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    11
    lug.
    2012

    Ancora sulla comunicazione, ma tra Squinzi e Monti. E’ una questione più generale, in cui entrano i “new media”

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    La prendo con un minimo di respiro, dopo i commenti al mio ultimo articolo, tutti ovviamente legittimi e di cui rispondono gli autori esattamente come succede per me con i miei pezzi. Sempre a proposito di comunicazione, di quanto sia importante, di quanto sia cambiata, dei rischi di fraintendimento e di imbarbarimento culturale che comporta ecc. Ero ospite in tv a La7, nel programma “In onda” che va in estate alle 20,30 nello spazio d'inverno occupato dalla Gruber. Adesso ci sono il vivace e kinskiano (da Kinski, non è una parolaccia…) Facci e l'elegante Lusenti. Si parlava di Grillo e di Oscar Giannino, curiosamente affini nel trattare di Equitalia, vessazioni, Stato iniquo ecc. Di qui l'idea che anche Giannino, pirotecnico nel vestire come nel pensare economicamente, potesse assurgere a leader di un movimento, più o meno come Grillo. Cosa smentita in diretta dal collega occhialuto, ma utile a un discorso sulla personalizzazione della politica “quasi” obbligatoria in tempi di immagine forzata e di vuoto pneumatico di programmi e spesso di coscienze. C'è bisogno di leader, è il coro che riecheggia dalle Alpi alle Piramidi…

    Quel “quasi” era invece oggetto del mio intervento. Con la leadership senza contenuti o inadeguata alla bisogna abbiamo già avuto a che fare, e da vent'anni. Forse può bastare. Così ho fatto un discorso buono per Grillo (che però, piaccia oppure no, ha stimolato un movimento di popolo di cui si vedono i contorni da tanti punti di vista), per lo stesso Oscar Giannino e – che so – per un'altra figura gettonatissima da mesi nell'alveo del carisma sul mercato, quella di Roberto Saviano. Da tempo ne scrivo perché ha compiuto più o meno consapevolmente un percorso assai interessante, da icona anticamorra a merce a icona merceologica. Importante come testimonial della legalità, oggi sembra buono per (quasi) tutti gli usi. Contribuisce alla sua straordinaria usufruibilità mediatica la facies, l'immagine, che io ho definito da “camorrista buono”, o “camorrista omeopatico”, o “anti-camorrista” tout court. Basta immaginare uno come Giannino nel ruolo di Saviano. Sarebbe poco credibile, e diventerebbe uno di quei western alla Mel Brooks. L'immagine conta eccome, oggi, e quella di Saviano se non ci fosse bisognerebbe inventarla e non sarebbe facile inventarla più adatta e perfetta di quella reale. Il resto, scritti, libri, proclami ecc., vengono dopo, proprio per l'alto tasso di “visibilità” e di “immaginabilità” della società contemporanea. Naturalmente anche in questo qualcuno ha voluto fraintendermi, e capire che ce l'avevo con Saviano…Rispetto anche questo diritto di non capire, più o meno equivalente a quello di capire…

    Ma il nocciolo del discorso sulla comunicazione resta: oggi si comunica in fretta, con la prima cosa che si dice, si ascolta, si crede di aver capito ecc. E' una comunicazione istantanea, come mai in passato nella storia dell'umanità. Le nuove tecnologie, i new media sono questo, la possibilità di immortalare e rendere pubblico tutto ciò che si può riprendere facendolo girare su internet che è un oceano comunicativo, esattamente come questo articolo. Che secondo alcuni sarà “difficile”, e secondo altri invece accessibile. Scrivere per tutti è fine augurabile ma di solito comporta un impoverimento dei concetti. E anche qui sicuramente è meglio dire poco ma arrivare, che di più e perdersi nell'etere o nella disattenzione.

    L'esempio di questa comunicazione tanto post-moderna da risultare spesso abnorme l'ha dato il recentissimo scambio tra un Presidente di Confindustria e un Presidente del Consiglio. E' bastato che il primo parlasse di “macelleria sociale” a proposito delle misure prese dal governo, e il secondo lo incolpasse di “far salire lo spread” con le sue parole, per ingenerare un guazzabuglio totale. Con il dubbio su chi ha ragione, chi ha torto, chi deve e può dire qualcosa e chi no, eccetera eccetera. Dunque al massimo livello, altro che il “Camilla ti amo” del mio ultimo articolo. E' stato spacciato “solo” come problema di comunicazione. E' senz'altro vero che lo sia. E ci rimanda alla questione più generale di come ci parliamo, a tutti i livelli. Ma non è solo quello, e di sicuro il “che cosa ” ci diciamo dovrebbe non venir oscurato dal “come”. E se Monti dice a Squinzi queste cose, beh, io non vengo rassicurato sulla forza, credibilità, stabilità di un governo come questo. Anzi, temo la scritta “non parlate al conducente”. Dalla comunicazione alla sostanza delle cose. Oppure no?

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    Postato da Redazione
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