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    09
    lug.
    2011

    Settimana orrenda a little italy

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    Dalla Val di Susa alla manovra fiscale, ce n'è per tutti Settimana davvero orrenda in un mese buio di anni imbarbariti, a Little Italy: come prendi, prendi bene. È cominciata con la manifestazione No-Tav in Val di Susa, in cui gli scontri tra 300 black bloc o consimili e le forze dell'ordine sono riusciti a oscurare mediaticamente la cosa più importante. Quale? Che decine e decine di migliaia di cittadini legati al loro territorio manifestassero, con vecchi e bambini, contro l'inutilità e la dannosità della Tav, i suoi costi, la sua opacità di realizzazione ecc. Così che grazie a questa strumentalizzazione, tra i boschi in valle e in tv e sui giornali a monte, l'idea che è passata nella opinione pubblica è stata che ci sono i delinquenti che non vogliono la modernizzazione. Davvero un gran risultato, un inganno per tutti, un raggiro fraudolento di sindaci e abitanti di quei luoghi e dei loro connazionali più o meno ignari, cioè noi.

    Ho scritto fraudolento? E allora che dire del “frodo Mondadori”, per cui nella manovra fiscale il simpatico presidente del Consiglio aveva infilato naturalmente “a sua insaputa” un sistemino per sfangarla anche dall’ipotesi che venga definitivamente costretto da una sentenza a pagare a De Benedetti quel che gli deve per quella “sporca faccenda” della Mondadori? Un “dico non dico” che non fa onore a nessuno, ma diventa l’epigrafe di un governo e di un’epoca se Palazzo Chigi la fa da “Bagaglino”. E l’opposizione, che ha denunciato lo scandaloso “trucco” del premier, il chiamarsi fuori di Tremonti, la distanza e la dissociazione di Napolitano?
    L’opposizione, nel senso del principale partito che in teoria la rappresenta, cioè il Pd, è stata capace di astenersi nel voto sull’abolizione delle Province, proposto meritoriamente dall’Italia dei Valori e davvero non a sorpresa, giacché pare che tutti o quasi in campagna elettorale contenessero nei loro programmi/carta straccia tale abolizione “risparmiatrice” e riordinatrice: si trattava e si tratta solo di metterla in pratica, non tradendo gli elettori. Invece la maggioranza ha votato contro, per non inimicarsi tutta la moltitudine “provinciale” che fa da bacino elettorale, e il Pd si è coraggiosamente astenuto, dimostrandosi forse peggio della maggioranza che almeno le sue palate di… guano se le prende. No, il Pd dà lezioni e poi si astiene per le stesse ragioni elettoralistiche per cui il Pdl vota contro. E magari si lamenta pure perché “Berlusconi non va a casa”. E’ la dimostrazione che nella “casta” tutto si tiene, come del resto le inchieste sulla dalemizzazione di politica e affari a sinistra paiono segnalare chiaramente e ripetutamente.
    Nel frattempo, per scendere e rotolare ancora più giù, ci si contende lo scudetto del 2006, quello di “cartone” o “degli onesti”, secondo la versione delle parti. Come la penso l’ho scritto qui, nei miei libri (il prossimo è in libreria dal 13 di luglio con il titolo “Il calcio alla sbarra”, Bur Rizzoli), sull’Unità e sul Fatto  per citare le ultime sedi mediatiche, e in tv prima di esserne estromesso. Debbo confessare che mi fa effetto l’uso della buon’anima di Facchetti, da vivo quando doveva fare le “telefonate sporche” emerse successivamente, da morto quando il suo Presidente ne onora la memoria gettandolo in pasto ai tifosi invece che rinunciare alla prescrizione federale per ribadirne l’onestà.
    P.S.Questa è una pagina di opinioni. Non è ragionevole chiedere, on demand o da juke-box, inchieste sul singolo tema. Un parere invece sì, ovviamente, oppure più pareri. Come ho appena fatto.di Oliviero Beha per Tiscali Opinionihttp://notizie.tiscali.it/opinioni/Beha/179/

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    14/01/2012 alle 11:12
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    12/01/2012 alle 12:42
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    11/01/2012 alle 15:47
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    Melly .
    11/01/2012 alle 04:22
    Many many quality pinots there.
    homofaber .
    Mi permetto di postare qui un pensiero sul thread 'Le parodie e la realtà, tra Sechi e Bossi' , proposto su Cadoinpiedi e da me colto overtime (anche se testo e note restano un evergreen del nostro stanco repertorio). Credo che Lamberto Sechi teorizzasse e risolvesse - pur discutibilmente ma comunque secondo intelletto e non bancomat - un dilemma che talvolta accarezzava (direi misteriosamente, scrutando i contemporanei discendenti) le corde plurisinfoniche della categoria un po' giornalista e un po' giornalaia, da tempo dispersasi tra papelle, papponi e pappate (comunque non credo peggiore delle restanti mestieranze in penisola). Il dubbio - solo fatti o anche corredo e fiocco di opinioni? - che si agitava nel labirinto puro e professionale di Sechi (ingannano più i cognomi o i faccioni tv?) e di altri ferventi dell'epoca (ora impensabile più che improponibile), sarebbe alto, composito e più che mai pertinente (considerando i ciclopici sviluppi - al di là del meglio o del peggio - della comunicazione: by internet, by video, ipod, ipad, skype e infinito altro; solo i quotidiani sono rimasti gli stessi, limitandosi a barattare idee, notizie e orizzonti con vhs e dvd in penosa confezione tra il regalo e la truffa). Senonchè... Senonchè, chi investe solo per l'informazione e dovrebbe viver di quella, senza altri fini acclusi e prevalenti (quindi imprenditori che scommettono sul prodotto che offrono) purtroppo non esiste più. E quindi il dovuto dilemma (coscenzioso e professionale) resta soffocato in un giuochino virtuale, che adattiamo, sviluppiamo e manipoliamo a refolo di umore o corrente. Giornali e tv sono ormai strumenti, armi potenziali (neppure tanto bianche) in dotazione a novelli dei, poco illuminati ma tanto padroni (di molto, troppo altro che non un tabloid o un'emittente, pay o not pay) o in uso (più spesso) a complicatie e velenosissime spa, simili alle scatole cinesi inflazionate alle Cayman o isole fiscali affini. Se poi (elevando ancor più lo scenario) aggiungiamo uno chansonnier da crociera (sua Altezza nostro) con consona corte dei miracoli; se poi nobilitiamo (non dico accettiamo) editoriali stile Ambra Jovinelli e leggiamo pagine urlate e vuote (glissando su lessico e sintassi); e se Montecitorio diventa l'asilo politico per furfantelli 'ammanicati' e la Protezione (più o meno civile) è griffata Hatù; e se sostituiamo Pasolini con Sgarbi, Zavoli con Masi e rimandati o promossi con debiti o crediti (intuizione geniale del trust della Non Istruzione); e se arriviamo a cotanto ciò, magari shakerando il tutto con un energetico scudo fiscale a ispirazione di mammasantissima e uomini d'onore, come possiamo mai poi porci sì inadeguati scrupoli e interrogativi? E come possiamo biasimare una categoria professionale, specchio del nulla che ci avvolge? I fatti esposti (comunque e sperabilmente con brio e professionalità) non condizionati dalla visuale (la casacca, la cassa, le opinioni, le pressioni, la genesi, le stimmati, lo spessore) di chi li divulga, avrebbero una ragione di dibattimento in un'altra Comunità, non qui. Qui le opinioni (decenti e proprie) si contano come le foche monache e gli scoiattoli rossi; e gli accadimenti (vergini o meno) sono lavorati, pasticciati, riadattati in un quotidiano teatrino che neppur l'immaginifico Bene (Carmelo) avrebbe estrapolato dal paradosso (sommo) o dalla provocazione (bassa) a lui congeniali. L'albumino dei giornalisti-panini (che nulla può condividere con le figurine o le collezioni che fecero sognare e non vergognare) si adatta tempestivamente a qualsivoglia mare o tempesta, in corso o in arrivo. Al di là delle opinioni e persino dei fatti

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