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    07
    giu.
    2012

    Paradosso Saviano

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    foto-roberto-saviano

    L’ultimo grido della moda politico-elettorale sono dunque le liste civiche, immediatamente e facilmente ribattezzate ciniche, o liste civetta magari destinate a diventare fin da subito liste cilecca. Si parla di gran “trasfusione di sangue civico” nei partiti (cfr. Eugenio Scalfari ma in nutrita compagnia) e la confusione è grande sotto un cielo minaccioso, sia a destra (!!!) che a sinistra (!!!). Se tuona e diluvia, diluvia per tutti. Ma all’ombra di tutto questo “civismo elettoralistico”, che secondo lorsignori dovrebbe turare almeno in parte la falla della politica tradizionale che imbarca acqua e fango, posano una serie di paradossi, uno dentro l’altro, come una matrioska che sarebbe perfino un po’ ridicola se non fosse estremamente preoccupante nel deserto delle idee.

    Provo a metterne a fuoco un paio. Il primo riguarda appunto la politica com’è, e lo chiameremo “Paradosso degli scheletri”, il secondo la politica come potrebbe e/o dovrebbe essere, e lo chiameremo “Paradosso Saviano”, dal suo eponimo più illustre. Come risulta evidente, ciò che inseguono tutti è il cosiddetto “modello Grillo”. Ma da che punto di vista? Solo da quello del successo elettorale recente e prevedibilmente prossimo futuro del comico-giullare-ideologo-tribuno, che nessuno della vecchia guardia manda giù.Questi numeri del Movimento 5 Stelle piacciono a tutti. Il resto, il lavoro “grillino” sul territorio, anni di catalizzazione del dissenso, una presa di distanza da nequizie, reati, contraddizioni ecc. della “politica tradizionale”, pare non freghi niente a nessuno. Altrimenti avrebbero avuto appunto anni di tempo per apprendere delle lezioni dalla realtà urlante che ci circondava. Sì, tutti bravi a dire che “non ci sono proposte né programmi”, oppure che “la Giunta a Parma tarda troppo” ecc., ossia osservazioni magari vere in toto o in parte e comunque degne di analisi e discussione. Ma, e qui siamo al paradosso di cui sopra, così si aggira la domandona centrale: di chi è la responsabilità e di conseguenza la colpa di un Paese mandato al macero? Di Beppe Grillo e dei suoi? Questo nessuno lo può sostenere,e infatti non lo si legge da nessuna parte. Semplicemente, si tace sul “pregresso”. Ma è qui la vera forza di Grillo e dei suoi, nel non avere (almeno per ora) quei cadaveri che affollano gli armadi della vecchia politica. La quale se ne vorrebbe liberare, certo, per apparire vergine e razionale e cogitante sul futuro e farsi votare ancora. Ma non può farlo, presa com’è in un gioco di ricatti incrociati in senso metaforico e temo non solo, e quindi cerca dei “prestanome” senza armadi.

    E’ proprio il paradosso degli scheletri, degli armadi, del potere che si vorrebbe “dimenticato” per un momento, da parte di agenti di oblio in un Paese di lotofagi, senza memoria. Non so se questa operazione andrà in porto. Spero di no, anche solo perché sarebbe un’offesa alla logica: una classe dirigente colpevole che senza neppure dichiararsi tale meglio se in tv a reti unificate trova “linfa civica” a sua disposizione senza alcun merito e invece con tutte le colpe. Se qualcuno accetta questo gioco, deve evidentemente essere come loro o volerlo diventare: e saremmo punto e daccapo. Ma nella corrente del “nuovo che avanza” come dicevo ci sono anche figure assai interessanti, quale è Roberto Saviano (che peraltro ha smentito una “scesa in campo” diretta, ed è uomo d’onore).

    Oramai da tempo è passato da circoscritto simbolo di coraggio, denuncia e lotta alla criminalità a merce diffusa merce in fase di avanzato smaltimento. Sono processi che dipendono solo in parte dal singolo soggetto/oggetto di essi, essendo improbabile che un Saviano si opponga dicendo “No, pietà,non mi trasformate in una moda di consumo o in un sudario politico, voglio restare Saviano”, essendo soltanto un ingranaggio in un sistema produttivo che tutto ingloba. Lui mi piace tantissimo (senza ironia) nella sua veste lucido-tenebrosa di “camorrista omeopatico” (è perfetto nel ruolo, provate a immaginare un Oscar Giannino al suo posto…) e meno quando querela giornali da posizioni mediatiche di forza chiedendo risarcimenti milionari. Ma il suo paradosso è appunto questo: lo vorrebbero utilizzare simbolicamente per quello che era ben sapendo che oggi arriva massivamente piuttosto per quello in cui lo hanno trasformato nel processo merceologico lineare di cui sopra. Ma questo è esattamente il processo che sta inaridendo i pozzi della politica,tutta immagine e  denaro, da cui beviamo acqua inquinata. Urge depuratore. Ma anche questi impianti sono ancora nelle mani di quelli di prima.

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    Postato da Redazione
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