pietro ne ha fatte di tutti i colori, in positivo e qualche volta in negativo, tirando di dritto e di rovescio, anche a due mani, andando a rete e giocando da fondo campo quando il Palazzo (il Residence…) una decina d’anni fa lo teneva accuratamente fuori dalla soglia e l’Italia dei Valori vagiva a fatica tra le polemiche. L’ultima che ha combinato è stata quella di Scilipoti, cioè degli Scilipoti, una categoria di irresponsabili che mentre scrivo magari stanno pensando a un salto della quaglia di ritorno e qualcuno se li riprenderebbe anche.

    Dico di Scilipoti, in quanto entrato in Parlamento con l’Idv come altri ramazzati ovunque per prendere voti in qualunque modo e a qualunque costo,e dunque contare in questa democrazia elettoralistica di basso conio (ricordate il fisiognomico De Gregorio?). Un posto a tavola, e neppure troppo defilato in questi anni prima berlusconiani e poi sub-berlusconiani. E’ quindi con piacere che mi trovo a considerare Tonino azzeccagarbugli e garbugliazzeccati il politico che oggi ha capito di più e meglio la situazione, che sembra aver trovato una maturità pur nella crisi paludosa che ci circonda, che ha abbassato i toni ma per dire una serie di cose giuste. Per esempio il referendum parte da lui, ci ha creduto, ha insistito tra le firme fino a renderle “vere” e non un alibi contro il governo fracassone. E se internet ha giocato un ruolo decisivo in queste consultazioni soltanto un anno fa da considerare impraticabili con un quorum a distanza lunare, Di Pietro è quello che ha saputo valorizzare di più il mezzo e il popolo della rete, negli anni prima con Grillo poi con un po’ meno Grillo. Sono tutti meriti che gli vanno riconosciuti, come non gli erano stati fatti sconti in passato per errori,ombre, equivoci. Ma il modo di fare politica, la moderazione dei toni nel comunicare i propri progetti che soltanto una settimana fa lo ha eretto ad “Annozero” a Protagora della dialettica da studio nella povertà circostante, non basterebbero se non ci fosse dietro il senso della politica, di una politica autentica che prenda il posto dei Comitati d’affari e della “cattiva politica” che hanno segnato questi ultimi anni. Ebbene, quello che colpisce nel Tonino attuale, è che sembra essere politicamente “in fase” con la vita pubblica di un Paese che molto nelle amministrative e moltissimo nei referendum è andato a votare civicamente, per scrollarsi di dosso un presente soffocante. E quando il Nostro dice che non è stato un referendum vinto dall’opposizione bensì dai cittadini che hanno votato su questioni importanti e delicate, e che quindi è improprio e insensato chiedere le dimissioni del governo, credo che batta la strada giusta. Non quella apparentemente più facile dello scossone, ma quella della semina e della raccolta insieme, che tenta di riguadagnare alla politica e alla democrazia, passando per la legalità, un intero Paese. Così dicendo e facendo, ha la speranza di riassorbire o di camminare insieme a quell’Italia della cosiddetta “anti-politica” (termine da multare come un’auto in doppia fila perché ostruente e semanticamente truffaldino…) con la quale bisognava prima o poi fare i conti. Si può obiettare: Tonino è furbo, e recita una parte. Naturalmente preferirei di no, alla Melville, ma mi sta bene anche se recita perché almeno recita bene in questa compagnia di filodrammatici che fanno sempre come se in profondità niente fosse accaduto. Come se in questi referendum in tantissimi non ci avessero detto che prima del nucleare e del Pil viene un’idea di qualità della vita in questi anni frantumata e spazzata via, che la complessità della società non può essere un alibi per la assoluta mancanza di trasparenza nelle scelte, che alla fin fine se la delega di rappresentanza non funziona sono in molti a volersela riprendere, ecc. In quest’Italia opaca Di Pietro fa il suo. Gli altri faranno il loro?

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