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    12
    feb.
    2013

    Le dimissioni di Benedetto XVI nelle urne, come dire dalle stelle alle stalle (e Dio non c’entra…)

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    >>>ANSA/IL PAPA SI DIMETTE, SENTO IL PESO, PENSO AL BENE DELLA CHIESA

    Non ce ne sarebbe stato assolutamente bisogno, ma qualcuno dall’alto (il fulmine sulla Cupola di San Pietro in un lunedì meteorologico di tregenda?) ha voluto mostrarci quanto siamo piccoli. Un evento tendente al metafisico come le dimissioni di un Papa ha occupato l’attenzione mediatica del mondo, ma già oggi in Italia elezioni e Festival di Sanremo si stanno reinghiottendo tutto: sembrano dire “sì, va bene, il Papa, le dimissioni, la querelle vaticana, ma torniamo alle cose serie, alla politica invasiva di tutte le cose italiane e allo show-biz per eccellenza che tiene per cinque giorni un popolo attaccato al televisore”.

    Ci stanno facendo sembrare le dimissioni di Benedetto XVI un fastidio di cui occuparsi per forza nei palinsesti della vita quotidiana e della sua brutta copia televisiva, e l’unica cosa che davvero interessi ai nostri padroni e padroncini del vapore pare l’influenza che un Pontefice in uscita avrà sul nostro voto di disgraziati “a sovranità limitata” (cfr. il prossimo viaggio pre-urne di Napolitano da Obama).
    Toglierà spazio mediatico al Berlusconi imperversante? Allora menomale da sinistra, ben venga anche un Papa dimissionario. Ci riporterà all’istituto letterale e figurato delle dimissioni in un Paese in cui non si dimette mai nessuno? Allora rischiano di essere guai grossi e la Rete sta facendo strame di chi è invece incollato alla poltrona.

    Oppure più mediatamente un Papa che si dimette è un richiamo alla serietà, per ecclesiale, laica e più genericamente umana che sia? Dunque chi è serio potrebbe avvalersene nelle urne: ma chi è serio e percepito come tale? Bersani che non straparla o almeno non risulta solitamente sopra le righe perché si autorestringe nella riserva delle formule dialettali a colpi di “giaguaro da smacchiare”? Oppure Monti, il sobrio per eccellenza per un anno di governo diventato in poche settimane il Kagemusha di se stesso, vocato com’è al travestimento in zimbello per “arrivare direttamente all’elettorato”?

    Resta l’impressione diffusa che di ciò che sta accadendo simbolicamente e materialmente alla Chiesa importi poco o nulla, se non a ricasco delle nostre piccole ma decisive (per noi) cose. Dalle stelle alle stalle, in un lampo. Anche se le dimissioni di Benedetto XVI non sposteranno nulla, anche se il destino nelle urne sembra volgere irrimediabilmente a uno stagno post-elettorale con i sassi e i tronchi d’albero a pelo d’acqua di Grillo, anche se nel frattempo ogni giorno, pur sempre meno sottolineati “perché potrebbero pesare sul voto”, escono dati allarmanti un po’ su tutti gli italiani, esclusa naturalmente quella fascia multimilionaria che comunque vada difenderà i suoi privilegi e i suoi patrimoni.

    Obiezione del lettore più razionale: ma sono legittimi, hanno lavorato tutta una vita…Risponde Balzac. “Dietro ogni fortuna c’è un delitto”. Risponde il Vangelo: “E ‘ più facile che un cammello

    passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli”. Risponde il Papa: “Io almeno mi sono dimesso. E voi?”.

    Postato da Redazione
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