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  • Oliviero Beha
     
    10
    nov.
    2011

    Un Re Lear di cartapesta

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    Quando si scioglie il cerone e si pensa di essere ancora in scena mentre lo spettacolo è finito, per il protagonista è un brutto momento. Dopo tante repliche sul modesto palcoscenico italiano, parte di un’epoca dalla pièce planetaria non imperdibile, sarei stato dunque quasi tentato di offrire un briciolo di partecipazione solidale sia pure soltanto estetica a questo Lear di cartapesta, al Giulio Cesare di Palazzo Grazioli, al Gheddafi in doppio petto e doppio mento. In fondo, mentre si sprecano i deuteragonisti ma assai di più i caratteristi e i comprimari (scegliete voi nel mazzo affollato) di un plot così scadente, da quasi vent’anni il primattore è stato lui, nient’altri che Lui.

    Ricorderemo Lui – sia pure per le sue nequizie – storicizzando questa fase obliqua della nostra vita collettiva e individuale, e non certo i suoi viciniori né i suoi sedicenti avversari, con i quali per questo periodo interminabile in realtà ha giocato a squash: ma sì, contrariamente al ventennio mussoliniano (“il nero nasconde meglio lo sporco”, vulgata, o “il ventennio fascista ha conservato, ma non intaccato nel profondo la natura dell’italiano, invece guastata dal consumismo”, P.P.Pasolini), fatto anche di opposizione, di esili, di carcerazioni, il berlusconismo ha confezionato uno stile di vita buono per quasi tutti, almeno nella classe dirigente del Paese pressoché al completo.

    Il Caimano ha profittato della palude consumista e ha guizzato come e dove ha potuto allargandone i confini e lanciando segnali chiarissimi sul potere del denaro. Ha elevato al cubo gli affari personali facendo impallidire il concetto di destra e sinistra e perfino quello di regime: come fai a equiparare uno status dittatoriale a un condizionamento totale della tua vita interiore? Chiamarlo regime è troppo, e troppo poco. Quindi storicizzandolo drammaturgicamente cioè televisivamente, come fosse uno spot lungo una generazione, ero sul punto di dispormi alla grandezza o grande piccolezza della tragedia: Lui che diceva frasi come “voglio vedere negli occhi chi mi tradisce” mi pareva un passo avanti in questa epica direzione in confronto a “i ristoranti sono tutti pieni” o cose del genere. Ragazzi, la tragedia è pur sempre la tragedia foss’anche quella bevilacquesca di “un uomo ridicolo”. Purtroppo la farsa ha ripreso immediatamente il sopravvento, come se Lui, il berlusconismo, l’insieme della recita nostrana non potessero contemplare che questo, una tragicommedia farsesca degna delle migliori tradizioni della casa.

    Vuole vedere i traditori in faccia? Ma chi, Gabriella Carlucci, leggiadra figura televisiva incline alle lingue straniere? Oppure Stracquadanio impedito fin dal cognome? O gli altri, alcuni gratificati da subito, altri acquisiti “nei momenti topici della legislatura al servizio del Paese”, di cui faticheremo a rammentare non dico ciò che hanno fatto, ma anche soltanto le loro generiche generalità? Casomai si staglierà nella “congiura di condominio”, in queste Idi di novembre che rischiano di seppellirci per il troppo ridere e il troppo piangere sulle finanze versate, la figura dell’umanissimo Gennaro Malgieri che le cronache danno rocambolescamente nel bagno di Montecitorio mentre si votava, anche se eroicamente, pantaloni in mano, avrebbe poi tentato di raggiungere l’aula urlando “voto sì, moralmente voto sì”?

    Dico che sarà difficile, anche se indispensabile e Dio sa quanto urgente, tornare seri dopo questa fenomenale stagione di burlesque in cui tutto o quasi è parso possibile e finto, e possibile in quanto finto, e bucare una bolla di sapone nella quale un Paese intiero svolazzava senza aderenza alla realtà, come se tutti fossero Berlusconi, berluscloni, berluschini ecc. Sarà difficile recuperare una linea decente di galleggiamento per i singoli e la collettività dopo essere stati abituati a ritenere che il livello del mare si potesse alzare e abbassare a manovella, tanto era un gioco. Credeva di essere Lear, e glielo hanno fatto credere in tanti anche dall’altra parte, e invece era soltanto Silvio.

    di Oliviero Beha per Il Fatto Quotidiano, 9 novembre 2011

    Postato da Redazione
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