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    24
    giu.
    2011

    Il regime e il semaforo p4

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    di Oliviero Beha, per Il Fatto QuotidianoDurante e dopo le elezioni amministrative, e anche dopo il quorum e il risultato dei referendum, è stato tutto un fiorire mediatico di consolazione nella stampa vicina a Berlusconi, qualunque fosse il genere di affinità elettive con il Caimano in difficoltà. “Avete visto, voi che gridavate al Regime? Berlusconi ha perso ed è la dimostrazione di un voto libero e di una democrazia autentica”, ovvero quella che per quasi un ventennio nelle urne ha sorretto il Cavaliere Inarrestabile e i suoi partiti di riferimento, è stato il coro di molti, ovviamente ognuno secondo cultura ed educazione. I cronisti hanno fatto i cronisti raccogliendo questo tipo di verbo dagli sconfitti (ma democratici), gli editorialisti hanno editorializzato il concetto da par loro, gli scrittori di complemento hanno portato il loro mattone per edificare su Sua Maestà, il Voto, la Casa della libertà per tutto il Paese.

    Non è stato forse sottolineato abbastanza un punto televisivo: il presidente del Consiglio ha detto in tutte le salse che la colpa della sconfitta sarebbe stata di Rai3 e del fronte di cui fa parte questo giornale, che gliel’hanno tirata in tutti i modi. Curioso paradosso, commovente contraddizione: quando Berlusconi dominus dell’etere vinceva, il peso delle tv era un fuscello, adesso che perde Santoro diventa il principale colpevole dell’esito elettorale. Ma insomma, conta controllare le tv oppure no? Conta, Cavaliere, conta… Lasciamo l’ovvio, strumentalizzato spesso con ragionamenti pedestri, per tornare al Regime. Dunque se Berlusconi dopo 17 anni può perdere lasciando intravedere o addirittura indicando la china del suo percorso politico, significherebbe che tutti i lai sul Regime antidemocratico erano fuorvianti e falsificavano la realtà delle cose: il voto è libero, sia quando premia il Berlusca sia quando lo punisce. La faccenda sembrerebbe pacifica, e chiusa qui. Invece comincia da qui. Il voto è libero o deve esserlo, come recita un articolo della Costituzione? E che cosa rende un voto libero? Per esempio l’esplodere del caso P4, con il semaforo Bisignani che da sempre ma ancora oggi e ieri dava il rosso, il verde e il giallo un po’ a tutti e da tutte le parti (l’avessi saputo prima per la Rai, con tutto il tempo che mi hanno fatto perdere…), non ci dice qualcosa di più generale su tale “libertà di voto”? Non ci dice di un’Italia parallela, il contrario della trasparenza, della concorrenza, della meritocrazia, che funziona invece massonicamente e mafiosamente? E al momento delle urne, questa Italia di potere secondo voi preferisce il voto libero o quello condizionabile, che si tratti di Berlusconi o di chiunque altro? La ragnatela della P4 come quelle che l’hanno preceduta o integrata è esattamente la rete che impiglia la libertà del voto e per vie traverse e qualche volta addirittura diritte riduce la democrazia a una recita, a una finzione. Non c’è un solo ragno, per carità, e non mi è mai bastato prendermela soltanto con il Caimano, mentre nessuno voleva bonificare la palude dove sguazzava e bungabungava in buona compagnia, essendo i suoi cacciatori impegnati a spartirsi i dividendi dell’opposizione. Ma la ragnatela è questa, e la lettura dei giornali in questi giorni è più che illuminante. A Bisignani dedicherei una statua equestre con relativa e grata targa: a colui il quale ci ha fatto pensare per decenni che il voto fosse libero, facendo sparire la democrazia come il pisello da sotto i gusci di noce continuamente spostati e corroborando la scena di un Regime e un’opposizione al Regime, come si stesse a teatro.

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    Caro Beha, chi vive in questo Paese deve essere pronto a giustificare tutto ciò che fa; compreso, eventualmente, il fatto di parlare con qualcuno. Poi spunta Bisignani, quello della maxitangente Enimont, e si dice che...beh, Bisignani conosce un po' tutti! Poi leggo da qualche parte che il Pd(come se le parole di qualche dirigente esprimessero la volontà di un partito) approva la proposta di legge sul divieto di pubblicare le intercettazioni che non hanno rilevanza penale. Cioè, spieghiamo ai tifosi: viene ucciso il marito della mia amante; io sono il suo alibi perché lei era con me; posso dire che al processo non si deve fare il mio nome perché ciò mi devasterebbe la vita? No, Non posso. Ci dovevi pensare prima, mi dice il giudice. Se però un politico parla al telefono con Bisignani...lui non ci deve pensare prima, io non devo saperlo perché ciò potrebbe farmi pensare male...Credo che la sbronza per le amministrative e i referenda sia passata. In campana. Antonio

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