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    25
    nov.
    2011

    C’era una volta lo spread, i titoli di Stato e la Borsa a picco, il conflitto di interessi: ehi, ma ci sono ancora!

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    scandalo_finmeccanica

    Si può parlare di un nuovo governo e delle sue azioni senza cadere nell’accusa di “catastrofisti” o nell’esortazione preventiva del “lasciateli lavorare”? Si può eccome, anzi si deve. Sto parlando ovviamente di chi deve informare o far circolare idee e opinioni, sviluppando la capacità critica in catalessi ormai da un pezzo degli italiani. Si è generata gradualmente nel sonno della ragione e in quello massonico (ricordate gli elenchi P2?E le attuali P3, P4? E la jungla che coinvolge le caste, e le caste delle caste, tra destra e sinistra, sopra e sotto, laici e prelati…ecc.ecc.?) una sorta di disabitudine a far uso della critica se non in termini di tifo. I commenti qui spesso sono significativi di tutto ciò. C’è gente berlusconiana fino al midollo, che non vuole vedere, neppure ora. C’è gente anti-berlusconiana che si pasce della defenestrazione del Priapo di Arcore e non vede i disastri d’intorno. E c’è una stampa servile, tifosa o commissionata che solitamente corre al servizio del vincitore oppure essendosi scelta un padrone (economico, politico, economico-politico) lo asseconda fin che resiste al potere: del denaro e della carriera. Tutto ciò, credo sufficientemente notorio, per dire che se uno esercita la propria libertà d’opinione davvero lo fa sempre, e non stagionalmente.

    Quindi è certo che la gravissima situazione economica sia servita a espellere dal governo Berlusconi e i suoi: ma da un lato la situazione era ed è gravissima e certo non sarebbe migliorata o diventata più “presentabile” con il Berlusconi sfiduciato e “olgetizzato” che sappiamo, dall’altro è altrettanto vero che il Caimano ha combinato un disastro. Sul versante apposto a Silvio invece ci sono degli “angeli della politica e dell’economia”, o degli “angeli del fango sociale”da cui siamo assediati? Ma per carità: basta leggere le cronache, specie quelle meno timide (la stampa è foraggiata personalmente o editorialmente dalle “prebende” o dalla pubblicità “ricattatoria”), sull’ultimo degli scandali, quello di Finmeccanica, per leggere e capire -se si vuole- la situazione della nostra palude. Dove il Caimano sguazzava ma anche il complesso della nostra classe dirigente si trovava benissimo. L’elenco è lungo, i Penati, i Pronzato, i Morichini, così all’impronta, per dare un’occhiata anche tra i sedicenti avversari di Berlusconi “liberatori del Paese”. E il foruncolone di Finmeccanica che altro è se non un gettito di materia purulenta coperta per anni appunto da interessi convergenti e informazione prona e collusa? Non ci sono innocenti, a questi livelli, non fai soldi o acquisti potere qui da noi se non sei sceso a determinati compromessi, spesso giù giù fino a reati penali. La magistratura ne scoperchia con fatica i pentoloni, ma ci sono anche ovviamente magistrati collusi. Lo so, arrivati fin qui mi direte che è tutto noto: fosse stato tutto noto, non saremmo arrivati a questo punto. Senza la corruzione del potere e della stampa che lo protegge e lo vela, invece che svelarlo, la palude non sarebbe arrivata fino a coprirci gli occhi, in questo maledettissimo tifo che ci impedisce di vedere, in questa rassegnazione complice, in questa purtroppo generale mancanza di dignità del singolo e della collettività. Si leggono queste cose, e ti vien dato del pessimista a oltranza: oppure scatta la domanda “che fare?”. Anche senza Lenin…Forse se ognuno ripartisse da sé saremmo un pezzo avanti…

    Insomma, lo spread, il buco, il conflitto di interessi ci sono ancora eccome, perché la crisi è generale, perché l’Italia precipita da troppo tempo nel suo debito pubblico, perché come conflitto di interessi impersonato al peggio dall’ex presidente del Consiglio ma diffusissimo ovunque (cfr. il nuovo governo dei Passera…) ha sbagliato tutto nella maniera più infingarda possibile. Vi basti un dato preso dal mio “Dopo di Lui il diluvio”, ed.Chiarelettere,2010: è del gennaio 2009, della nostra Autorità Antitrust, uscito dovunque ma senza suscitare né commenti né collegamenti, in un mosaico dalle tessere sparpagliate. In Italia il sistema finanziario composto da banche, assicurazioni e società di gestione del risparmio, è per l’80% in regime di conflitto di interessi. Sono cioè gruppi finanziari che hanno nei propri Consigli di Amministrazione soggetti con incarichi concorrenti. Amministrano di qua e di là. In Gran Bretagna la percentuale scende al 47,1%,in Germania al 43,8% e in Francia al 26,7%. La “gelatina” del sistema-Paese emerso, quindi non illegale in senso riconosciuto, parte da qui e arriva qui, in un giro di denaro e potere che evidentemente prende e dà alla politica. A tutta la politica, sinistra compresa. E le scalate bancarie e gli “abbiamo una banca” o i “facci sognare” non sono che un gradino ulteriore di una scala che a tutti piace salire. E con la politica a tutte le Istituzioni, nei moduli ricordati. A lor signori sta bene così. Alle loro famiglie pure. E’ la vera faccia di Parentopoli, quella che però è alla radice di tutto il declino italiano.

    Perché dunque dovrebbero cambiare? Che cosa c’entra una legge sui conflitti di interesse, se sono i conflitti di interesse a essere “la” legge per antonomasia, in una società complessa -è vero- un po’ dappertutto ma da noi assai più guasta che altrove? Quindi è naturale che Berlusconi non abbia prodotto una legge contro di sé in 18 anni, ed è naturale che non lo abbia fatto nessuno neppure a sinistra. Volete che il giro di denaro non toccasse praticamente tutti, i dividendi dell’intreccio e del malaffare essendo distribuiti nella maggioranza e nell’opposizione del Consiglio di Amministrazione che gestisce (cioè affonda) il Paese? Quindi spread, titoli e Borsa, conflitto di interessi, da Berlusconi a Monti, assai diversi certo, ma nella stessa palude. Cercansi italiani che non abbozzino e reagiscano, invece che tifare.

    Oliviero Beha per Tiscali Opinioni, 25 novembre 2011

    Postato da Redazione
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    14/01/2012 alle 16:55
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    Maurizio Di Giuseppe .
    13/01/2012 alle 23:12
    Era tutta colpa del "Caimano" (come viene definito da sinistrume imperante l'unico politico che ha governato questo paese di mandolinatori più a lungo di tutti, più di De Gasperi, Andreotti Crispi e compagnia cantando)?LUI è stato fatto fuori con il solito complotto di Palazzo,ordito in maniera più elegante di quella messa in piedi dal peggior Presidente che abbiamo avuto e che fece un vero e proprio colpo di stato, con ricatti ed inciuci, recitando il mantra del "non ci sto", ma lo Spread non è calato e la crisi si è aggravata per la testardaggine della signora Merkel, "Tedesca" dell'Est, che ordisce giochini ai soli fini elettorali interni ed anche perchhè il prof Monti, invece di contrastarla le bacia i piedi; si ricordino bene i due politicanti che noi italiani, questa volta non pronunceremo la famosa frase "J am Berliner": non vogliamo morirre "crucchi"!!!!!
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    12/01/2012 alle 13:27
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    10/01/2012 alle 15:41
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    claudio .
    03/01/2012 alle 19:06
    l'unica possibilità che abbiamo per non abbozzare e reagire, è quella ribellione fiscale tempo addietro agognata dagli esponenti del pdl, ma non nel senso e per lo scopo che volevano prefiggersi; bensì per dare una soluzione, si traumatica ma certamente definitiva, al problema socio-politico-economico, che attanaglia il nostro paese. Ormai è chiaro che siamo schiavi della finanza, e per uscire da questa schiavitù bisogna uscire dall'euro e dall'europa e per farlo dobbiamo dare seguito alla rivolta fisco-economica. Una volta fuori dall'europa e con un governo libero dalle pressioni dell'alta finanza, ricominciare con lo stato imprenditore e garante dei prezzi delle materie prime, ormai sempre più decisi e ordinati dal potere economico; per giungere con grande ritardo ma in tempo, alla chiusura delle banche private, oggi ad un livello eccelso di "strozzinaggio" e braccio armato di quel ristretto gruppo di persone esponenti della finanza mondiale, che aspira alla globalizzazione religiosa, politica, economica, sociale con conseguente morte del nazionalismo.

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