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    20
    ott.
    2011

    Caro Pansa, indìgnati meglio

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    Caro Giampaolo Pansa, scrivo a te in qualità di “miglior cronista della sua generazione”, come sei stato tante volte e giustamente definito, specie per le imperdibili cronache politiche. Tra le tue lezioni, quella di andare a vedere con i tuoi occhi o sentire con le tue orecchie ove possibile l’accaduto. Che fai adesso, ti contraddici? Ieri su “Libero” un tuo articolo di prima pagina era titolato “Troppo consenso intorno ai violenti”. Mi sono detto “sarà una legittima opinione” e sono andato avanti, alla girata in seconda titolata “Sinistra sotto accusa. I violenti hanno un sacco di fan (qui mancava la s finale, che ne avrebbe aumentato la quantità…, ndr). Chi dice che erano isolati mente: col cuore, la maggior parte dei manifestanti era con loro”. Accidenti, che sicumera, “col cuore”, neanche fossi presente.

    Ma già, tu “confessi di non credere molto alle cronache che raccontano della rabbia degli Indignati nei confronti dei teppisti”. E invece dalla tv le immagini dimostrerebbero che molti “indignati pacifici” urlavano alla polizia e ai carabinieri “assassini, fascisti!”. Lasciati dire che la tua accertata esperienza degli anni di terrorismo può senz’altro autorizzare una magari anche sensatissima opinione in un paragone tutto da decifrare, ma non uno stravolgimento di pezzi di realtà. Su cui, per di più, appoggi l’opinione che “siamo in fase preterroristica”.

    Calma: forse vanno rimesse in ordine le cose, magari per condividere su altre basi tali timori. Sabato con i miei occhi ho visto e con le mie orecchie sentito dare da molti “indignati pacifici”, giovani, donne anche con bambini piccolissimi, anziani, del “fascista” a qualcuno: è successo in vari momenti del corteo dei 500 mila, oscurati dai black bloc (500?1000?) il giorno dopo nei commenti sui gravissimi incidenti di Roma. Ma non ce l’avevano con gli agenti, rari e per lo più invisibili a lungo durante lo snodarsi del serpentone, bensì con i teppisti in azione fin da subito. L’opposto di quel che racconti per sentito dire o per interposte immagini, e fortunatamente una novità assai positiva in confronto ai tempi bui in cui ai terroristi veniva fornito purtroppo tutt’altro tipo di sponda. E ti renderai perfettamente conto che questi dati di cronaca non sono neutri: se tu sminuisci quello che ho appena citato ed esalti l’aspetto di chi invece era blando o passivo o a parole comprensivo con i teppisti, fai un gioco assai discutibile che ha un preciso risvolto politico.

    Non sto qui a sottolineare le nequizie intercettate via etere di Berlusconi con il figuro dell’Avanti!, teniamo separate le due piazze, piazza Colonna e piazza San Giovanni, anche se mi pare evidente che la seconda risenta complessivamente tanto, troppo della prima. Come pure lasciamo stare il discorso sulle forze dell’ordine, pasolinianamente da rispettare in toto negli agenti cui tagliano i fondi, che fanno collette per la benzina, che non possono “fare cortei a Roma”, cfr. Alemanno. Veniamo alla tua tesi: pensa, confluisco partendo da altri dati sul ragionamento che riguarda i teppisti e il tuo timore circa la fase preterroristica. Ma perché, Giampaolo? Se siamo a cavallo tra una Weimar all’amatriciana e il rischio di un imbuto politico troppo debole per farci temere una dittatura, ma sufficiente per diradarci il futuro, forse non dipende dai black bloc, delinquenti da arrestare, e tantomeno dal popolo degli indignati che non ce la fa più. Dipenderà forse da una classe politica tremenda, sia pure con responsabilità iniquamente distribuite. E dipenderà anche dal clima di odio e di disperazione che ormai fa da denominatore comune anche soltanto al traffico urbano. Sembra normale, questa frantumazione sociale favorita da una sperequazione economica mostruosa e da un imbarbarimento culturale che ha messo radici nel nostro, ineguagliato in Europa, analfabetismo di ritorno. E invece non è normale, Giampaolo, e tu, “il miglior cronista della tua generazione”, non puoi ignorarlo calando tutto in schemi d’antan. No, la tua storia non se lo può permettere.

    Postato da Redazione
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