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    Home > Il badante > Sgomitolando la Gabanelli al Quirinale
    17
    apr.
    2013

    Sgomitolando la Gabanelli al Quirinale

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    gabanelli-quirinarie

    Il nome di Milena Gabanelli in testa alle preferenze per le “Quirinarie” sul web vale credo assai di più del suo effetto mediatico, e cambia poco che la eccellente collega abbia subito declinato l’indicazione con stile, autodefinendosi “sopravvalutata”. Magari sarà utile ancora di più se spiana la possibile strada al Colle a Stefano Rodotà, di cui è superfluo tessere le lodi e la stima, oggettivamente molto più adatto di lei. No, c’è dell’altro, c’è un gomitolo che la scelta di Milena può contribuire a srotolare sotto gli occhi di tutti, in un momento delicatissimo della peggiore stagione di questo Paese almeno a memoria di chi scrive. Un momento in cui si è in altalena tra il rischio gattopardesco di cambiare tutto perché nulla cambi e il pericolo che per fare una generale pulizia si butti via con l’acqua sporca un’intiera generazione di neonati.

    Il primo

    rischio lo esaltano i giochetti di tarda politica politicante che vedono affiorare i soliti nomi, tanto imbarazzanti da evitarmi di farli, mentre l’Italia sta sprofondando economicamente, certo, ma anche socialmente e culturalmente. Il secondo pericolo è che l’urgenza giacobina e tricotizzante che il marciume dilagante suggerisce ai “giusti” non sappia né voglia distinguere, e tracci un’ improbabile riga tra destra e sinistra, vecchi e giovani, ricchi e poveri ecc., nell’idea che un’operazione simile nella sua rozzezza sia garanzia certa di rinnovamento. E pensare che persino la indispensabile linea di galleggiamento tra la legalità e l’illegalità, tanto spesso varcata sia dai poteri forti e marci sia da una società disponibile soprattutto ai cattivi esempi, presa come discrimine autosufficiente a un minimo di senso mostra la corda: temo persino “il professionismo della legalità”, o ancor più “l’amoralità della legalità”… se disgiunta da un’etica più profonda. Ma che c’entra Milena in tutto ciò? C’entra eccome.

    C’entra perché da anni senza protagonismi d’accatto fa alla grande il suo mestiere di giornalista d’inchiesta in un Paese e in un sistema che non la prevedono (basti pensare a quello che accadrebbe in un Paese decente dopo l’ultimo reportage su Alemanno e soci, quasi ignorato dalla stampa: i forconi sotto il Campidoglio…). E l’obiezione sulle inchieste mirate in una direzione piuttosto che in un’altra si può facilmente arrotondare nella domanda: bene, fatele anche voi dove serve,cioè dappertutto. C’entra perché è un lavoro che con (grande?) difficoltà svolge nella Rai, l’azienda di servizio pubblico che se la tiene (cara!?)nella parte di “foglia di fico”,  invece di favorirne la gemmazione un po’ in tutti i palinsesti come dovrebbe. C’entra perché la sensibilità con cui viene apprezzata se la preferiscono per il Colle testimonia una presa di coscienza almeno da parte di una porzione di opinione pubblica, necessaria per ricominciare/rifondare/ricostruire.E non buttare tutto via, perché non è giusto e anche lo fosse non sarebbe possibile. E allora: dobbiamo a Grillo e al M5S, bersaglio spesso ben motivato di tutti gli strali “anti-populisti”, l’ipotesi che gli italiani possano anche lontanamente concepire una Gabanelli al Quirinale. Una giornalista, in un’Italia con questa stampa, e perfino una donna… Beh, roba da non credere…

    (Oliviero Beha)

    Postato da Redazione
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