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    22
    set.
    2011

    Tra armadi e lettoni

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    di Oliviero Beha per Il Fatto Quotidiano, 21 settembre 2011Ci deve pur essere qualche altra spiegazione al fatto che ci sono ancora italiani che difendono l’indifendibile: e non sto parlando di chi lo fa, bene o male, risibilmente o sapientemente, per mestiere. Lì la spiegazione è semplice e ragionevole, anche se discutibile. Mi ricordo che qualche anno fa ero ospite di “Omnibus”, La 7, insieme, tra gli altri, ad Augusto Minzolini, una robusta carriera di cronista politico alle spalle. E forse non solo quella, a giudicare dalle posizioni che prendeva nel dibattito che comunque tornava sempre sul Berlusca. Gli dissi, ovviamente in diretta, che “se avesse continuato a sostenere certe tesi improponibili stando ai fatti, a casa avrebbero pensato che lui stesse dalla parte di Berlusconi” invece che banalmente dalla parte di chi cerca di sapere e raccontare le cose senza committenza.

     Mi guardò meravigliato, con uno stupore che adesso, negli editoriali del Tg che dirige, si è mutato in una grinta da oplita. Comunque c’è chi ricava vantaggi, dal difendere il Caimano a tutti i costi persino oggi che si affossa da solo, come c’è chi ricava vantaggi dall’attaccarlo sempre e comunque: è una legge di mercato, il banco (del mercato) vince sempre. Ma qui mi preme chi ancora oggi è berlusconiano malgrado tutto, e non solo non ne trae vantaggi personali di tutti i tipi ma se fa due soldi di conto ci rimette eccome (lasciamo perdere Tarantini e l’allegra brigata di puttanieri sputtanati): i tardo-berluscones ideologici, se è –e lo è senz’altro- un’ideologia non avere ideologie. Tralascio le mille spiegazioni logiche e reali sul potere della tv che ha cambiato il “costume di casa” degli italiani, per dirla alla Eco d’antan. Tutto vero, il berlusconismo può addirittura essere inteso come gallina dal cui uovo è nato Berlusconi e non come si è sempre detto il contrario, prima l’uovo e poi la gallina, o il gallo cedrone. Ma ne farei anche una questione di armadi, e di facce, e di nomi. Voglio dire che da una parte imperversano i lettoni, è chiaro: ma se dall’altra parte non ci fossero stati scheletri negli armadi che spuntano continuamente tra individui e “sistemi”, se non resistessero dagli stessi anni di Berlusconi anche gli anti-Berlusconi, se avessimo visto altre facce e soprattutto l’alternativa al Super Priapo Tricolore fosse stata rappresentata da qualcuno in grado di parlare agli italiani, a tutti gli italiani, in nome di qualcosa di incontestabile, non credo che saremmo ancora così dopo oltre 17 anni di berlusconite acuta. Ed è un discorso che si lascia alle spalle l’oceano di illegalità nel quale naviga il Premier, i suoi rapporti con la magistratura che cominciano da lui e non dal potere giudiziario che come esecutivo vorrebbe sovrastare, l’impresentabilità nazionale e internazionale di cui gode da un bel pezzo, la componente di sfiducia che gli riservano i mercati. E se è vero che un governo o una maggioranza di governo non la votano i mercati, è altrettanto vero che chiunque sia edotto dalla stampa del marasma di origine caimanesca ne viene rafforzato nell’idea che “deve andare a casa”. Chiunque, meno coloro che pensano davvero che sia vittima di un complotto, che la privacy di un Presidente del Consiglio vada sopra al codice penale, che non ci sia nessun altro che lui in grado di reggere il timone di una nave “in gran tempesta” (condottavi da lui…). Mi domando se quest’ultimo punto (“non c’è nessun altro”) non sia alla fine quello decisivo per spiegare gli ultimi spasimi o cascami di questo straordinario atleta del potere e del lettone: nessuno dei suoi vuole barattare il lettone con gli armadi, apparentemente così più decorosi ma poi fatali se ospitano scheletri che cadono in avanti all’apertura degli armadi stessi da parte non dell’opposizione ma delle Procure, forse perché non riescono proprio a cadere all’indietro… A casa, certo, ma Lui soltanto?

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