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    29
    set.
    2011

    Re mida al contrario

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    Oliviero Beha per Il Fatto Quotidiano, 28 settembre 2011Una constatazione amara e un incubo che avanza. Constato assieme a molti italiani, che tutto quello che toccano si trasforma nel peggio, in guano o liquame, quasi fossero dei Mida al contrario. C’è un’oggettiva, grave “questione giustizia” in Italia, secondo il cittadino comune e l’Unione europea che in fatto di tribunali e carceri non ci considera ormai più, e da un pezzo, uno Stato di diritto? Sul tema parla e agisce ossessivamente Mida Berlusconi e ovviamente tutto quello che dice, essendo pro domo sua in modo sfacciato e illegale, riporta indietro di un secolo la questione, che pure esisterebbe. C’è una faccenda assai problematica come quella delle intercettazioni, che tocca giustizia, stampa, sicurezza, privacy e quant’altro?

    Se ne occupano i Mida Boys del premier e riescono a gettare una luce fosca su tutto ciò che ha o avrebbe in animo di fare il legislatore, con corifei pronti a urlare che quello di domani “è il disegno di legge Mastella” già votato all’unanimità nel 2007 da un ramo del Parlamento, quando Mastella (oggi di là) era (di qua) al posto attualmente di Nitto Palma: come se una cazzata liberticida proposta dalla sedicente opposizione allora al governo e naturalmente abbracciata con enfasi da una opposizione in procinto vorace di diventare maggioranza fosse meno cazzata. È la dimostrazione che i

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    Mida abbondano da tutte le parti. La burocrazia italiana è una oggettiva palla al piede? Ci pensa Midino Brunetta, nel caso qualcuno si attendesse ancora briciole di senso comune da un economista che si è fatto da sé, a infilare la bestialità dei certificati anti-mafia da nebulizzare, facendo così saltare in aria qualunque discorso eventualmente (!) serio sulla snellezza di procedure bizantine, anch’esse oggettive. Una chance di cambiamento per il Paese poteva essere il federalismo, almeno in principio quello fiscale? Nella nebbia dell’ignoranza, dell’ipocrisia e della speculazione politica, l’esercito leghista dei Mida con le truppe complementari del Pdl e il saltuario conforto in aula del Pd (cfr. il voto sull’abolizione delle Province) ha già trasformato il tutto in quello che una volta era il Bagaglino, purtroppo superato dai due lati da quella che continuiamo a chiamare politica. È sempre stata (prendete gli ultimi 150 anni unitari) ed è ingombrante la presenza vaticana nella politica italiana, ma il suo partito di riferimento onnicomprensivo, l’antropologica Democrazia cristiana, si è disciolto, inumato politicamente da Martinazzoli con la Prima Repubblica? Ebbene, vai con il Mida del bunga-bunga che rimette il pallino in mano al cardinal Bagnasco, mentre i Biscardi del centrodestra si affannano a sostenere “non ce l’ha con Silvio, ma con tutti”. Così è sempre, in una corsa all’indietro nell’imbarbarimento, nell’ignoranza e nell’incompetenza dei Mida, le tre “i” vere su cui la Gelmini fonda il suo magistero/ministero. Ma l’incubo che segue la constatazione non più strisciante, ma galoppante è peggio, molto peggio: questa lunga stagione berlusconiana ha azzerato il merito, la sostanza, il contenuto delle cose. Il loro stesso significato. Esse semplicemente esistono ormai solo come forme di quello che rappresentavano. Servono come pretesti o speculazioni per altro. Per tutti. L’importante è essere alla ribalta, qualunque cosa si faccia, di qualunque segno sia. È più che una recita mediatica, è la reificazione di una realtà vuota. Il nulla elevato a sistema e raccontato come il tutto. Così che i Mida a rovescio possono equivalere a dei Mida per diritto. Basta che se ne parli, specie in tv. È il complesso di Erostrato, pastore di Efeso, che bruciava il tempio per diventare famoso. Qui stanno bruciando l’Italia e sono già famosi: ma noi?

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