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    06
    lug.
    2011

    No-tav e morattopoli: potenza dell’archivio

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    Gironzolo per l'archivio, mettendo insieme due fatti apparentemente lontanissimi tra loro, di gravità e impatto ben diversi: con almeno un denominatore comune, però. La disattenzione, il menefreghismo, la speculazione "silenziosa" del sistema mediatico su di loro. L'archivio mi serve per questo. Sto parlando di Tiscali, e delle rubriche che leggete qui anche per contestarle, come è sacrosanto se ci sono motivazioni serie e non insulti sgrammaticati o pregiudiziali, insomma se leggete "davvero" e non vi fermate a un'idea a priori su chi le scrive. E i fatti sono la guerra/guerriglia in Val di Susa per la No-Tav e il caso di Calciopoli. Della storiaccia della Val di Susa ho già scritto in varie sedi, anche qui, e da ultimo una settimana fa:ricordate? "Il buco nero della Tav". Che cominciava così: "Sì, certo, società complessa, la modernizzazione, l'Italia che non può rimanere indietro eccetera eccetera.Sì certo, non si vogliono violenze, guai a "centri sociali" la cui denominazione dovrebbe però indurre quantomeno a una maggiore prudenza nel ficcarli tutti nel solito comodo imbuto negativo a priori, e guai alla polizia che carica.Sì certo, non c'è solo l'Italia da questa parte ma anche la Francia dall'altra, e l'Unione Europea che preme, e preme da un pezzo per il fatidico "corridoio" attraverso la Val di Susa. Tutto vero, tutto complicato, tutto dolorante nel corpo sociale, economico,politico del Paese.

    Ma tutto in ballo da 22 anni. Dov’era, dove è stata, dove è la politica in tutto questo tempo? Davvero i governi che si sono succeduti e le opposizioni di complemento non hanno trovato il tempo, il modo, l’intenzione di affrontare seriamente la questione con gli amministratori locali, direttamente e necessariamente informati sulla “complessità” della vicenda? Semplicemente hanno rimandato: una politica che non riesce a portare avanti un programma che è uno perché teme le successive e sempre prossime scadenze elettorali, e quindi teme di “lavorare per il Re di Prussia”, come poteva dedicarsi a una storia come quella della Tav che scoperchiata può rivelare una o più faccie del sistema Paese e del sistema Europa?…”. Adesso si fa fatica a distinguere, come però si deve, tra black block mirati a sconvolgere una protesta di popolo e le ragioni democratiche di questa protesta di “donne e bambini”. Sembra quasi che il problema sia solo quello di ciò che dice Grillo o che disdice Grillo: che Paese, mamma mia!.
    Il 19 novembre dell’anno scorso invece, dopo una personale campagna contro tutti che dura ormai da quasi cinque anni, titolavo “Ieri, Moggi, domani” la mia rubrica qui. Riandiamoci, alla luce degli ultimi fatti e delle intercettazioni “sportivamente rilevanti, da illecito” a proposito dell’Inter, di Moratti e di Facchetti, giudicate tali dal Superprocuratore della Federcalcio, Palazzi, che ha prescritto “solo per questioni di tempo passato”. Scrivevo: “Questo titolo lo conosco bene: è mio, su ‘l’Unità’ in prima pagina, nell’estate 2006, quella dello scandalo del calcio. Più di quattro anni fa, dunque. Perché lo recupero testualmente, dopo essere stato il primo a coniare (a dire il vero senza troppa difficoltà…) il termine ‘Moggiopoli’, rapidamente copiato un po’ da tutti ma quasi istantaneamente cambiato da me in ‘Calciopoli’? Intanto proprio perché in questo cambiamento terminologico c’è già molto di quello che ho pensato allora e a maggior ragione penso oggi, dopo quattro campionati, sentenze sportive, una sentenza di primo grado penale sulla Gea e un’altra su Giraudo e c., e un processo in corso a Napoli a Moggi, arbitri e c …
    In sostanza è un calcio malato, in cui certamente figurava a pieno titolo anche Moggi, il quale però ha funto da discarica per tutti gli altri, che confliggevano, collidevano, colludevano o collaboravano con lui in questa ‘malattia’ pallonara. Tutti costoro, specie coloro i quali hanno fatto da ‘anime belle’ in un sistema nel quale erano profondamente e comunque coinvolti pur secondo diversi dosaggi, volontà, soldi e capacità, hanno questo di bello, però: che in questi quattro anni hanno fatto credere all’opinione pubblica, tifosa, calcioide o semplicemente orecchiante, che il Belzebù e il Belfagor fossero soltanto lui, Moggi, Lucky Luciano, mentre gli altri ne erano vittime. E invece sapevano benissimo che non era così, che insieme contribuivano a fare del calcio quella ‘porcheria sovrana’ che è diventato…”.
    Vi basta per apprezzare l’archivio? Vi basta per farvi un giudizio su come i mass-media potrebbero e dovrebbero tempestivamente informare e invece deformano o tacciono?Nel secondo caso lo hanno fatto tutti.Beh, quasi, via, perdonatemi la difesa personale…di Oliviero Beha per Tiscali Notiziehttp://notizie.tiscali.it/opinioni/Beha/179/

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