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    30
    giu.
    2011

    Il buco nero sulla tav

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    Da 22 anni in ballo, ma la politica dov'era? Sì, certo, società complessa, la modernizzazione, l'Italia che non può rimanere indietro eccetera eccetera. Sì certo, non si vogliono violenze, guai a "centri sociali" la cui denominazione dovrebbe però indurre quantomeno a una maggiore prudenza nel ficcarli tutti nel solito comodo imbuto negativo a priori, e guai alla polizia che carica. Sì certo, non c'è solo l'Italia da questa parte ma anche la Francia dall'altra, e l'Unione Europea che preme, e preme da un pezzo per il fatidico "corridoio" attraverso la Val di Susa. Tutto vero, tutto complicato, tutto dolorante nel corpo sociale, economico,politico del Paese.

    Ma tutto in ballo da 22 anni. Dov’era, dove è stata, dove è la politica in tutto questo tempo? Davvero i governi che si sono succeduti e le opposizioni di complemento non hanno trovato il tempo,il modo, l’intenzione di affrontare seriamente la questione con gli amministratori locali, direttamente e necessariamente informati sulla “complessità” della vicenda? Semplicemente hanno rimandato: una politica che non riesce a portare avanti un programma che è uno perché teme le successive e sempre prossime scadenze elettorali, e quindi teme di “lavorare per il Re di Prussia”, come poteva dedicarsi a una storia come quella della Tav che scoperchiata può rivelare una o più faccie del sistema Paese e del sistema Europa?Semplicemente, non conveniva a nessuno: meglio che si scazzassero periodicamente gli abitanti delle zone toccate, mentre all’interno magari le gallerie venivano scavate, non combaciavano, i sistemi ferroviari “non si parlavano” perché differenti e via così, la politica con la P maiuscola essendo troppo occupata a difendere le proprie aree di potere e di lobbismi spesso mafiosi o comunque in contatto continuo con la criminalità organizzata. Altrimenti le elezioni non si vincono, nel Paese del “voto libero” secondo la Costituzione.E i mass media? Quante volte in tv e in prima serata avete sentito parlare in modo chiaro dei pro e dei contro della Tav, delle ragioni del sì e del no? Quante volte in questi anni? E alla radio, seriamente (non voglio autocitare “Radioacolori” o ancora prima “Radio Zorro”, per delicatezza…)? Quante volte mentre almeno il web faceva la sua parte la carta stampata senza aspettare le “cronache degli incidenti” ha informato davvero senza tener conto di interessi retrostanti o dietrologie più o meno verificate? Quante volte si è cercato di tenere al corrente la cosiddetta pubblica opinione di come stessero davvero le cose, non ideologicamente ma sostanzialmente, praticamente, a partire dalla necessità reale nel 2011 di un trasporto su merci ad Alta Velocità che fa scoppiare dal ridere gli addetti ai lavori, informati sui numeri risibili della cosa?Quante volte qualcuno si è affacciato sul buco nero di questa vergogna che va avanti camuffata da impellenze europee scoppiate a quattro giorni da una scadenza che parla di fondi e di impegni senza che gli italiani sappiano bene di che fondi e di che impegni e sopratutto di quali bisogni si parli? Così da indurli a ritenere che siano “quattro, quaranta, quattrocento, quattromila, quarantamila scalmanati della Val di Susa” a manifestare contro il “progresso”? E se fosse “regresso”? Che ne sappiamo in verità noi?Oliviero Beha per Tiscali Notiziehttp://notizie.tiscali.it/opinioni/Beha/179/

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