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    nov.
    2012

    Ancora su Monti: se le parole sono pietre, il premier qui ha fatto peggio di un Ciclope

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    mario_monti_kuwait

    Era indispensabile un’apertura di credito a Monti e C., un anno fa, dopo stagioni rovinose. Ma poi si è visto come sono andate le cose e purchase cialis online safely

    mesi-prima-e-noi-in-mezzo-quasi-solo-sudditi”>ne parlo nel mio penultimo articolo qui. Che cosa c’è di nuovo oggi, mentre la “piazza” italiana si sbrecca e scoppia tra manifestazioni e cortei di un’Italia disperata alla moviola? Ci sono le dichiarazioni di Monti, in giro per l’Oriente a trovare investitori stranieri che diano fiato alla nostra economia in crisi. E che cosa dice Monti di bello domenica scorsa in Kuwait? Che fino a quando ci sarà lui gli investitori sono garantiti, mentre dopo, a babbo morto ed elezioni politiche avvenute, lui non può garantire nulla.

    In un Paese ancora con tracce di normalità democratica e politica e mediatica nelle urine, sia pure in percentuali risibili, tutto ciò – ossia l’Italia che esplode e il Presidente del Consiglio “sobrio” che esterna in questo modo, in questo momento e in questo frangente – avrebbe provocato una reazione omerica. Non si sarebbe parlato d’altro, e non tanto perché fa parte della cosiddetta “arte della politica” dire-non dire-smentire quanto perché a Monti e al suo governo tecnico era stata firmata una cambiale pressoché in bianco dal Presidente della Repubblica e un po’ da tutti i poteri economici nazionali e transnazionali “come se” non fossero esattamente dei politici vecchia maniera ma dei “salvavita” o degli ambulatoriali.

    E sopratutto direi perché oggi e qui, mentre in Grecia e in Spagna e un po’ in tutta Europa si spezzano le giunture socio-economiche che tengono insieme popoli e governi, l’ultima cosa da dire era proprio quella che ha detto Monti. Ognuno faccia le ipotesi che crede, e supponga come vuole sul perché l’ha detto e che cosa ci sia dietro. Non mi pare difficile, e anzi è quasi banale. Cercate il denaro invece che la donna, parafrasando la formula francese tanto rinverdita da Berlusconi bungabunghesco, e avrete la risposta in scia.

    Ma rimane questa dimostrazione di potere imposta sulla pelle di un Paese sfasciato, sempre più in bilico. Poco conta che come nei giochi di società largamente prevedibili il giorno dopo, dal Qatar, Monti abbia puntualmente smentito con una sorta di “sinite parvulos…” agli investitori, rassicurati alla bene e meglio o alla male e peggio. E’ appunto routine di una forma della politica che è subito sostanza. Negativa, molto negativa.

    Ma se appunto le parole specie in politica sono pietre, qui Monti ha fatto il Ciclope e ha lanciato massi dalla montagna in mare: il punto è che quei massi sono il Paese che lui sta governando, e dunque siamo noi. Ci ha buttato in mare per poi ritirarci su in un lampo, come uno yo-yo, e nessuno ha niente da dire? Davvero se la cavano con un gioco di parole? Sicuri? E tutti (o quasi) zitti?

    Postato da Redazione
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    riccardo .
    23/11/2012 alle 18:34
    Bene! Non è la prima e non sarà l'ultima delle "uscite" di questo, lasciatemelo dire, supponente e presuntuosetto bocconiano (tra l'altro le banche d'affari, quelle che secondo me sono le responsabili principali della crisi economica mondiale sono piene di "bocconiani" "heatoniani" e chi più ne ha più ne metta, o sbaglio?). Certo un anno fà avevamo assolutamente bisogno di rottamare quel guitto di Arcore che credeva di vivere in un paese dei balocchi e si sforzava di farlo credere a tutti noi, certo per lui la realtà era quella vista dalla montagna di soldi su cui sedeva ma non poteva certo esserlo per la maggior parte degli italiani che tutti i giorni, per "mangiare", dovevano sudare,sudare ed ancora sudare. Come ho detto c'era bisogno di un radicale cambiamento che avrebbe però dovuto fare la politica essendo stata delegata dai cittadini con il voto ed invece loro, delegati, hanno a loro volta delegato ad altri, ai tecnici non politici, a fare in vece loro. Ed oggi ne vediamo i risultati. I ministri tecnici di cui si parla sono solo, o quasi, quelli che hanno toppato nelle loro funzioni (in ordine Fornero, Grilli, Profumo, Passera) degli altri non se ne sa nulla come se non esisterrero, a mala pene ne conosciamo o riconosciamo i nomi. Amaramente però penso che alla fine la responsabilità, se non la colpa, sia nostra cioè di tutti noi cittadini elettori che siamo i primi "deleganti" ma non perchè non sia giusto in una democrazia compiuta delegare ad altri di rapprentare i ns. diritti/doveri, i ns. bisogni, il ns. futuro, ma per come lo facciamo (non tutti certo ma molti, moltissimi) giusto per toglierci un peso, una responsabilità, una delega concessa troppo frettolosamente all'imbonitore di turno o peggio a chi ci ha promesso un tornaconto, una sistemazione, un appalto, un posto e via dicendo. Io penso che noi italiani non siamo sufficientente maturi per una democrazia sopratutto perchè non ci sentiamo ITALIANI cioè parte di una nazione, il bene di tutti noi può solo venire da una unità di intenti, da uno spirito di corpo che ci faccia sentire orgogliosi della ns. appartenenza sempre e non solo quando gioca e vince la nazionale di calcio.

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