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    04
    apr.
    2013

    La mossa del Colle in un paese analfabeta

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    cabine-elettorali

    Se le condizioni del Paese non fossero drammatiche oggi ma anche per domani e dopodomani, ci si potrebbe pure scherzare su puntando sul leggendario Flaiano, a colpi di “la situazione è grave ma non seria”, oppure “Un’Italia indecisa a tutto” ecc. Anche la coda polemica tra Napolitano e il genere femminile, con il secondo che depreca l’assenza di “sagge” tra i “saggi” e il Presidente che si scusa, in altri tempi avrebbe meritato affilati approfondimenti. Perché l’ha fatto? È maschilista? È anziano? È distratto? Come si è comportato con l’altra da sé nella sua carriera politica? O è stata una forma di rispetto venata di autocritica e di pessimismo, modello “meglio per voi se non vi coinvolgo?”. E tutto sarebbe confluito nell’imbuto della questione “quote” e di una società nei loro confronti discriminante e penalizzante, arretrata rispetto a quelle più evolute, in definitiva ingiusta e incolta. Incolta.

    Appunto: lasciando stare le quote e la strada per recuperare tale pesante handicap, qui siamo ben dentro il buco nero italiano. Lo stallo napolitanesco non è soltanto politico, ma è politico come riflesso di una palude onnicomprensiva. Partiamo dalle parole. Secondo una serie di dati, quello che sto scrivendo e che leggete ma anche ciò che dicono Napolitano, Bersani, i 10 saggi le cui smaglianti biografie avete trovato ricostruite ieri su queste colonne, Berlusconi, Grillo ecc., lo capiscono davvero soltanto il 29% degli italiani. Detto altrimenti, non è totalmente comprensibile per il restante 71%, che infatti non leggono né libri né giornali. Siamo al grottesco: se già è dura politologicamente per gli addetti ai lavori spiegare ai lettori/cittadini e poi elettori che cosa stia accadendo nella nebbia post-elettorale, pensate che lo fanno per una percentuale assai

    ridotta di italiani.

    Il fenomeno rimanda a quell’analfabetismo di ritorno, o analfabetismo funzionale perché assai differente da quello che ci contraddistingueva fino ai primi anni 60: adesso sanno tutti leggere e scrivere ma solo fino a un certo punto, la lingua essendosi via via impoverita e allontanata da una comunicazione e un’espressione di livello soddisfacente. Se, fonte Tullio De Mauro, il 38% dei nostri connazionali fa fatica a collegare il senso della frase “il gatto miagola perché vorrebbe del latte”, come si può pensare che abbia un senso la democrazia fondata sul voto libero e consapevole? Ma Berlusconi ha costruito su questo imbarbarimento “funzionale” la sua fortuna politica ventennale, e ovviamente il discorso vale anche per Bersani e soci.

    Grillo è ancora più interessante: perché la tecnologia alias il web che ne è il fattore portante risulta un alibi gigantesco per la non comprensione e la disabitudine a ragionare con la propria testa. Così stiamo messi, mentre impazzano i “saggi” e tutti paiono pensare che il nostro “gap” sia soprattutto un fatto di “spread”. Mentre da generazioni la politica ha fatto l’impossibile perché l’Italia andasse vertiginosamente indietro secondo tutti gli indicatori culturali e scolastici. Sì, su questo il governo di “larghe intese” per non farci intendere c’è già, e da un pezzo.

    (Oliviero Beha)

    Postato da Redazione
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    Pino .
    05/04/2013 alle 09:05
    Nell'antica Grecia i saggi erano sette: noi ne abbiamo 3 in più. Siamo più bisognosi di saggezza. Tra questi mi piace ricordarne uno: Quagliariello. Non sarà certo un Talete di Mileto, però, anche grazie al suo voto in Parlamento, abbiamo finalmente saputo che Ruby era la nipote di Mubarak. E vi sembra poco? E' proprio vero: siamo un popolo di analfabeti e questi sono i saggi che ci meritiamo.

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