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    19
    nov.
    2012

    Monti, un anno dopo. Elezioni, mesi prima. E noi in mezzo quasi solo sudditi

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    Continuo a ripetere e soprattutto a ripetermi, come un tormentone teatrale, che “almeno è finito il Truman show”. Intendo dire che dopo almeno un ventennio finto, quello del derby Berlusconi sì- Berlusconi no mentre il Paese sprof

    ondava economicamente ( primi dati fortemente negativi nel 1995) e culturalmente (siamo il Paese col maggior tasso d’analfabetismo di ritorno d’Europa), adesso siamo costretti a fare i conti con la realtà. Orrenda ma almeno “reale” e non solo televisiva a pro di chi difende il suo potere. Però ovviamente non basta, è solo un punto di partenza per ricostruirci. Anzi, “era” un punto di partenza, un anno fa, quando la credibilità di Monti all’ombra delle istituzioni bancarie internazionali tanto dominanti nella politica conseguente dei governi sostituiva appunto il “Truman show” del Caimano e dei suoi presunti cacciatori.

    Adesso, dopo un anno, anche il presidente Napolitano è depresso di fronte ai conti che quella stessa realtà finalmente disvelata (anche se con un ritardo esiziale) sta presentando. Sulle piste di Grecia e Spagna anche le nostre piazze stanno esplodendo, ed era largamente prevedibile. Casomai in molti notavano come la rassegnazione contenesse la rabbia. Adesso la rabbia può prevalere sulla rassegnazione. Rimane la domanda: altri avrebbero saputo far meglio e più giustamente di Monti e dei tecnici di governo, anch’essi non sullo stesso piano per presentabilità, trasparenza ed efficacia?

    Escluderei i predecessori, che pure si candidano alla nuova tornata elettorale, esattamente gli stessi di prima pur magari con altre percentuali ai sondaggi, altre sigle, altri accorpamenti ecc. Ovviamente non parlo di Grillo e del M5S che prima non c’era. Ma questi predecessori stanno litigando anche oggi, ad horas, a cadavere caldo (quello di un Paese sfatto), oltre che di premi di maggioranza riferiti alle elezioni, su cose come l’ election day, a colpi di date, di opportunità, di “denaro da risparmiare” ecc.

    Dirimiamo quest’ultimo aspetto. E’ accantonato “democraticamente”a termini di legge un fondo per il voto, comunque e in qualunque momento esso sia indicato. Quando in ballo c’è un valore fondante non può prevalere il soldo, come ci ricordano la Costituzione, le norme, il Capo dello Stato ecc. Quindi “prima” l’esigenza democratica del suffragio, poi i relativi costi. Detto questo non vi sfuggirà che tra elezioni anticipate, election day, urgenza delle regionali ecc. si sta producendo un gran casino, che può finire da un momento all’altro anche con la caduta di Monti e i suoi. Ciò avvierebbe una soluzione per forza anticipatrice un po’ di tutto, in primis del voto politico con conseguenze relative in direzione dell’accorpamento anche del voto regionale. Nei Palazzi di questo si parla.

    Ma a buona memoria, vi ricordo che chi nel 2011 era a favore dell’election day come il Pd adesso pensa a un voto a febbraio per le tre regioni monche, mentre si voterebbe a scadenza naturale per le politiche ad aprile. Chi nel 2011 era contro qualsiasi ipotesi di election day valido sia per le amministrative che per i famosi referendum su acqua, nucleare ecc., poi vilipesi, come Pdl e Lega, adesso vorrebbe un unico calderone simultaneo. Morale: la questione anche qui come sempre non si pone in termini di ragionevolezza e opportunità e rispetto delle regole, al servizio del Paese, ma sempre e comunque di vantaggio di parte. E grazie, obietterete, si chiamano “partiti” apposta. Ma come la mettiamo con la realtà di un governo che dopo un anno sembra in braghe di tela pur avendo il merito più generale già ricordato, e di un Paese che scoppia? Che deve accadere perché rinsaviscano almeno un pochino e considerino il momento elettorale non fine a se stesso (lorsignori stessi)?

    Postato da Redazione
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    domenico .
    20/11/2012 alle 18:45
    La memoria degli italiani credo sia ormai (dubito che ci sia mai stata) diventata un lenzuolo lacerato,sporco e dunque poco irenico. Ma come possiamo aver amor di Patria, se non abbiamo una briciola d'amor proprio o almeno di quello degno di questo nome. La memoria ci potrebbe soccorrere .... ma ....

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