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    24
    nov.
    2011

    Il monito di Sergio Zavoli, l’urlo di L’Aquila: due questioni gravi e urgenti per la politica al tempo dei “tecnici”

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    Ieri sono stato alla presentazione dell’ultimo libro di Sergio Zavoli, e in serata al Teatro Eliseo dove c’era una manifestazione di solidarietà e richiamo per L’Aquila, città fantasma avvolta dal disinteresse interessato della politica e dal silenzio menzognero dei media.

    A proposito di media, Zavoli è stato durissimo alla fine dell’incontro sulla sua autobiografia, “Il ragazzo che io fui” edito da Mondadori Un libro da leggere, da centellinare nelle pagine più sensibili al ricordo e alla scrittura, da metabolizzare nella ricostruzione di fatti e persone importanti nel fare l’Italia com’era e com’è. Ma i libri si consigliano e poi però si leggono, non ho intenzione di recensirlo, almeno qui. Invece mi interessa l’autore, 88 anni egregiamente portati, con un curriculum professionale e politico di altissimo rango (cito solo la presidenza della Rai e l’attuale presidenza della Commissione parlamentare di Vigilanza e Indirizzo della medesima azienda). Ritengo miracoloso che sia sfuggito al fango di Prima e Seconda Repubblica, paludi diverse ma consecutive immerse nella lutulenza: Sergio Zavoli è uno dei pochi che “può” parlare senza strascichi personali o cadeveri nell’armadio, pur possedendo come ho detto un armadio a più ante.

    E’ un fatto quasi miracoloso, si è guadagnato e ha difeso il diritto ad essere ascoltato e rispettato. Quindi quando parla della politica, di come dovrebbe essere e dei rischi che sparisca ingoiata dalla politica politicante e dalla reazione cosiddetta “anti-politica” che vorrebbe azzerare i partiti, perché alla fine in questi casi ne rimane in piedi uno solo e sono guai (cfr. la storia…), bisogna starlo a sentire. Così pure come quando parla dello stato miserando dell’informazione al guinzaglio del potere politico ed economico, a partire da quella targata Rai, detto senza ambagi a una sala nella cui prima fila, a un metro, c’era l’attuale presidente della Rai, credo Paolo Garimberti: Zavoli ha picchiato duro,e davvero ha fatto bene.

    Che c’entra con L’Aquila dimenticata a forza? C’entra perché sempre di politica e di informazione si tratta.Un mese fa ho girato per la “zona rossa” di un centro storico più o meno nelle stesse condizioni di più di 31 mesi fa riportandone questa impressione che rievoco testualmente, come ho fatto ieri sera all’Eliseo garantendo tutto il mio impegno affinché L’Aquila, i suoi abitanti, il suo territorio non vadano a finire così, macerie di macerie materiali e immateriali: “Con negli occhi e nella mente le immagini della classe dirigente in azione sui nostri schermi, andate a L’Aquila, chiedete di visitare la “zona rossa”, cercate di parlare con i suoi abitanti dopo tanti mesi di evacuazione del centro storico di una ex bellissima città d’arte. Domandatevi perché nessuno ne parla più e per vedere in prima o seconda serata televisiva qualcosa che la riguardi si debba tornare ormai troppo indietro nel tempo. Non fa più notizia, dopo il crollo, il G8 dei furbi, i ritardi atroci nel restauro/ricostruzione, il trasloco nei suburbi senz’anima dove la comunità è stata sostituita dai neo condomini, come se socializzare ed edificare fossero sinonimi.

    Nessuno ricorda più gli impegni presi dalla politica internazionale (Sono arrivati i soldi del Kazakistan? Zapatero provvederà al restauro del castello spagnolo? Quale chiesa si rialzerà prima delle tante ricche di storia? ecc.), nessuno ricorda di quando Berlusconi doveva passare il primo capodanno terremotato tra le genti disgraziate, ma rinunciò in extremis per ragioni di sicurezza e poi le intercettazioni lo dettero invece a prendere il the notturno con illibate signorine a Palazzo Grazioli, nessuno sa bene dove siano finiti o arrivati le risorse del lotto o il cosiddetto fondo Giovanardi, ecc. Ma andateci, guardate nelle quinte teatrali o nei set tremendi delle case moderne sbriciolate dalle scosse a fianco di costruzioni secolari ancora in piedi (come mai, come mai?), cercate con l’occhio pacchi di pasta o di biscotti negli squarci delle cucine a vista, o abiti impolverati sulle stampelle, in alto: una città fantasma per un Paese dalla classe dirigente fantasmatica e pagliaccesca. C’è bisogno di soldi, certo, ma poi di braccia, di aiuto, di calore sulla soglia di un nuovo inverno: anche perché il rischio è che bambini, adolescenti, giovani abbandonino scuole e università perfezionando l’opera del terremoto….”.

    Eravamo ancora formalmente sotto schiaffo berlusconiano. Ma oggi? Come possono i “tecnici” non fare quello che avrebbe dovuto fare per tempo il governo Berlusconi ? Se L’Aquila era metafora e sintesi di un sistema-Paese terremotato e stravolto e abbandonato alle speculazioni degli sciacalli che ridevano al telefono a cadaveri caldi, adesso è evidentemente un esame al contrario per il nuovo esecutivo. Con tutto quello che dà alla Chiesa e a giudicare dalla matrice d’area liberal-cattolico- finanziaria- cultural-politica di Monti e  dei Suoi, poi, parrebbe il governo ideale per ricostruire il corpo e l’anima di questa città dalle 99, bellissime chiese…Se non fosse così, avremmo trovato immediatamente il punto di congiunzione tra Berlusconi e i suoi successori. In fondo, basterebbe dar retta a Zavoli…

    Oliviero Beha per Tiscali Opinioni, 22 novembre 2011

    Postato da Redazione
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